È veramente l’inferno in terra. Ancora peggio quando si credono onniscenti.
En pèlerine et en étrangère
Poco amante delle cerimonie, non ho mai avuto in gran simpatia né interesse la questione dei funerali di stato. Poi ho capito la loro importanza per il modello che chi li decide intende celebrare o di cui ci si vuole appropriare. Ad esempio, i funerali di stato per Margaret Thatcher mi hanno vista tutta dalla parte di quei suoi connazionali che si appuntavano la spilla I still hate her.
Ma oggi, se dovessi proprio pensare qualcuno che meriterebbe riconoscimento postumo - ed ipocrita, forse in parte - sarebbe lei.
Non certo un’artefice di miseria come codesto personaggio, alfiere di un’istituzione economicamente spietata, al servizio di un’ideologia altrettanto spietata dall’università in poi, qui descritto da uno dei suoi peggiori complici. Altro che diritti delle donne, ormai più che sbiaditi.
Sì proprio i fautori della riduzione della spesa pubblica, della concorrenza e della tutela del libero mercato e del divieto di aiuti di Stato, perché meglio i licenziamenti e la deindustrializzazione.
Eh, ma l’EUropa porta la pace.
Où l’on s’en va à deux cueillir en rêvant.
Con la mamma coglievamo le more. Le ciliegie mai successo. I fichi sublimi sì.
Mais il est bien court le temps des cerises.
J’aimerais toujours le temps des cerises
et le souvenir que je garde au cœur.
Mi sento strana, sono stanca e non vado a dormire, abbattuta davanti allo schermo. Eppure domani mi attende una lunga giornata che, malgrado debba passare per un momento che spero interessante come promette, non porterà a niente di concreto, come sempre.
Ho voglia di novità, da mesi, e la novità è arrivata e è solo brutta, come sempre sul lavoro: facciamo fuori un terzo di quanto dovresti curare, senza nulla in cambio, per equilibri e fini che non mi vengono neanche accennati perché io possa sentirmene in qualche modo partecipe. O solo rispettata nel mio ruolo e nel mio mestiere. Il solo scopo sembra ricacciarmi la testa sott’acqua da ogni parte io tenti di voltarmi. Dopo la pensione mi aspetta l’indigenza con seicento euro al mese (grazie, governi Dini, Prodi, Monti, Renzi).
A Parigi sentivo envie de faire peau neuve, qui sono stata così sommersa da problemi
di varia natura (al primo posto la salute dei genitori) da scordarmi persino di questo.
Altro che lockdown di tre mesi sei anni fa, quando mi sentivo così bene da tornare in forma senza neppure accorgermene. Oggi dovrei rifare l’intero guardaroba.
In lockdown (economico, sociale, culturale, conoscitivo, di mobilità) ci ho vissuto, di fatto, tutta la mia vita di adulta. Sempre ad affacciarmi al mondo che mi interessava davvero attraverso lo schermo di una barriera invisibile ben più penalizzante di una mascherina.
E adesso è troppo tardi, e del resto non cambierebbe nulla.
Eppure io sono una persona tutt’altro che cupa e malinconica per natura. Sono curiosa, appassionata, affamata di scoperte e conoscenza, vivace, inventiva, ridente. Ma è come se vivessi sotto una coltre di polvere.