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Toulouse en érasmienne

venerdì 16 febbraio 2018

Le voyage

Ancora pesta per via del "no" confermatosi no con tutti i crismi, una punta di sadismo superfluo e un accumulo di coincidenze sgradevoli, mi lascio tutto alle spalle partendo per il Nord verosimilmente per l'ultima volta, senza laucna voglia di lavorare e molta di scherzare e perdere tempo. Poco sensato. La pertenza non è avvolta dal brivido e dall'ebbrezza solite, forse per i guai alla schiena, forse per il "no" eterno, forse per la fatica accumulata. Forse per il disgusto datomi dall'ambiente di lavoro il cui principale merito è quello di lasciarmi partire come voglio (per ora). Ma ne sono felice. La macchina ha passato la revisione e corre bene, io stessa mi trovo a andare più spedita del mio solito e arrivo presto sia nel mio rifugio piemontese che mi accoglie con una magnifica fetta di fegato nel tramonto rosato. Per la prima volta ho visto i monti abbagliare di rosa, perché il ghiaccio riflette il colore infuocato del tramonto come uno specchio contro uno sfondo grigio azzurro. Facevo posturale sdraiata su un pavimento caldo, le gambe sul termosifone quasi bollente. Sensazione inebriante il freddo fuori e il caldo addosso, quello più bramato. La mattina succcessiva il sole è tiepido come in primavera, i boschi chiamano e passeggiamo sul crinale della collina. Poi, a un'ora assurdamente tarda riprendo la strada lungo la Valsusa degli incendi. L'inverno copre col suo mantello desolato i segni più evidenti, le nevi fanno il resto. Sempre bello inerpicarsi, dichiararsi al passaggio e infilarsi nel tunnel che costò la vita a tanti minatori, riuscire in Francia e precipitarsi verso il massiccio della Chartreuse dove sogno sempre di arrestarmi un giorno. Come sempre faccio rifornimento non all'odiosa area Agip ma alla molto più accogliente e simpatica aire de l'Abis, di BP, sia perché la pompa si adatta al mio motore a gpl senza protestare, sia perché il gpl c'è sempre e allora per incentivarli riempio anche la benzina e bevo il caffè, cosa che faccio solo al momento delle lunghe traversate in macchina (in ogni altra circstanza su di me il caffè ha un effetto cocaina, almeno penso che la cocaina dia un effetto simile essendo sempre stata molto poco curiosa per quanto riguarda le sostanze psicotrope di ogni tipo). Il passerotto che mi salutò e approfittò delle briciole della merenda preparata dalla mamma tre anni fa, quando riuscii a passare i monti in extremis, stasera non c'è: è troppo tardi, di sicuro. Riparto e dopo il bivio della Borgogna mi sorprende la pioggia e molto probabilmente il nevischio: in quel momento malgrado il freddo glaciale mi sento circondare da un abbraccio caldo che sussurra una vigile presenza attorno a me: il mio corpo fabbrica molte compensazioni. A Parigi il cielo è così coperto che persino il faro della torre Eiffel che di solito mi faè balzare il cuore al pensiero di essere tornata a casa ne è offuscato. Una bella cena e crollo nel mio letto, ma i troppi caffè mi agitano fino alla mattina successiva.

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