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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

martedì 7 aprile 2020

La mamma

Mamma che affonda nella notte e lo sa ancora.
Mamma che si angoscia per la visita medica. E mi tormenta come se potessi allontanare un pericolo.
Mamma che ha paura di quello che l’attende.
Mamma che si vergogna a dirmi di sentirsi fragile.
Mamma che confessa il suo turbamento perché vede tutto buio innanzi a sé. E mi toglie le parole perché non posso che rinviarle la consapevolezza di quanto debba essere spaventoso il pensiero che deve affrontare.
Mamma che piange di tristezza perché non ha accanto a sé la gota della filastrocca.
Mamma che mi serra senza volerlo il cuore in una morsa.
Mamma, cartina di tornasole della nostra comune impotenza.
Mamma, M-m-m-mmmm. M.
Bni, m.

E no, non ce la faccio a parlare di prestiti condizionati del MES, degli euro bond e di tutte le altre folli demenze che il governo ci sta tirando in casa a viva forza invece di finanziarsi come fanno tutti gli altri dell’euro zona, tramite la Banca centrale europea con la sola emissione di buoni del tesoro.
Ne parlerò domani, se ci riesco. O fra un paio di giorni, magari.
E del resto.

(È viva e non è in pericolo di vita, per ora. Fa una vita quasi normale. Ma sta peggiorando più rapidamente di quanto si sarebbe potuto verificare. Il COVID, per fortuna, non c’entra.)

giovedì 2 aprile 2020

Risposte alle lettrici, in ordine di apparizione

Ho aspettato così a lungo a rispondere ai commenti che si informavano gentilmente del mio stato di salute che ormai meglio farlo con un post, dedicato specialmente a  qualche commentatore, anzi commentatrice:

Da 37,2 le matin:
Cara Cristina secondo me scrivere sui blog in questo momento è importantissimo, sia per chi scrive sia per chi legge. Per i primi perché le parole condivise sono sfogo e sollievo all'angoscia, per i secondi perché si può infine riannodare un tipo di scambio ben più profondo e soddisfacente che il meccanico e formale "mi piace" o gli insignificanti convenevoli cui ci hanno ahimé relegato i social con la loro comunicazione ripetitiva e elementare. Io dei blog avevo nostalgia e vederli riattivare mi fa sempre gran piacere. Magari il primo aprile! Peccato solo che non riesca quasi più a commentarne nessuno perché dall'ipad il mio account non viene più riconosciuto. Per riuscirci devo recuperare un vecchissimo pc mezzo rotto, senza batteria, con una connessione lentissima e scomodissimo da utilizzare.

Felice te che hai trovato del disinfettante da qualche parte. Qui l'alcool è scomparso, i gel pure e si trova solo un po' di candeggina che non si può usare ovunque, a partire da tessuti e alimenti. Così non posso nemmeno pulire se non con acqua e sapone, e se la cosa mi è indifferente per la casa, perché se quello che c'era dentro non mi ha ucciso finora dubito lo faccia in futuro, dato che qui i contagi aumentano di giorno in giorno, non è la stessa cosa per alimenti e oggetti che compro facendo la spesa, sulle cui superfici questa bestiaccia potrebbe sopravvivere per nove giorni, e che non so come trattare, non avendo nemmeno un ambiente dove lasciarli decantare un po', dato che la mia casa è minuscola, senza ingresso né cucina vera e propria.

Più o meno sono guarita e devo dire che non mi sento particolarmente depressa per essere confinata in casa, forse proprio perché sono decisamente infelice a Roma e in particolare sul lavoro che faccio qui, sia per cause professionali sia e molto di più per le condizioni ambientali, in primo luogo il paternalismo soffocante e ipocrita di una dirigenza che stigmatizza ogni iniziativa e cela sotto la cavillosità formale penalizzante per gli individui e paralizzante per il loro lavoro, la sostanziale e voluta inadempienza a tutto ciò che costi denaro e fatica. Quando mi sono ammalata e ho pensato che fosse corretto dirglielo, ho ricevuto telefonate rabbiose perché stavo per disturbare dio. Insomma, preferivano non sapere, neanche di un sospetto, pur di non dover prendere precauzioni e comprare le minime attrezzature necessarie (i gel, appunto), malgrado fossero entrambe obbligatorie. Malati di controllo fine a sé stesso, hanno fatto tutte le difficoltà possibili ai colleghi che non erano in malattia come me per metterli in lavoro a distanza, malgrado i DPCM, finché i sindacati hanno dovuto intervenire pesantemente. E lavoro in un'istituzione pubblica! Non oso immaginare cosa passino i dipendenti privati che vivono situazioni come queste, ammassati nei call center e nelle fabbriche, essenziali o meno, sapendo dei loro colleghi morti o ammalati.

Ho ben poco da rimpiangere fuori da queste mura, insomma, anzi esse finiscono per parere un rifugio, a volte.

Da Poco fa:
Cara Murasaki
Come spiegavo più su, commentare sul mio e gli altri blog richiede un'attrezzatura vetusta e complessa che non si rimette in marcia facilmente. Il mio ipad non ne vuole assolutamente sapere. Dio sa cosa vuole apple per potermelo permettere. Non so cosa accadrà il giorno che cederà le armi il vecchio e soprattutto rotto e zoppicante pc. Sono praticamente guarita, tranne qualche strascico un po' inquietante ma spero non serio; delle arance bio al mercato sotto casa ho approfittato e approfitto ancora, malgrado l'assurdità di ridurre gli orari di apertura che hanno finito con il coincidere con le mie ore di disponibilità lavorativa - vero colpo di genio della giunta regionale di Zingaretti, obbligando la gente a concentrarsi il sabato mattina, bisognava pensarci per concepirlo così bene, ma si sa, mica è come chiudere un ospedale in nome della "spending review", quello gli è riuscito decisamente meglio - ma la vera grande mancanza è che sono finite le zucche.


mercoledì 1 aprile 2020

Mi raccontano una storia

« Il bambino frustrato, al pari del cucciolo frustrato, si trasforma in adulto inferiore e obbediente. (...) anche il cucciolo umano deve stare pulito, non abbaiare troppo, obbedire al fischio, mangiare quando noi lo riteniamo conveniente. Ho visto centinaia di migliaia di cani obbedienti e servili, a Berlino nel 1935, quando Hitler, il grande allevatore, fischiava i suoi ordini.
Non esistono bambini difficili: vi sono solamente genitori difficili. Forse sarebbe meglio dire che esiste un’umanità difficile(...) Ho visto una mamma picchiare il figlio di dieci mesi perché piangeva quando aveva sete (...). Non è onesto rispettare chi non merita rispetto, non è virtuoso amare un dio del quale in realtà si ha paura »
Alexander Neill, I ragazzi felici di Summerhill
Citazione di frasi con sequenza parzialmente alterata: mi veniva così, dopo quello che ho ascoltato stasera.

lunedì 23 marzo 2020

MES=Grecia, qualche spiegazione 1

Riproduco un appello pubblicato sulla rivista Micromega da un gruppo di economisti che spiega perché sia non solo inefficace ma terribilmente rischioso e dannoso richiedere in questo momento l’aiuto del fondo finanziario detto Meccanismo europeo di stabilità di cui molto si è parlato in questi giorni.

Mentre in Lombardia si muore come le mosche, il presidente del consiglio, il ministro dell’economia, quello degli affari europei e il vicesegretario del PD Orlando, stanno dando priorità, in piena emergenza e con ancora infinite incertezze sulla gestione quotidiana della situazione sanitaria, proprio a questa richiesta.

Non condivido tutto il testo dell’appello, ma la parte sul MES mi trova totalmente d’accordo: 

« Il cosiddetto Fondo salva-Stati (Mes) è rimasto ai margini degli annunci (nota: della BCE), a riprova che non è in grado di salvare nulla. Si tratta in effetti solo di uno strumento di disciplina che gli Stati egemoni vogliono usare per imporre il loro dominio su quelli che cadano in difficoltà. Ne vogliono fare la chiave di accesso agli interventi della Bce, una chiave che sarebbe pagata con la “grecizzazione” di chi incautamente vi facesse ricorso, ossia l’impoverimento del paese e la sua successiva spoliazione da parte delle economie più forti. » 

Con « grecizzazione » si intende l’applicazione di condizioni particolarmente devastatrici all’intervento del MES, tramite i cosiddetti memorandum, accordi redatti dal fondo e da altre istituzioni UE, basati su tagli alla spesa pubblica, specialmente nei campi della sanità e delle pensioni, accompagnati dalla privatizzazione di industrie, banche e servizi pubblici di ogni tipo. In Grecia smisero di acquistare persino le terapie oncologiche, per dire. Proprio l’ultima cosa di cui avremmo bisogno, magari. Gli aeroporti greci, con il loro traffico turistico, li gestiscono oggi aziende private tedesche. Tutte entrate in meno per lo stato greco, ovviamente. 

Inoltre, qualsiasi iniziativa in materia di accordi internazionali o sovranazionali che riguardi questioni finanziarie è per legge subordinata a un mandato del parlamento (legge Moavero). Mandato che l’attuale presidente del consiglio non ha e non ha neppure chiesto. Se mai ne ha avuto uno di senso opposto. Il negoziato è stato portato avanti in assoluta riservatezza, da poche persone, tra ministri e grand commis.

Vi sono quindi ragioni di merito e di metodo per vedere nella richiesta di intervento del MES una scelta rischiosa dal punto di vista economico, per le condizioni pesanti che verrebbero applicate al finanziamento secondo il trattato istitutivo del fondo, e istituzionale, per una decisione presa senza seguire le procedure prescritte dalla legge, che scavalcherebbe il ruolo previsto per il Parlamento, operando una forzatura molto forte delle prerogative dei due poteri.  
Tutto ciò non può che destare estrema preoccupazione.

Perché tanta fretta? Perché tanto segreto? Per forzare la mano approfittando del carnaio e dei morti che distolgono l’attenzione e la vigilanza? A vantaggio di chi?

L’appello prosegue dettagliando gli interventi realmente necessari, in particolare modo quelli della Banca centrale europea, la quale, acquistando titoli di stato senza bisogno di chiedere né rimborsi né interessi (come banca centrale non deve raccogliere denaro per disporne) permette agli stati di finanziarsi in momenti di crisi senza dover sottostare a speculazioni dei sacrosanti « mercati ».

La parte che non condivido riguarda soprattutto la proclamata necessità di pareggio di bilancio per la spesa pubblica corrente. La spesa corrente è quella che paga gli stipendi, ad esempio di insegnanti e medici, le spese di funzionamento, la manutenzione ecc. Quindi, se in una scuola ci vogliono insegnanti, è grazie alla spesa corrente e solo a quella che ce li puoi trovare. È una spesa essenziale quanto e forse più di quella « per investimenti » che invece dovrebbe essere secondo gli estensori dell’appello libera da obblighi di pareggio del bilancio. 
Nella spesa per investimenti, ad esempio la costruzione di un’autostrada, le risorse pubbliche si indirizzano quasi totalmente a grandi aziende private, mentre con la spesa corrente il denaro pubblico va in maggior misura ai salari o a piccoli privati, alimentando la domanda interna e i consumi.
Un aspetto particolarmente bieco della « spesa per investimenti » è che con questo nome si indicano anche tutti i fondi per gli appalti di manodopera nella PA. Un poveretto che lavora precario e sottopagato per un’azienda che ha un appalto per lo stato, viene calcolato come « spesa per investimenti », quindi « buona ». Un dipendente pubblico, che svolge esattamente lo stesso lavoro nello stesso luogo, ma con uno stipendio decente e una prospettiva che gli consente di pensare al futuro senza angosce eccessive, è vituperato come « spesa corrente », ovviamente « improduttiva ».

Improduttiva per chi? Per il ristoratore che se lo vede arrivare a cena, per il negozio in cui entra due volte anziché una, per l’associazione o il partito cui fa un’offerta, per la possibilità di mettere finalmente su casa insieme a una persona amata e essere più felici in due?
O non piuttosto perché quel salario decente non va a produrre profitti di una grande azienda che si spartiscono in molti di meno, ma benessere diffuso? 
Mah.

L’ossessione per il pareggio di bilancio andrebbe peraltro accantonata. Si tratta di una battaglia della destra storica, che provocò privatizzazioni e tasse indirette come quella impopolarissima sul macinato, ed è parte di una politica economica basata sul libero scambio.
Ma nulla permette di dire che il pareggio di bilancio sia in sé un bene da perseguire come obbiettivo primario di politica economica.

Men che meno l’Italia dovrebbe legarsi a un meccanismo tanto rischioso quanto inutile come il MES in un momento di concitazione e smarrimento collettivo come questo, su sola iniziativa di una parte dell’esecutivo, in circostanze che impediscono una riflessione ampia e ponderata sulla necessità e le conseguenze di una così grave scelta. 
Anzi, proprio la pervicacia con cui, tra le mille questioni urgenti in un momento simile, viene data priorità a questa richiesta (ricordiamoci quanti slittamenti hanno avuto i decreti del pdc in questi giorni fino a stasera, pur essendo misure di sostanziale buon senso), anche in presenza di un intervento molto più consistente da parte della BCE, portandola avanti in una totale mancanza di trasparenza, dovrebbe essere motivo di allarme e  prudenza.

1 minuto e 15 di meraviglia

https://www.facebook.com/srpskonarodnopozoriste1861/videos/bella-ciao-serbian-national-theatre/519000095693697/

Ah, questi devono essere nati più o meno quando un altro governo del PD, ben spalleggiato dai liberali-liberisti, ci spiegava come dovessimo essere orgogliosi di tirargli le bombe in testa. Radioattive naturalmente.

lunedì 16 marzo 2020

Mes=Grecia

Lo vogliamo capire, sì o no?
La vogliamo smettere  con la Fede e il Cuore, sì o no?