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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

mercoledì 30 dicembre 2009

Giuro che

Troupe Folklore Arménienne - Arménie Chants Et Danses Populaire Vol. 2 by RichardHare



è la cosa più stupida che potesse succedere. Ma sapevo che sarebbe arrivata. Stavolta la mia stupidità si è incontrata con un software, o forse un'interfaccia ancora più stupida. Dunque. Ho trovato un video b e l l i s s i m o, di quelli che piacciono a me. Codex sinaiticus. Manoscritto membranaceo del IV secolo d. C. Contiene la versione biblica greca dei Settanta e il più antico Nuovo testamento che sia rimasto. Roba da stordire (o per il sì o per il no)! Ora disperso ai quattro angoli del mondo riunificato e trascritto virtualmente tutto insieme grazie alle tre biblioteche che lo possiedono, via internet.
Trovato il contenuto, mi lancio su Vpod, creo l'account e poi devo uscire. Tornata su Vpod ho, ovviamente , dimenticato la password. E, sebbene cerchi in tutti gli angoli del sito, non riesco a trovare un modo per sostituire la password senza rimettere quella che ho dimenticato. E non riesco nemmeno a creare un nuovo accont, perché lui mi riconosce come Pellegrina e non mi dà la possibilità di rifarmelo. Niente password, niente "post to site". Quindi non si posta il video. Conclusione: io odio le password. Non si riesce nemmeno a dargli sempre la stessa perché alcuni vogliono che sia di n caratteri, con n segni diacritici e altre bizzarrie.
Seconda conclusione: finché non riuscirò a venirne a capo non collogherò in nessun modo quel video qui!

uffa!!!!!!!!!!!!!
L'uffa è perché invece di quella brutta striscia squillante che il lettore e mezzo del mio blog avrà trovato in cima a questo post avrei voluto incorporare il codice, più discreto. Sempre che non abbia capito male questa possibilità non c'è con blogger: ci vuole wordpress e il suo comando "mediablog".
Non tutto il male viene per nuocere: avevo scelto un file della Stampa dal titolo "Berlusconi attacca la Consulta", come saluto di fine anno per ricordarci ddi chi siamo figli.
Magari qualcuno apprezzerà di più la musica armena.

Prima delle conclusioni che trarrò nel nuovo anno, vorrei chiedere:
1) che le istruzioni rimangano visibili sine die. tutto non si ricorda e l'occasione di utilizzare questi strumenti può venire anche dopo parecchio tempo. E'vero che i link invecchiano rapidamente, ma allo stesso tempo sono sempre una buona base da cui partire.
2) mea culpa, forse non ho capito bene io. Se volessi mettere io un feed rss per il lettore e mezzo di cui sopra, come fare?

Buon anno!
Pellegrina r a f f r e d a t a ma felice di essere arrivata alla nona settimana di gestazione :-() (quanto sono brutti ma brutti ma brutti gli emoticon stile smile di gmail!!!)

lunedì 9 novembre 2009

Ho ricevuto una segnalazione

di cui ringrazio l'autore.
E che "diffondo", per quanto non del tutto d'accordo.

Pellegrina

venerdì 6 novembre 2009

Immaginazione in biblioteca

Dunque, per usare tutte le risorse della medesima, specie in caso di giorni umidi, piovosi e pieni di spifferi come questo, con i termosifoni ballerini e le finestre che chiudono male, prendere in pugno la situazione e:
  1. recarsi in cucina (sìsì ce l'abbiamo!)
  2. prendere due tazze
  3. riempirle di latte
  4. scubettarci dentro mezza tavoletta di Ritter fondente (rigorosamente!!)
  5. metterle nel micronde (abbiamo anche quello)
  6. accendere per tre minuti
  7. mescolare
  8. assaggiare
  9. completare con fiocchi di panna
  10. tornare alla scrivania, muniti di tazza, per trovarvi l'ispirazione per terminare facilmente l'esercizio preparato da Mary Joan ;-).


Purtroppo a parte la cucina e gli spifferi il resto non fa parte del nostro patrimonio :-( ...

sogno caldissimo

In ogni caso son certa che qualsiasi pennuto, dall'anatra alla falchetta, non potrebbero che trillare di felicità davanti a questo.


(Ah, ops: questo post è stato scritto e caricato con Google docs.)

e questo con foglio di calcolo
E non mi fate più usare attrezzi del genere cifre da piazzare su file scivolosi in cui si muove tutto! sono una brava falchetta io.

Sono quindi molto più a mio agio con gli attrezzi di google books. Che vorrei molto più sviluppati. Ad esempio nell'organizzazione dei tags (che è strano, dato che è molto sviluppata la gestione dei tags, si è visto in passato). Non ho mai usato s/w per citazioni ma penso che sarebbe bello se GB permettesse una corretta citazione bibliografica esportabile. Adesso gioca un po' con link, colori e caratteri. E permettesse di importare tonnellate di record con tanto di localizzazioni da cataloghi di biblioteche, mentre adesso richiede un ISBN, con una visione probabilmente pensata per il commerciale (non ci scordiamo che Google è questo, ci piaccia o no, anche quando sembra, per ora, regalarci tonnellate di materiale. Crea il bisogno e poi fattelo pagare. In questo caso poi il bisogno c'era già, da noi almeno, dati gli orari assurdi e la scarsa accoglienza delle biblioteche). Mentre riesce, poverino, a cercare solo in biblioteche che sono dietro casa (sua), vedi Ohio o giù di lì.
Come istituzione la cosa più immediata che viene in mente sono direi gli elenchi bibliografici mirati a disposizione dell'utenza anche remota, con tanto di localizzazione dei documenti non posseduti (se si potesse fare). Oppure link dagli opac (figurarsi quel ferrovecchio da cestino di Sebina, sia pure OL!) alle anteprime o digitalizzazioni disponibili. Altra possibilità potrebbe essere quello di raccolta di desiderata ragionati, proprio perché l'opera può essere annotata, commentata e classificata. Se poi la biblioteca svolge anche una funzione di raccolta di sussidi didattici potrebbe essere un punto di accesso a risorse predisposte dai docenti (nelle varie declinazioni del termine).
Insomma una funzione metà contenutistica metà di aggregatore e tendenzialmente collettiva. Questo in generale mi sembra un problema del proliferare degli strumenti "interattivi": il rumore di fondo dell'informazione che disperdiamo in troppi contenitori e supporti cui tenere dietro (fossero pure supporti secondari come gli aggregatori). Invece sarebbe più funzionale un grosso quaderno ben rubricato in cui appuntiamo tutto e poi gli strumenti di ricerca (cataloghi, esploratori web ecc.) raggiungibili sempre dallo stesso unico attrezzo. In questo direi che google è forse il più avanzato (e impressionante per capacità di progettazione e investimento, ben aldilà della sgobbata quantitativa che fa épater le bourgeois dei milioni di digitalizzazioni) come varietà di offerta, che ingloba ormai anche la funzione di email e post di blog. Quello che manca ancora è poter gestire tutto insieme, senza passare per diecimila attrezzi diversi, entresci clicca autorizza ecc. che è francamente entusiasmante come la morte.
Non a caso allora ciò che unisce tutto è l'account google, quindi qualcosa che parte dalla mail, che "tutti" abbiamo (tranne quello che non lavora a Microsoft!) per poi continuare a proporre questo ventaglio di strumenti che aiutano cullano e avvolgono e che si organizzano dalla igoogle (vorrei eliminare questo passaggio e agire direttamente da un solo strumento e da ogni sua pagina).
Ovviamente permangono i problemi di persistenza e gratuità, nonché riservatezza.
Ma direi che per le nostre biblioteche internetofobe pisanufile sarebbe una buona scrollata dover concedere agli utenti anziché un tavolo uno schermo e una tastiera su cui fare il proprio sacrosanto lavoro di lettura e studio!!!
Sarà che sono utente e non solo bibliotecaria, e perdipiù di quel buco nero che sono le biblioteche di conservazione, dove si perdono ore per chiedere una riproduzione digitale a prezzi da furto e dove l'opac SBN è solo quello di polo... alla faccia di "Internet in biblioteca".

venerdì 30 ottobre 2009

Lagna, uffa!

Gmap mi sta veramente scocciando. e' macchinosissimo e non mi visualizza nulla di quel che gli chiedo. Però mi fa continuamente proposte di diffondere il mio nome (non il nick!) urbi et orbi. Che indiscreto.
Infine non accetta assolutamente l'html per visualizzare la mia mappa.
Mi ha decisamente stufato.
Lo boccio (forse qualche responsabilità ce l'ha pure la piattaforma).
Alla fine ci sono riuscita. Ha anche una serie di accessori divertenti: dalle radiazioni di Chernobyl a molto altro. Ma usarlo non mi piace: richiede troppo tempo ed è poco intuitivo.

giovedì 29 ottobre 2009

Metti un wiki

Cerchiamo di essere più costruttivi. Ho giocherellato un po' col fornitore di wiki. Ho fatto una pagina di presentazione, una con la lista di cose da fare, un'altra come copertina del deposito di documentazione. L'idea è di uno strumento di lavoro collettivo.
Beh intanto direi che per utilizzarlo tra gruppi di lavoro sembra assai utile. Anche per chi lavora nello stesso ufficio ma non si incontra per motivi di orario. Potrebbe essere usato, tra l'altro, come trasmissione del diario di bordo tra chi sta ai servizi al pubblico e i problemi che incontra, per esempio. O per seguire progetti particolari, copme un recupero.
Ovviamente è necessario che siano molto chiari i ruoli e che ci sai un progetto ben congengnato a monte. Ma questo non c'entra nulla col wiki in sé. Diciamo che lo scritto e la schematizzazione fanno balzare all'occhi0 le falle nel processo di lavoro o nei ruoli di chi lo segue.
Mi sembra utile anche per verificare l'attuazione dei vari passi dei progetti e per documentare quanto si è fatto.
Per ora non riesco bene a capire come si potrebbe usare un wiki nei confronti degli utenti. ci penserò ancora.
Strumento convincente quindi quando si tratta della gestione di un progetto, e della condivisione di documenti, cioè per il lavoro organizzativo e come archivio, posto che all'archivio si sappia dare un'organizzazione razionale per cui forse sarebbe più opportuno collegarci un database di facile interrogazione e report. (Forse questo è previsto nelle versioni commerciali dei wiki.)
Senz'altro convincente anche per le operazioni di arricchimento di contenuti creativi (non finanziari e non pubblicitari - per quanto perché no), intesi come impresa collettiva di condivisione di conoscenze e anche forme artistiche: a parte wikipedia perché non dei disegni o dei software creatori di immagini (cioè programmi, non editor) ecc. In questo senso mi pare interessante l'esempio, purtroppo non più visibile, dell'incremento di un soggettario condiviso con gli utenti delle biblioteche dell'Ohio. Di nuovo questo riporta alle forme di social tagging e di vocabolario controllato, ma ciò è indipendente dalla forma wiki, sono scelte a monte. Del resto la BNCF per il suo NS non ha forse cercato biblioteche partner per specifici settori?
Dissentirei sull'uso al posto della mailing list, perché da un lato mi sembra uno strumento comunque un po' più gerarchizzato (il commento non sarà mai allo stesso livello di un post), e poi perché la mailing list è più comoda per l'utente che non deve avere un atteggiamento attivo di collegarsi al wiki (oltre che alle mille altre cose): iscritto una volta gli arriva tutta la corrispondenza. Ci sono gli RSS certo, ma la mail mi sembra ancora la disseminazione più efficace e paritaria.
Potrebbe essere anche utile per raccogliere osservazionim, proposte e commenti - finio ai lamenti.
Ultima osservazione: anche questo è uno strumento che esige manutenzione ordinaria e straordinaria. Una delle cose peggiori che si possano fare nel rapporto con l'utenza è metterla in rapporto attivo con una struttura tramite web e poi farle sentire che tutto è chiuso lì, in uno sfogo solitario e quanto scritto non viene magari neppure letto.

Pellegrina

venerdì 23 ottobre 2009

Non funzionava ...

Data la mia manifesta passione per tutto ciò che è storia, appena ho visto sul sito del PLMCMC il primo wiki della storia, il sito facilmente aggiornabile WikiWikiWeb
sono corsa a vederlo. Ma era come le armi di dsitruzione di massa: URL not found.
Allora mi sono chiesta SBN potrebbe essere considerato un wiki?
Purtroppo il mondo wiki non sembra essere molto duraturo. Quasi tutti i link di http://meredith.wolfwater.com/wordpress/
non funzionano. Per quanto riguarda l'editing di testi, però, mi viene in mente un esempio di correzione collettiva di una digitalizzazione con OCR di cui si è paralto all'IFLA a Milano. Si trattava di collezioni di giornali. Gli errori venivano corretti da un gruppo di volontari che si impegnavano a seconda delle loro possibilità. L'intervento all'IFLA riportava anche le loro motivazioni. Oltre che il divertimento personale c'era anche la sensazione di fare qualcosa per la comunità. Si vede che eravamo nell'altro emisfero...
Sono riuscita a crearmi un account su pbworks, ma ora devo uscire dalla Facoltà... e vorrei riuscire a finire tutto questo entro i primi di novembre. A lunedì.

giovedì 1 ottobre 2009

Ooooohh dove sono finita?

Ecco stavolta siamo anche caduti nel technorati nero-verde che strilla "web 2.0" e ingenuamente subito a cliccarci sopra. Ma poi? Dove si apre il proprio account? e infatti di T. ce ne sono due: uno nero con dettagli verdi e uno verde.
A parte il fascino dei colori il primo sembra un oggetto pubblicitario d'itala origine; il secondo un aggregatore motore internazionale (hm). Passata l'ineludibile trafila di inserire nomi e password, trascrivere motti in grafie tremolanti e controllare caselle postali ora forse mi accingo ad entrare.
Ma prima devo risolvere il problema: voglio o no identificarmi con un OpenID? Ecco io non ho enorme voglia di mandare in giro informazioni su di "me" per la rete senza conoscere bene condizioni e conseguenze. Questa identificazione a mezzo url non la gradisco troppo. Perdipiù cercando velocemente informazioni su questo sistema ne trovo di poco approfondite e non ben chiare. Preferisco rimandare sperando che funzioni lo stesso (non come l'accettazione di certi termini di non privacy obbligatori per il servizio che garantiscono spamming sicuro, telefonate alle dieci di sera o alle 9 di sabato mattina il che è ben peggio - li colga l'insonnia perpetua - cassetta inondata di velenosa carta patinata).
Ovviamente non si può. Ragioni di sicurezza, immagino. Oggidì vanno tanto di moda! tutto si fa per "ragioni di sicurezza". La più bella in merito data 24 agosto da Milano. Perché all'IFLA congress non c'è un servizio guardaroba, con gente che va e viene da cinque continenti cinque nella cittàpiùmodernad'italia? Ma semplice! "Motivi di sicurezza" risponde implacabile il milanese tipo collanindoratomunito con l'aria da poliziotto televisivo che piantona l'ingresso compiaciuto della sua radiolina sempre in pugno. Ah? Beh ma forse l'ultimo giorno (bontà loro!) il serviioz ci sarà di nuovo ... ieri c'era... sussurrano i volontari, sempre gentili. Evviva. Predire i terremoti non si può, gli attentati sì! Basta evitare di fornire un servizio di guardaroba nei giorni intermedi di un qualsiasi assembramento congressuale (e sottosezioni varie). Le cattive intenzioni esplodono solo tra i due estremi, si sa. Visto mai un finto delegato che piazza una bombetta il primo giorno. Roba da ridere. I veri professionisti si fanno come minimo un giorno di sopralluoghi. I più seri seguono tutto il congresso e solo alla vigilia dei saluti plaf, una bella esplosioncina, così, tipo fuochi d'artificio finali.
Ma non divaghiamo. questo è un quaderno d'esercizi e tu ti sei presa fin troppe vacanze. Vuoi mica attaccare la solfa che oggi in Italia nessuno vuole pagare il lavoro delle persone? Però via all'aria condizionata da polo sud per permettere alle guardiette di passeggiar nell'atrio in divisa nera e cravatta sporgendo in avanti il torace a mo' di pollo? Che un contratto di lavoro mai e poi mai ma ogni sperpero d'altro genere ben venga? Basta, hai già assordato tutti in altro loco con questa tua fissa démodé. Qui dobbiamo essere "trendy" e tu che t'ostini ancora col francese. Capsita si parla del web 2.0 :-)) !!! E tu ancora a non fare i compiti.
Maledizione dove sono i "settings"???
Così T. non mi trova - se ho capito bene quello che dice.