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domenica 25 novembre 2018

Taci rinnegato

Affamatore della tua gente, tu che hai svenduto chi ti ha eletto, hai distrutto il tuo paese, hai smantellato le sue risorse, hai tradito un mandato referendario, ma taci, almeno, dopo avere massacrato la amata terra di Achille e Odisseo, non osare darci consigli di morte come se non bastasse la devastazione che hai provocato là dove avevi il potere di resistere e di appellarti ai tuoi, anziché torturarli come invece hai fatto, non preparandoti e infine cedendo in maniera ignominiosa.

venerdì 1 luglio 2016

leave? "Razzisti!" ???

Aggiornamento: i collegi elettorali laburisti hanno votato Leave . Chi fosse ancora convinto che il Brexit è stato votato solo dagli elettori dell'UKIP, potrebbe trovare utile l'analisi di un ricercatore dell'università dell'East Anglia, condotta su alcune circoscrizioni elettorali dell'Inghilterra, Galles e Scozia. Sette su dieci tra quelle tenute dai laburisti hanno votato per il Brexit, rispetto ai tre quarti dei collegi conservatori, confermando la distanza di vedute tra le gerarchia del partito schierata per la UE e la sua economia di miseria, e gli elettori a cui quella miseria è stata scientemente imposta dai loro stessi referenti politici. 
En passant sarebbe forse bene ribadire come commenti del voto minimamente affidabili si facciano su dati comparati come questi, forniti dalle circoscrizioni elettorali, non  su sondaggi opinabili pre voto condotti magari su campioni squilibrati. Ad esempio, la famosa contrapposizione generazionale del voto viene da un campione in cui i giovani rappresentano forse un quarto degli intervistati, rivelandosi l'ennesima mistificazione propagandistica. 
Ciò conferma, se ne fosse bisogno, quanto  gli scomposti strilli politico mediatici seguiti dai patemi personali di questi giorni non avessero affatto lo scopo di informare o riflettere sul voto, magari esprimendo legittime preoccupazioni per le sue conseguenze, bensì spargere confusione, incertezza e paura, zittendo qualsiasi tipo di domanda e riflessione sulle possibilità e le opportunità di smantellare anche per altri paesi i legami con l'inferno dei popoli chiamato UE.  Purtroppo, ciò che esce da tutta questa vicenda è che la UE teme più di ogni altra cosa che i suoi cittadini si interroghino sulle scelte politiche che determinano il loro destino; non solo, ma vuole con ogni mezzo rendere loro impossibile farlo.
Ancora più è necessario dubitare, quindi interrogarsi e documentarsi su questi temi.

Desta sempre perplessità come tutti si prenda per oro colato la propaganda dei peggiori arnesi sul Brexit, solo perché strillano più forte, senza mai chiedersi su cosa basino le loro convinzioni. Basta usare la parola "razzisti" e eccoci sull'attenti, ripetendo come 16 milioni di persone siano vecchie, ignoranti e, naturalmente, razziste, perché hanno votato diversamente da come la stampa era pagata per far votare.
Quindi costoro dovrebbero essere privati del diritto di voto. Chi era che diceva che certe decisioni vanno prese "al riparo dal processo elettorale"? e quali erano le decisioni in questione? Quelle che avrebbero portato ai noi poveri la prosperità? o quelle che, allontandoci per un attimo da Albione, hanno distrutto redditi, ricchezza, lavoro, attività economiche, speranza di vita alla nascita! in tutto il continente che avrebbero dovuto proteggere? e chi era che parlava dei vecchi che rubano il futuro ai giovani perché hanno i contributi e la pensione? quelli che hanno voluto la precarizzazione sfrenata del Jobs Act? care persone, certo, altruisti nel midollo.
C'è da fidarsi, altro che quei razzisti dei Britannici, poveri, oltretutto.

Altre fonti di informazione meglio non prenderle in considerazione, costa fatica. "Razzista!" semplifica rassicurantemente le cose, riporta a un quadro noto - è vero che se poi si esce ci sarà il monsone? o mi devo davvero mettere a studiare cosa succederà? io? ma io non ci voglio pensare. Non ci voglio pensare se perdo il lavoro, non ci voglio pensare se ho votato perché mi mettessero la corda al collo mentre gliene offrivo un capo, non ci voglio pensare a leggere cose che non so e mi farebbero sentire ignorante, inferiore e in colpa, mentre posso andare a commentare la partita sui social o a infornare la torta ché è sabato sera. No, "razzista!" offre una pacifica chiave di lettura, evita domande scomode e salva la coscienza dall'indagine e peggio ancora, dalla scelta o dall'azione.
Implica assunzione di responsabilità, oltre il "Ah io non capisco niente" e "Ma se poi capisci stai meglio? No? E allora perché cercare di sapere?". Però poi si crede di sapere, perché ce l'hanno detto tutti, che laggiù son nazionalisti e razzisti e che l'UE è comunque il rimedio migliore per tutti noi.


Oggi lo strumento dell'oppressione dei ricchi contro i poveri sono la UEM e la UE. Piaccia o no, non è Farage. (E Farage votato da 4 milioni di persone non è i 16 milioni e passa che hanno votato Brexit.)
E' la UEM, creata apposta dal grande capitale.
E' la UE a condurre la mistificazione propagandistica del preteso razzismo e populismo di chiunque la metta in discussione.
E' la UE che approfitta di queste etichette come della migliore arma di distrazione di massa per continuare a imporre scelte politiche che, impoverendo la maggior parte della popolazione, alimentano esattamente razzismo e populismo come sfogo al malessere e all'impotenza.
E le anime belle ci cascano pure: si spaventano, si indignano, si ritraggono.
Smettono di ragionare per sussultare pavlovlianamente.

La lotta che conduce è spietata al punto da tagliare le cure e abbreviare la vita. Non c'è molto da discutere, da sperare, da arroccarsi in interstizi di sopravvivenza fino a pochi anni fa concessi dallo stato sociale che oggi, poiché "ce lo chiede l'Europa", non esistono più. O la fermi, la indebolisci, la azzoppi, o la UE ferma tutti noi.

Chi vota leave sta dicendo anzitutto che dentro la UE si vive male.  E si vive male perché il liberismo fa vivere male, come ben sa chi lo subisce vedendosi ridotto il proprio tenore di vita, o come spiegano i sindacalisti dei trasporti, dei panettieri o gli attivisti del Labour che hanno fatto contro il loro partito campagna per il leave.

The rich and powerful overwhelmingly support British membership. The City, the Confederation of British Industry and the Institute of Directors all support the status quo. So do at least two-thirds of large British firms surveyed by the Financial Times last year. A crisis for our rulers can open up a greater space

Loro lo spiegano che il voto puo' leggersi anche rispetto alle zone in cui le regole UE hanno permesso più precarizzazione del lavoro e più privatizzazioni dei servizi pubblici, quindi più miseria, là dove il si' ha stravinto. Ma devono essere razzisti anche loro, giacché lo dicono gli honourable men - pardon human beings. Data la propaganda che miete vittime ovunque, per riuscire a dire anche solo che la UE è la causa per cui si vive male, è necessario provare una rabbia profonda e una fortissima coscienza del proprio disagio e della perdita di ogni speranza.

Inoltre, il Brexit potrebbe dare forza a un dibattito analogo in altri paesi sotto la felice legge UE. Ed è proprio questo che la propaganda del "tutti razzisti, stiamone fuori eh, siam mica scemi noi, noi abbiam capito tutto, fatti loro" vuole a ogni costo impedire: una riflessione consapevole su cause, effetti e necessità di demolizione di questa istituzione di morte. Anche questo sarebbe stupido perdere.

Ah ma il razzismo. Il razzismo non è una tara della mente umana, una colpa da espiare finendo all'inferno, un virus Ebola. Il razzismo è creato dal liberismo che lo alimenta con i suoi meccanismi di esclusione economica e sociale. Il razzismo serve per deviare su falsi bersagli lo sfogo del malessere economico e sociale creato dalle politiche economiche cui i paesi UE sono sottoposti da decenni, tenendo al sicuro e con le mani libere chi quel malessere lo incrementa nella sua azione quotidiana.
Se non lo vogliamo capire, non potremo mai combatterlo.

In tutto il continente i partiti che un tempo si erano proposti inclusione sociale e benessere diffuso si sono candidati da decenni a guidare il processo di immiserimento dei salariati di cui UE e UEM sono stati lo strumento perfetto. Percio' che adesso si votino partiti populisti non merita più scandalo di tanto. Le uniche vie di fuga lasciate aperte alla contestazione di uno stato di cose di miseria e morte di cui si nascondono le cause e cui non si propongono rimedi sono queste.

Ridurre tutto questo a "razzismo", come fosse un perverso piacere dei predestinati alla dannazione, non è solo stupido e supponente: è il migliore FAVORE che si possa fare a chi ci sta distruggendo. Quelli che stanno distruggendo cio' che l'Europa - non la UE che è altra cosa - ha prodotto di più civile: il welfare.

 Chi in Italia ha voluto fare un discorso sincero documentato e lucido sulle scelte di politica economica e i mezzi tecnici usati per applicarle durante la costruzione della Ue e sulle loro ricadute? Sono dieci anni che ogni riflessione in merito è stata zittita, da quando tutti i partiti sono divenuti complici della UE e grazie a cio' han cominciato ad alternarsi al governo.
Meglio deviare ogni dissenso sul razzismo (o sulle adozioni delle coppie omosessuali): chi lo mostra, chi lo contesta e chi resta impastoiato tra i due.
Intanto nei grattacieli si lavora sul serio. Al riparo.

Cominciare a ripensare a questi soggetti proibiti: ecco quel che la propaganda per la quale "sono tutti dei razzisti", una cosa facile e semplice da capire, quindi molto efficace (ma davvero abbiamo chiesto a 16 milioni di britannici se credono nell'inferiorità genetica?) deve a ogni costo impedire. Con successo, bisogna dire.

sabato 4 luglio 2015

La disinformacija

Un blog ha provato a verificare un articolo apparso sul Corriere della sera a firma del vicedirettore Federico Fubini che descrive una Grecia diversa da quella che lui ha visto. Niente code ai bancomat, niente Acropoli disertata dai turisti (magari!), niente navi vuote in partenza dal Pireo. Niente negozianti che assaltano i turisti con aria equivoca, niente velate minacce di furti come viene più o meno velatamente insinuato in un altro articolo sempre dal Corsera, questo letto e debitamente conservato da me mercoledì 1 luglio a p. 11 "Tra i turisti per la strada inseguiti dai negozianti". E a lato, in una colonnina non firmata: "I turisti potrebbero diventare bersaglio facile per chi è in cerca di denaro". Ma non esisteva qualcosa di non proprio lecito che si chiamava "procurato allarme"?

Però l'articolista ha ragione, in prospettiva: se tu riduci un paese alla povertà, come la troijka  e l'euro stanno facendo in Grecia da oltre cinque anni, perché poi ti stupisci se si cercano i soldi dove si può? Ricorda niente questo scenario? A me sì: ricorda i pochi paesi del sud del mondo che conosco, (e che adesso non potrei più visitare perché il mio salario è tenuto troppo basso per permettermi di viaggiare; quella percentuale di reddito nazionale però non è scomparsa: semplicemente adesso si è scelto di farla andare altrove), ricorda la pressante richiesta dell'elemosina nei Caraibi, nell'India di qualche decennio fa. O i racconti sul Brasile, ad esempio. E' a questa società che la politica economica della UE, di cui l'indipendentissimo quotidiano serale si fa portavoce volenteroso, vuole ridurre l'Europa, proclamando ovviamente di volere l'opposto. E proclamando neppure tanto velatamente che se i popoli si rifiutano non bisogna tenerne conto. Del resto democrazia era una così brutta parola, là dove l'hanno inventata.  Ma tutto questo non conta.

Se vuoi sicurezza, per tornare alle preoccupazioni esternate dal Corsera, dai dignità.
Se vuoi dignità NON tagliare il welfare (è un salario indiretto, che mette in comune il contributo di tutti per poter dare a tutti quel che da soli non riuscirebbero mai a permettersi, ad esempio un intervento chirurgico o un'istruzione superiore, non un debito riprovevole).
Peccato che la stampa predichi da anni tutto l'opposto.
E che troppo pochi ancora perdano - o prendano?- tempo a dubitare, porsi domande, riflettere, verificare.

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lunedì 29 giugno 2015

Magari fallisse la Ue

Signora Merkel
magari fallisse! Sì, magari fallisse la Ue, non l'Europa che è altra cosa. Magari la Grecia avesse il coraggio di ribellarsi sul serio, e di dare quella lezione di civiltà che la Francia non ha avuto il coraggio di dare. Magari la Grecia si ribellasse a chi, come lei e il suo governo, docili passacarte delle banche tedesche, l'ha torturata oltre ogni immaginazione - del resto ne avete una certa esperienza, dalle vostre parti, di toture ai popoli. Magari vi mandasse dove vi meritate. Magari il vostro progetto egemonico fallisse una volta di più, ché di miseria all'Europa, quella che senza vergogna sbraitate di voler proteggere, mentre ne distruggete valori e civiltà sotto i cingoli dei vostri interessi speculativi e nella morsa della miseria dei tanti, ne avete già portata (anche col valido aiuto del paese dove sono purtroppo nata) due volte negli ultimi cento anni.
 Ma come vi permettete, lei e il presidente delgi Stati Uniti, di decretare cosa un popolo deve decidere della sua vita? Ma come possiamo essere così frullati di cervello da ascoltarvi passivamente, messaggeri di morte e di fame?
Magari la Grecia tenesse. Ma non sarà così.
Se ci fosse stato un rischio serio, signora Merkel, non avreste permesso che in Grecia si votasse. Avreste fatto come quella volta, ricorda?, in cui il presidente Paapndreu voleva che il suo paese votasse il primo bestiale programma di tagli imposto dalla troijka, il Memorandum. Allora i Greci non poterono nemmeno scegliere se stranoglarsi con le loro stesse mani. Se adesso avete permesso o permetterete un voto, sarà solo perché ormai, come accade non solo in Grecia, siete già certi di controllare il risultato.
L'Europa, signora Merkel, l'avete ammazzata voi da un pezzo.
Che la storia ancora una volta vi presenti il conto amaro che gli uomini, stavolta, non hanno più la forza di presentarvi.
Nei secoli dei secoli: che siate maledetti.