Oggi

"Data">Data Rivoluzionaria

pellegrinablog,chiocciolaquindi,gmail.com

per gli scribi

Toulouse en érasmienne

lunedì 6 luglio 2020

Sgambettare felici

A loro non tocca, possono non preoccuparsi troppo. Se lo prendono guariscono, pare, senza problemi. E sono diventati un passaporto.
I bambini piccoli. Quelli proprio piccoli che vanno ancora in giro in braccio, in marsupio, in passeggino. “Ils poussent” diceva un signore anziano che a Parigi incontravo in ascensore commentando i nuovi nati della primavera.
Una cosa bella di questa epidemia, posto che ce la dovessimo proprio prendere, è stata la relativa sicurezza che ha circondato i popi.
Che a me piacciono moltissimo, finché gli adulti non li guastano con le loro ossessioni, paure e irregimentazioni. Si sono visti ovunque appena è stato possibile, branditi nelle braccia rilassate dei genitori, portati finalmente all’aria aperta senza timore.
Paffuti, mezzi svestiti, ridenti, scalcianti, sgambettanti. Curiosi, assorti, giocosi. Chiacchieroni, esploratori, ciangottanti.
Due mesi fa la riapertura a Roma: si poteva muoversi per fare attività motoria e visitare persone care e vicine.
Il primo giorno, lunedì 4 maggio, lunghissima passeggiata per la gioia di sentirsi camminare.
In giro tante coppie anche insieme, tutte dotate di fagotti morbidi e tondi. Piedini e cosciotte nude, braccine all’aria, occhioni spalancati.
E ancora oggi, nei giardini, sui prati, tra un fulgore di erba e di fiori, esaltati da una primavera infine priva di gas di scarico. Che non vedremo mai più, purtroppo. Oleandri, bougainvillee, tigli profumati, gelsomini da stordire, sia mediterranei, discreti e persistenti, sia indiani, grande éclat ma poca sostanza. Cieli smaltati e oro del sole.
E un altro tipo di coppie, quel giorno: mamme con le figlie già grandi, quasi adulte, o decisamente mature. Una visione abbastanza inedita, una scelta di vicinanza spontanea e poco prevista.  
Questo virus ha ribaltato il “prima le donne e i bambini” e ciò ha malgrado tutto messo un pizzico di noncuranza nell’ansia generale. Almeno qui, dove la tragedia non è stata grande come nelle zone industriali del nord.

P.S.:
Non posso ancora commentare sul mio blog, per cui risponderò fra un po’ ai commenti al post precedente.

domenica 21 giugno 2020

Post da nulla

Mi attendono, nel disordine: i pavimenti da lavare, che non sarebbero così terribili se la casa non fosse talmente piccola che due terzi del tempo se ne vanno nel molto peggiore lavoro di spostare oggetti e scatoloni per poterci pulire sotto; due stoviglie da pulire ché certo ho la lavastoviglie ma alcune cose serve tenerle sempre a portata di mano; i polpetti da cuocere con il basilico - ma loro sono gentili: si fanno da sé; due libri da recensire, un testo da finire da tempo vergognosamente immemorabile ché no, soccome non mi pagano per farlo, il tempo che mi resta da dedicarci è quello di un fine settimana che mi vede sempre più impegnata e stanca: ecco come si stroncano le velleità e la freschezza di idee di qualsiasi tipo; una mamma da visitare perché sta male e senza speranza di miglioramento (no COVID, malattia degenerativa), un di lei marito angosciato e angosciante nei miei confronti, che mi avvelena ogni raro: abitano lontano, momento che mi guadagno per passare con lei finché ha ancora una coscienza e vive; il pensiero di come trovare i soldi necessari ad assisterla. Avete mai letto i passi per una procedura di invalidità elaborati dall'INPS di questo laido figuro e dei suoi simili? Ecco, ve li consiglio se volete capire cosa sia l'umiliazione che devono passare un malato e un familiare già sconvolti da una situazione tra le più insostenibili fisicamente e moralmente.
Mentre dovrebbe essere automatico, una volta avuta una diagnosi: volete un aiuto? Invio io medico la diagnosi che ho comunque redatto al pc, e la procedura inizia immediatamente, senza scartoffie che accertino peraltro ciò che la PA possiede già.
Sappiate comunque che siccome privatizzare e liberalizzare è bello, - lo spiega la mamma e la mamma ha sempre ragione - meno spese si devono sostenere per la previdenza e l'assistenza, più alti saranno i profitti per i privati che subentreranno. E i dirigenti, ovviamente, obbediscono, lieti: sono pagati apposta. "La buona salute dono del Signore, la cura del vecchio, atto di pietà familiare" scrivevano gli ispiratori:  il ministro dell'"adorato Prodi", e prima di lui Luigi Einaudi e Friedryck von Hayek, sì, l'ispiratore di quel tipo che ebbe qualche problemino da risolvere negli stadi. Ma erano gli antipodi, che importa qui e oggi? E' un altro mondo. Sì, proprio.
E questo sarebbe il giorno del riposo.

Ma niente: oggi mi andava di celebrare l'estate. Mattina di limpido cielo, davvero azzurro - grazie confinamento! - fiori di cui risplendono le vie mal o niente pulite: bouganville e oleandri impazziscono a Roma.
L'idea che la notte variasse da più corta a più lunga, i solstizi tutti mi hanno sempre emozionato, soprattutto quello d'estate, forse anche grazie a Shakespeare, o a quella volta che al parco vidi bambina la luce non finire mai e ne chiesi alla mamma tra una corsa e l'altra. Lei, seduta sulla panchina, mi spiegò che in questi giorni il sole restava più a lungo. Quindi si poteva giocare più a lungo al parco.
Comunque la notte dell'estate mi conquistò anche da adulta, e diviene sempre più fremente con il passare degli anni quest'idea di festa. Anche se da noi pochi la condividono.

Di solito la celebravo in Normandia, quest'anno non ci sarà che un post qui sopra, e finirà presto, molto più presto che al nord. Ricordo una sera tornando a Parigi da una giornata di meraviglie a  Strasburgo i 38° alle 21 h 00 scendendo dal trenoin pieno sole alla Gare de l'Est; ricordo i pianoforti per le strade a Tolosa in una settimana sferzata da acquazzoni che li resero inservibili, ma qualcuno li suonava lo stesso, incurante della pioggia e delle stonature.

Ieri sera invece guardavo il tramonto e l'imbrunire leggendo davanti ai Fori. Alle mie spalle un militare, dio sa perché i Fori sono presidiati dall'esercito, raccontava le storie della sua famiglia al commilitone a volume da altoparlante rave. Solita pacchianeria in giro nelle strade adiacenti, solita soddisfazione solitamente a me incomprensibile nel rientrare in una routine kitch prima come dopo.
Solita bellezza indicibile, superstite per frammenti. Ripenso all'idea di Cederna e Niccolini: l'area dei Fori e dell'Appia antica interamente pedonalizzata, il più grande parco archeologico del mondo.
Adesso il centro deve diventare un enorme B&b sussidio per pochi a redditi insufficienti, speculazione per molti di più in proporzione, espellendo i residenti da centri e zone semicentrali, come già avviene a Firenze, per offrire alloggi scadenti e ricavati al risparmio estremo a turisti anch'essi impoveriti dal virtuoso liberismo dei santi UE.

Oggi vediamo, per ora devo raggiungere il secchio, anzi il mocio. Benedetto sia. Sapessi dove metterlo, ne comprerei un secondo per il risciacquo.

 Alla libreria anarchica difronte al portone ho comprato la riedizione di questo libro la prima in rete nell'usato costava di più.
Ho voglia di ritrovare le biblioteche parigine. Una piccola buona notizia mi arriva, perché avrò per altri trenta mesi un'etichetta. Ma mi lasceranno andare da qui? E come farò con il denaro, dato che la fisioterapia che sto facendo mi prende i due terzi del mio salario tutti i mesi?

L'aria entra ancora fresca, piacevole, dalla finestra. Il sole fa rilucere le piante del dirimpettaio. No, qui non arriva mai, anche se la luce è sufficiente, ma picchia sul tetto giusto sopra la mia testa e mal isolato: comprare anche il sole nelle stanze avrebbe richiesto ventimila euro in più e quei soldi, che mi ha dato quasi interamente la mamma, non c'erano tredici anni fa. E non ci sono adesso.
Mi manca.   

Festa: sì, ma anche preoccupazioni economiche.

Ed ecco che nella scrittura l'angoscia sotterranea è uscita, ha trovato le parole nelle lacrime dell'impotenza, mischiandole alla schiettezza della voglia d'estate.

Post altalenante, quindi.
Come sempre.

Alla faccia degli idioti per cui "Godete delle piccole cose! Non pensate al domani! Il futuro è adesso!" e altre propagande narcotiche, fuffe più irritanti della cosa stessa.
Il mocio attende.

giovedì 11 giugno 2020

OHMIODIO.

Cosa non si farebbe per distrarre l’attenzione dalla miseria:


E bisognava anche discettare su fino a che punto fosse lecito sfottere un profeta defunto senza farsi ammazzare o minacciare di.
È lecito dubitare di quanti vadano a aggredire afroamericani perché istigati da un simile film.

È lecito essere inquieti quando la decisione sull’ uso e il significato di  un colore diventa monopolio di una sola parte dell’umanità. A Parigi un regista è stato cacciato dalla Sorbona da un gruppo di studenti perché aveva messo in scena (molto bene a mio parere) Le Supplici di Eschilo utilizzando per i personaggi delle maschere nere. Un episodio che svelava una ignoranza del contesto abissale, applicando filtri interpretativi del tutto anacronistici, importati dalla mentalità e dalla situazione ‘meregana, a un’opera e a una messa in scena che avevano tutt’altre coordinate culturali.

Più oltre, è la mentalità, sempre ‘mmeregana, delle tutele sociali, economiche, culturali e fisiche concepite e fatte passare solo e soprattutto come tutela delle minoranze, scavando così una moltitudine di enclave isolate nel corpo sociale, che apre le porte a situazioni del genere.

La comprensione e la definizione dei popoli e delle società non come insiemi omogenei e pacificati dietro una sola bandiera ma frastagliati e percorsi da conflitti di ogni tipo ha contribuito a garantire migliori condizioni di vita a tante persone.

La domanda è oggi perché malgrado la tutela delle minoranze porti a rimuovere fin l’odiosa vista di pezzi di materiali disparati, le minoranze siano ancora in gran parte quelle a reddito inferiore rispetto al resto della popolazione. Perché abbiano una vita media più breve. Perché muoiano più spesso di morte violenta. Ecc.ecc.ecc.
Con gesti censori di questo tipo si propaganda e si impone invece nel discorso solo una grande arma di distrazione di massa.

sabato 30 maggio 2020

Cedono gli irriducibili (post ad alto contenuto narcisistico e modaiolo)

Il perdurare della lontananza dal luogo di lavoro non significa, come costui s’è permesso di affermare da bravo ignorante o da troppo furbo che “gli statali e i pensionati non sono andati a lavorare” e malgrado ciò non avrebbero visto una perdita del loro tenore di vita (dal minuto 6.30) contrariamente ai “ceti produttivi”, cioè i padroncini e professionisti del privato, mentre gli altri, ovviamente, non lavorando per definizione non possono che non produrre (ammesso che debba essere un criterio di valutazione) quindi non fornire soldi per pagare le tasse, come se non fossero invece tra i principali e più affidabili contribuenti. I pensionati hanno già lavorato. I dipendenti pubblici lavorano da casa, molto spesso con spese aggiuntive a loro carico in connessioni, usura delle apparecchiature informatiche personali, costi del riscaldamento, luce ecc. Pensiamo come sarebbe più semplice se, invece delle liberalizzazioni imposte da codesta manica di infami farabutti che qualcuno ancora oggi sostiene per scannarci meglio parandosi malamente dietro supposti valori etici, oggi le utenze fossero pubbliche, non votate al profitto e si potessero agevolare rimborsi o tariffe per le spese sostenute in tempo di pandemia per motivi di lavoro, o sospendere i pagamenti a chi il lavoro l’ha perso.

Ma nel m e r a v i g l i o s o mondo delle libertà civili, figuriamoci se questi criteri hanno la minima importanza. Che crepino di freddo, i disoccupati, i lavoratori in nero, i precari, gli improduttivi pensionati quando li risparmiano il COVID e le linee etiche dell’Associazione anestesisti (ma quanto quanto quanto sono compassionevoli costoro): quel che è importa è occultare lo sfruttamento economico e la ricerca del profitto dietro la vacua bandiera dei diritti delle minoranze malamente intesi, perché presupposti come onnicomprensivi di ogni problematica e disagio, mentre non ne sono oggi che l’utile velo.

Ma come scrivevo nei post precedenti, lavorando da casa riescono a volte a sfuggire a una serie di frustrazioni del tutto superflue, imposte dalla voluta fatiscenza e dalla organizzazione controllante e perversa dei luoghi di lavoro, dal costo degli affitti e delle case che costringe a allontanarsi dal luogo di lavoro e impone sempre più lunghi viaggi per raggiungerlo con perdita del tempo e della qualità della vita.

Ciò detto, facnedo parte di una di quelle così privilegiate categorie che non sanno come pagarsi una lunga fisioterapia resa necessaria in buona parte dalla cattiva postura conseguenza della voluta fatiscenza di cui sopra, c’è chi almeno riesce, lontana da quella trappola di tortura gratuita che sono spesso gli uffici, a abbassare il livello di stress fino al punto da non dover trovare rimedio alla frustrazione nel troppo cibo troppo spesso. E a scoprire che dopo poco meno di tre mesi anche i più irriducibili vestiti sono finalmente tornati indossabili, dopo aver messo, con l’avviso del nutrizionista, la parola fine alla fase di dimagrimento, arrivando a un peso che si spera il mondo renda possibile alla mente di sostenere a lungo.
La gonna di seta comprata usata dal mio fornitore preferito, le marché du dimanche de mon village, per 2,50 euro, prezzo standard dei miei acquisti, e mai indossata perché stretta all’attaccatura delle cosce.


Il vestito da gran caldo, di lino, acquistato in un negozio un po’ eccentrico quando ancora potevo farlo, ormai decenni fa. Il negozio non esiste più.


I pantaloni del completo della stessa marca, forse ancora più vecchi (parliamo degli anni ‘90). Tra i miei pochi acquisti in fibre non naturali, uno sfizio, modello primi anni’70.

E ora si tratta di mantenere i risultati raggiunti, dopo aver festeggiato, con il permesso del medico, con il più enorme gelato che si ricordi, uno dei miei cibi favoriti, comprato in vaschetta qui, tornando a casa a piedi. 

venerdì 22 maggio 2020

L’attesa, la crainte

Aggiornamento: deviazione sull’autostrada. Tutto bene.
Fiuuuuuuuuu. Evviva.

E dopo che “la vie reprend” e non la tragedia non era più al centro dei nostri pensieri, ecco un appuntamento mancato, il silenzio, tutti i telefoni squillano a vuoto tra le frontiere. E dopo aver tentato tutti i mezzi di comunicazione possibili, non resta che attendere ché magari non è niente, solo un equivoco sull’ora e il come, solo un contrattempo, solo che non sarà niente perché questo legame proprio è di quei tre o quattro che non si possono perdere né sciogliere, non adesso, non in un momento come questo, quando c’è ancora tanto da sistemare.
Ascolti la voce nota, rassicurante, gentile e salda, tranquilla, sorridente e soignée e ti dici che no, non può averti lasciato così. Poi ti passano davanti agli occhi tutte le scene brutali degli ospedali che hai avuto la fortuna di vedere solo dal di fuori, immagini il peggio, non hai più strade per informarti. Pensi se in questo stesso momento quella voce e quel respiro stanno agonizzando e soffocando, pensi tutto l’orribile orrore per sperare di sbagliarti, ma non sai.
E attendi, sperando di avere solo sbagliato tu, o che dall’altro lato ci sia stato un problema del tutto esterno. Ma non il virus, no, il virus no, no no no.
Fase 2 sicura? Un accidenti.
Attendo, sperando di sapere.

domenica 3 maggio 2020

L’ultimo giorno senza smog

I monti azzurri che non avevo mai visto in dodici anni:

Quelli che apparivano sempre grigi in lontananza,


Terrazzi ridivenuti luoghi di conversazione:



L’orizzonte:

L’azzurro tenero dei giorni d’aprile:


La prima e sola spesa voluttuaria che desiderassi: fiori per il vaso fatto a mano venuto di Francia.

Per fortuna non sono fra coloro che torneranno domani in ufficio: oltre ai motivi che dicevo nei post precedenti, il mio luogo di lavoro, per mancanza di manutenzione e igiene approssimativa e tipo di frequentazione non è affatto tale da sentirvisi sicuri. Perché non fanno la manutenzione? Per risparmiare un paio di migliaia di euro. Fatto sta che è impossibile arieggiare, era un problema anche prima, a maggior ragione adesso.

C’è forse da sperare che si cambi andazzo adesso? No, certo. La cosa più probabile è che ci concedano graziosamente di restare a casa finché non passa la paura. Per poi farci tornare nella stessa identica fatiscenza di prima. Finché ad ottobre tutto ricomincerà.
ODIO LAVORARE IN QUESTE CONDIZIONI, ODIO QUESTA SPILORCERIA MESCHINA che toglie prima ancora che la sicurezza la dignità a noi, al luogo, al servizio che diamo.
Lo odio.








sabato 25 aprile 2020

Appunti sul MES: o dell’utilità di leggersi le norme (in corso)

Aggiornamento:
In fondo
Post a puntate, aggiornato di volta in volta.
Ringraziando le amiche di blog per i loro apprezzamenti culinari, dato che commentare è sempre complicato, passo a argomenti meno palatabili, ma certo più influenti sulle nostre vite.

Cosa è il MES? È un fondo finanziario, cioè un luogo dove si accantona qualcosa, in particolare somme di denaro. Un fondo simile è l’FMI, nato per aiutare i paesi in crisi da bilancia dei pagamenti (cioè che importano molto più di quanto esportano, magari per meccanismi spiegati qui e che sarebbero all’origine anche della crisi della zona euro).
Il MES è uno strumento che nasce e agisce solo all’interno della zona euro o dei paesi che lo adotteranno. Apparentemente fuori non ne hanno bisogno. Eppure il COVID pare non sia molto attento alle unioni monetarie quando deve chiedere un tributo mortale.
Misteri.

Non si tratta di un mero accordo intergovernativo; la sua istituzione è prevista dall’art. 136 paragrafo 3 del Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE), modificato con la decisione 2011/199 del 25/3/2011. Il paragrafo introdotto prevede la possibilità per gli stati dell’euro zona di istituire un « meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità » (traduzione maccheronica di « condizioni stringenti »).
Il nuovo paragrafo ha una sua storia che viene ricostruita nella parte introduttiva della decisione, articolata per punti e chiamata « considerando ». Al considerando 3 si racconta come il 28-29 ottobre 2010 nella riunione del Consiglio UE, organismo composto dai presidenti del consiglio dei paesi UE, più quelli di Commissione Ue e Consiglio UE, si convenne di istituire un meccanismo permanente di gestione delle crisi per assicurare la stabilità della zona euro, di cui intrinsecamente si ammettevano così le profonde debolezze. Altri precedenti meccanismi erano stati attivati dopo il 2008 e i vari paesi membri, Italia inclusa, vi avevano contribuito con decine di miliardi di euro: si trattava di renderli permanenti, giacché la crisi non accennava a placarsi e l’eurozona stava a cuore ai potenti, cioè rendeva al loro portafogli. In conseguenza dell’accordo di ottobre il Belgio chiese una modifica che inserisse nei trattati fondamentali della UE la necessità di sottomettere ogni assistenza finanziaria prevista a « condizioni rigorose ».
Tale paragrafo del TFUE fu regolarmente approvato e è tuttora in vigore, né si ha notizia di iniziative per abrogarlo o modificarlo.

Curiosità: se andate a consultare il TFUE nella cosiddetta « versione consolidata » il paragrafo in questione non ce lo trovate. Eppure esso è stato recepito anche in Italia, come mostra la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della legge 23/7/2012 n. 115.

Altri articoli del TFUE vanno nella stessa direzione. Il 122 precisa la necessità di condizioni per assistenza finanziaria, il 124 vieta l’accesso privilegiato a istituzioni finanziarie da parte degli stati.

Non esiste quindi un « MES senza condizioni », come proclamano sui vari media personaggi di varia natura.
E nemmeno potrebbe esistere, perché...

...Oltre alle norme UE, anche la giurisprudenza della Corte di giustizia UE conferma la necessità delle « rigorose condizioni » per l’utilizzo del MES, nella sentenza della causa Pringle. Il signor Pringle aveva presentato un ricorso contro la legittimità del MES rispetto al diritto UE per diversi motivi. Uno è il divieto in diversi articoli del TFUE che esamineremo più tardi (dal 122 al 126) al finanziamento degli stati. Gli stati devono secondo la UE finanziarsi solo andando a chiedere soldi ai grandi fondi di investimento privati, cioè ai cosiddetti « mercati » e pagare il prezzo da essi stabilito.  Secondo Pringle il MES avrebbe violato il divieto di finanziamento.

La Corte di giustizia ribadisce quasi ossessivamente nella sua decisione del 27/11/2012 che è proprio e solo la « rigorosa condizionalità » - e dàgli - prescritta dall’art 136 p. 3 a garantire il rispetto del diritto della UE pur nella decisione di istituire un mezzo di aiuto agli stati (punti 92-147). Ad esempio ai numeri 69, 11, 136, 137, 143, richiamando inoltre l’art. 125 del TFUE sulla necessità di uno « stimolo » a « politica di bilancio virtuosa ». Cosa c’entri mai la virtù col bilancio non lo spiega.

Il Trattato istitutivo del MES del 2/12/2012 ribadisce più volte la necessità di condizioni per il proprio intervento: nei considerando al n. 6 per esempio, negli art. 3, 12 (che fissa addirittura i « principi » del MES) al paragrafo 1, nei sette paragrafi dell’art. 13 che illustra la procedura per ottenere l’ « aiuto » del MES. Sono previsti due tipi di credito: quello precauzionale e quello a condizioni rafforzate, detto anche ECCL (art. 12 par 1, art 14 par 1).

Il 9 aprile 2020 si svolge una riunione dell’Eurogruppo. L’Eurogruppo è composto dai ministri delle finanze della zona euro (e dàgli) che si riuniscono in modo informale senza che vengano tenuti verbali. Non ha funzione legislativa né consultiva, sono, o meglio dovrebbero essere, dei pour parler.
Al termine della riunione il presidente, il portoghese Centeno, emette un comunicato stampa in cui si elencano gli strumenti da utilizzare contro l’epidemia. Al punto 16 si trova citato il MES nella formulazione « ECCL », quello con condizioni rafforzate, appunto.

Non c’è male per essere « senza condizioni ».
 Più sotto si legge: « il solo requisito per accedere al credito » è l’impegno a spenderlo per la spesa sanitaria. Di lì derivano le affermazioni di media, politici e, cosa che preoccupa più di tutte, economisti o laureati in economia, che il prestito sarebbe senza le famose condizioni tranne la destinazione d’uso. Ma le « condizioni » capestro del MES nel Trattato sono designate non dall’espressione « requisiti per accedere » tradotto semplicisticamente e in maniera alquanto imprecisa con « non ci sono condizioni », bensì « strict conditionality » « conditionality attached to the  financial assistance facility » (art. 12 e 13 del Trattato).

Nel Trattato, dove si descrive la procedura per la concessione del sostegno, art. 13 par 1 e 2, il « requirement to access » evocato dal comunicato stampa, è momento e cosa diversa e preliminare al processo che definisce le « condizioni » - come si è visto passo necessario a norma di TFUE e CGUE, e recepite nell’art 12 che definisce « i principi » del MES - cui ricevere il credito (art. 14, par. 2 e 3).

 Condizioni che verranno invece precisate nei « protocolli di intesa » i famosi memorandum che sbranano la Grecia (art. 13 par 3). I protocolli vanno concordati solo dopo aver presentato domanda di ricorso al MES e dopo che il MES ha verificato l’ammissibilità della domanda stessa (ai sensi del par 1 lett. a e b: esistenza della situazione di crisi e sostenibilità del debito pubblico). Sono redatti dalla Commissione, dalla BCE e « ove possibile » dal FMI concordandoli con il paese richiedente (art 13, par 3-6 e art. 12 par 1, quello dei « Principi »).
Sì proprio quella coserellina chiamata « la troïka », coordinamento informale delle istituzioni di cui sopra.
Anche qui, non si ha traccia di modifiche al trattato.
Non c’è male, per essere « senza condizioni ».

I « Principi » dell’art. 12 prevedono appunto condizioni rigorose, commisurate al programma scelto, che possono andare da « correzioni macroeconomiche »=tagli&tasse, a condizioni di ammissibilità predefinite, come quelle enunciate dall’art. 13.
A ribadire il tutto, nell’ultimo capoverso del paragrafo 3 art 13, dopo avere descritto in dettaglio la procedura del protocollo di intesa, il Trattato MES ribadisce a mo’ di sunto dei principi che lo guidano: « Il protocollo di intesa è pienamente conforme alle misure di coordinamento delle politiche economiche previste dal TFUE, in particolare a qualsiasi atto legislativo dell’UE, compresi pareri, avvertimenti, raccomandazioni o decisioni indirizzate al membro del MES interessato ».
Vale a dire ancora una volta a tutte quelle condizioni e divieti in merito al finanziamento degli stati che si leggono dal TFUE in giù.
La chiara menzione del credito a condizioni rafforzate (ECCL) nel punto 16 del comunicato stampa indica che, a dispetto di qualsiasi « requirement to access» legato alla spesa sanitaria, le « conditions » ci saranno e ci saranno nella loro forma più stringente (art. 14 par. 1).
Postilla: l’Italia contribuisce con gli altri paesi alla formazione del capitale del MES, come ha contribuito agli analoghi fondi che lo hanno preceduto. Per l’esattezza, nell’allegato 1 del Trattato si precisa che il suo contributo è del 17,79%, cioè il terzo in ordine di grandezza dopo Germania e Francia, con un milione duecentocinquantatremila quote e con una sottoscrizione di 125.395.900.000. Tanto per fare un paragone, i Paesi Bassi partecipano con il 5,67% (Allegato 2).

Aggiornamento:
Apparentemente nei documenti preparatori del « nuovo MES » che risalirebbero al mese scorso, si faceva riferimento a due tipi di credito, quello a condizioni rinforzate contro la crisi da pandemia (che diventerà le ECCL del p. 16 del comunicato stampa prima riportato) e un inedito Strumento rapido di finanziamento di cui si sono in seguito perse le tracce. Per entrambi si elencano quattro elementi: le finalità, l’ampiezza, l’ammissibilità E le condizioni, conformemente del resto a quanto prescritto dall’art. 13 par 1-3 del Trattato istitutivo MES.
 Anche in questa bozza le « finalità », tra le quali rientrerebbe l’obbligo di utilizzare il prestito solo per spese sanitarie, esattamente come indicato dal comunicato del 9 aprile al punto 16, sono chiaramente distinte da un punto di vista formale e di impaginazione dalle « condizioni » cui il prestito, una volta verificata l’ammissibilità del paese, verrebbe poi sottomesso prima di essere erogato. Il tutto giova ripeterlo, in perfetta ottemperanza a quanto i trattati prescrivono, seguendo alla lettera i passi in essi descritti.  
Entrambi i tipi di credito prevedono condizioni che non si limitano a quelle riportate tra le « finalità », e benché non ci fossero dubbi, questo è importante per via di un punto su cui torneremo domani.
Nel primo caso queste condizioni prevedono: 
« I membri si impegnano a utilizzare il credito del MES per sostenere il finanziamento nazionale del sistema sanitario e i costi economici sostenuti per rispondere alla crisi del Coronavirus. In aggiunta, saranno richiesti il rispetto delle regole di bilancio e del semestre UE, inclusa qualsiasi flessibilità applicata dalle istituzioni UE. »
Nel secondo caso:
« Il sostegno del MES può essere utilizzato unicamente per finanziare la sanità e il costo economico dell’emergenza. In più, bisognerebbe che fosse garantito il rispetto delle regole di bilancio UE e del semestre europeo, inclusa qualsiasi flessibilità applicata dalle istituzioni UE competenti. » Queste misure andranno ulteriormente specificate.

Quindi: l’idea che il MES in questa occasione sia mai stato senza condizioni, come affermato da vari personaggi pubblici, è insostenibile; almeno, nessun documento anche vagamente istituzionale reso in qualche modo pubblico che abbia trovato la riporta. Al contrario, solo la traduzione ardita di un passo che data la delicatezza del suo contesto avrebbe forse meritato maggiore precisione, utilizzando il sostantivo « condizione » per « requirement », scelta in italiano appropriata ma potenzialmente ambigua in un contesto in cui « condizione » sta a significare un preciso complesso di contenuti e procedure, può avere dato l’illusione che ciò che esprimeva un primo requisito di accesso al programma (eligibility/requirement) racchiudesse in sé anche tutte le condizioni cui adempiere, o sottomettersi, una volta entrati nel programma di cui sopra.
Aggiornamento dell’aggiornamento: apparentemente esisterebbe un parere dell’ufficio legale della Ue che affermerebbe che la sola condizione è quella di uso. Non sono riuscita a trovarlo; non so quale valore interpretativo avrebbe, rispetto per esempio alla CGUE e ai principi dei trattati, dato che interpreterebbe oltretutto a qualcosa che ufficialmente non esiste. Parrebbe normale che un progetto legislativo richieda pareri agli uffici competenti, ciò non vuol dire che il parere esaurisca tutte le possibilità della proposta politica.
Di certo però non si può dire che il MES sia un soggetto noioso!
———-

Il 17/4/2020, cioè due giorni dopo che il governo italiano non andò a ricevere un mandato dal Parlamento sul MES malgrado sia previsto dalla legge 234/2012 (legge Moavero), il presidente dell’Eurogruppo invia una lettera ai membri in cui riassume la riunione del 9/4, evocando « 3 reti di sicurezza per lavoratori, imprenditori e stati » davanti alla crisi provocata dall’epidemia di COVID. Per gli stati eurozona la rete si chiama anche « pandemic crisis support ».
Si tratta della medesima espressione utilizzata per evocare il MES nel paragrafo 16 del comunicato stampa di nove giorni prima. Centeno conclude la sua lettera dicendo che l’eurogruppo continuerà a lavorare: porteranno avanti le « proposte legislative » auspicate dal presidente del Consiglio UE Michel che li aveva incaricati nel Consiglio precedente di avanzare proposte per affrontare la crisi pandemica.

Benché né l’eurogruppo né il Consiglio UE abbiano potere legislativo, il ricorso al MES nella forma delle condizioni rafforzate come mezzo di intervento nella crisi causata dall’epidemia COVID si avvia a diventare norma UE.

...segue domani

Che è oggi... 

Il 21 aprile il presidente del consiglio UE Michel invia la lettera di invito alla riunione del Consiglio di giovedì 23. Nella lettera si trovano riportate le stesse espressioni, ma in ordine inverso, il che ne sottolinea forse la differente importanza: « On 9 april the Eurogroup agreed on a package... with three important safety nets for sovereigns, for private companies and for the protection of employement. We should  give the go-ahead to these important initiatives and insist on them becoming available as quick as possible. The aim should be for these three safety nets to be in place and operational bu 1 June ».  Al termine della riunione il cui sunto si trova qui il presidente Michel afferma nelle sue conclusioni di « approvare l’accordo sulle tre importanti reti di sicurezza » elaborato dall’Eurogruppo e affida alla Commissione il compito di definire le necessità.

Ci si rivede il 6 maggio, perché il 5 la Corte costituzionale tedesca non festeggerà la morte di un vecchio nemico, ma si pronuncerà sulla compatibilità con l’ordinamento tedesco dell’allentamento monetario, il QE, il programma di riacquisto titoli pubblici e in parte privati della BCE in caso le rivendite troppo massicce da parte degli acquirenti precedenti provocassero crisi forti, in primo luogo l’aumento della differenza dei tassi di interesse tra paesi dell’euro zona, lo spread. Ovviamente bisogna vedere se la Germania, o meglio qualche sanissima e virtuosissima banchetta tetesca ne avranno bisogno o no. Oppure se la Germania vorrà rifinanziare le sue banche da sé, come non potrebbe fare secondo i trattati, ma come ha già fatto anni fa con le sue banche del territorio e più recentemente con la banca Nordland (più in dettaglio qui). Diversamente dall’Italia e dalla Spagna.


A domani...