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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

venerdì 31 luglio 2020

Per quelle due che mi hanno scritto

e a cui sono riuscita a rispondere solo ora. Perché sì, il mio ipad mi impedisce di commentare sul mio blog e sulla maggior parte degli altri blog, quasi tutti quelli di wordpress e la maggior parte di quelli di blogger.
E quindi per poterlo fare devo aspettare di avere a disposizione la linea del pc che siccome serve anche per lavoro e pago io (manco a dirlo) non posso usare per andare a zonzo, pena il rischio che mi finisca, perché ha i giga contati e quando son finiti, fine fino alla scadenza dell'abbonamento mensile.
E no, non passo a... spendo fin troppo così.

E comunque la famosa indennità di accompagno quant'è per il 2020? 520 euro.
Sì.
Dopo avere compilato moduli umilianti e ridondanti, dopo avere portato una persona malata a visita medica ovviamente nelle ore di lavoro, dopo tutte le più raffinate trafile.
Boeri che tu sia maledetto, per l'eternità.
Maledetta sia l'istituzione che ha imposto la redditività dei servizi pubblici e che non cessa di chiedere, famelica, i tagli alle pensioni, in nome di una insostenibilità che non esiste e che infatti non è mai stata dimostrata. Maledetta, non ci sono vie di mezzo, non ci sono mediazioni, non ci sono compromessi. Punto.

Questa estate partirò con la mamma per quella che sarà forse la sua ultima vacanza come persona ancora senziente e relativamente autonoma. Anche se ormai dimentica tutto, non solo i discorsi, ma anche le informazioni pratiche, l'organizzazione del tempo, confondendo ciò che è accaduto a lei con ciò che è accaduto ad altri.

La ritrovo piena di angosce che limitano anche quelle poche cose che potremmo concerderci. Era nostra abitudine passare in luoghi diversi le vacanze sulle Alpi; lei ama particolarmente una remota vallata dove andava con suo marito. Quest'anno ha avuto paura di spostarsi, sostenendo che "la sua salute" (fisicamente è più o meno una roccia) le impedisce di allontanarsi da Roma. Perché? Non si sa.

Dopo due settimane di tregenda è riuscita a scovare un posto in una regione che non piace né a lei né a me ma che è abbastanza vicina a Roma, dove si bolle sui 40° da giorni, per rassicurarla.
E sia.
Poi cominciano le quote: "Non posso salire oltre i 600 m". La cardiologa le ha raccomandato i 1200, ma niente da fare, di lì non la smuovi. Era l'altitudine a cui doveva rimanere mio nonno, dopo avere avuto il primo ictus, 600 metri.
Mi immagino escursioni attaccate all'altimetro, ansie, ossessioni varie.

Dovrebbe essere abbastanza gestire tutto questo e quel che di peggio verrà, senza avere il minimo, ma il minimo affanno di tipo logistico-economico legato a una simile patologia, che ti strappa ai tuoi cari mentre vi vedete e vi toccate ancora.
In una società civile.
Ma rendere difficile la vita delle persone anziane e far loro consacrare le energie dei familiari in una schiavitù senza senso non si accorda forse perfettamente con questo lucido piano di riforma economica: (sì, proprio quello del caro Prodi, portatore di miseria e di precarietà con il pacchetto Treu del 1997, che introdusse il parasubordinato quasi senza contributi pensionistici. Questo fu il governo Prodi. Non lo dimentichiamo.  Come potremmo? ha incancrenito i contributi tre generazioni della mia famiglia, ormai - mia mamma, io e due dei miei cugini che potrebbero essere i miei figli. Una è emigrata, uno fa un lavoro dequalificato, precario.)
"Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l’ apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell’ uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna." Da legge della giungla, appunto.

Eh ma le pensioni sono diventate insostenibili. Ancora una volta sono le carte stesse del moloch a smentire la propaganda:
qui nel 2011 
e qui nel 2012
cioè in documenti tecnici, come le norme esaminate nel post sul MES, le pensioni italiane vengono giudicate perfettamente sostenibili.

E completato da questa riflessione: la longevità rischia di far aumentare il debito pubblico. Ora, qual è il valore dei parametri impostici sul debito pubblico? Nessuno. Il famoso divieto del deficit oltre il 3% nasce a caso e a naso, come parametro che gli industriali francesi - NON le esigenze della macroeconomia - avrebbero accettato da parte del governo francese come sostegno pubblico ai salari diretti. Oggi questo limite è strettamente legato all'esistenza della sola zona euro ed è totalmente ignoto al resto del mondo.  Il parametro dell'80% di debito rispetto al PIL non ha maggior valore. Pare sia rispettatissimo in Senegal o giù di lì.
Peccato che poi i sengalesi siano così felici e prosperi con il loro debito in regola da rischiare di annegarsi nel Mediterraneo per arrivare nel paese del 160%, dove il Parlamento ha appena mandato a processo qualcuno che avrebbe voluto impedire l'entrata dei migranti dall'Africa in Italia.
E che nella mia casa in Francia sia appena arrivato un senegalese ospitato gratuitamente dal padrone di casa per completare studi che in patria non avrebbe potuto permettersi, perché non c'erano e in UE nemmeno, perché non avrebbe potuto pagarsi il soggiorno.
Bizzarre scelte 'sti senegalesi DAL BILANCIO SANO.

E no, la scelta non è nemmeno quella di ridurre alla disperazione economica le persone finché la morte paia loro preferibile alla vita, perché l'assistenza è lasciata sulle loro sole spalle o quasi, e il costo e le ristrettezze diviengono così insopportabili da far invocare la morte o addirittura il suicidio.

Cos'altro si può fare se non combattere fino in fondo chi sostiene simili aberrazioni. Non sono necessità economiche, ma politiche: quelle legate alla distruzione dei servizi pubblici fino al punto in cui diventeranno redditizi per il privato che subentrerà.


Morale a parte: leggetevi le carte per conoscere la situazione economica. Non i giornali.

domenica 19 luglio 2020

Magniloquente, o sia Montessori e no

Alle elementari e per una parte dell’asilo ho frequentato una scuola Montessori. Pubblica, perché per portafogli e per valori mai la mia mamma mi avrebbe mandato in una scuola privata. Tra i motivi della scelta c’era anche la laicità della medesima, e quando le maestre provarono comunque a farci recitare la preghierina in prima elementare (il democristianisstimo tra i ministeri si montessorizzava a modo suo), piovvero le folgori. Le malcapitate provarono a dire che io ero esentata, ma si finì con una rivolta generale delle famiglie e le preghiere rimasero nella dimensione dove dovrebbero stare: quella privata. Benedetta sia la Francia da questo punto di vista.

Non fu la scuola ideale, ma non vorrei averne frequentata nessun’altra.
Di certo fu la scuola dove appresi di più, università esclusa: rigore ma mai colpevolizzazione; curiosità libera; attenzione a episodi di bullismo che mi presero di mira e finirono con l’espulsione mascherata del capobanda, “spontaneamente” trasferitosi in un’altra sede, rompendo così il legame perverso che aveva instaurato con i piccoli complici. Tra i quali si annoverava il mio amichetto del cuore: erano infatti i miei amici che mi aveva aizzato contro. Si seppe dopo che il bambino persecutore viveva, manco a dirlo, una situazione familiare lacerata, con i genitori in rotta tra loro. Questo non giustifica né lui né alcun altro adulto minimizzatore, se non per il fatto che la causa della persecuzione non era “il carattere del bambino” né tantomeno il mio o la “mia maniera di reagire”, le solite frasi fatte degli adulti scansafatiche e scansa problemi, bensì la famiglia cieca e negativa dell’individuo aggressore.

Ma non è di questo che intendevo parlare.
Arrivata in prima media avevo l’abitudine di fidarmi degli adulti e di parlare liberamente con loro, specialmente se insegnanti, in classe.
“La mole magniloquente del Vittoriano...” lessi quel giorno a voce alta durante la lezione di geografia. Alzai il nasetto dalla pagina: “Lola - così si chiamava la professoressa di lettere e così la chiamavamo se volevamo - ma cosa vuol dire ‘magniloquente’?”.
Ne seguirono spiegazioni che non mi chiarirono completamente il concetto, e il compito assegnatoci quel giorno fu un’indagine sul termine. Cosa si poteva definire “magniloquente”?
Peccato che la professoressa, peraltro da me abbastanza amata anche se non come l’adorata Maria Lazzari che la sostituì l’anno successivo per poi scomparire, atroce abbandono, nelle scuole toscane, venendo sostituita dalla più laida opra nomata Italia (sic), non ci abbia indirizzati dapprima a un vocabolario, spiegandoci di tal fonte il senso e l’uso: del resto in classe non ce n’erano. Simili lussi a scuola? Suvvia.

Qualche tempo dopo le nuove compagne di scuola, tutte gomitatine e risatine sforzate e nervose, mi esplosero contro: “Ma perché tu fai le domande? Così poi ‘Lei’ ci dà i compiti!”.
Ecco: la scuola, quella con la S maiuscola.
Che orrore.
Che ottundimento dei cervelli.
Che macchina da guerra per produrre soldati furbi, ignoranti e ottusi.
Che spreco.
 

lunedì 6 luglio 2020

Sgambettare felici

A loro non tocca, possono non preoccuparsi troppo. Se lo prendono guariscono, pare, senza problemi. E sono diventati un passaporto.
I bambini piccoli. Quelli proprio piccoli che vanno ancora in giro in braccio, in marsupio, in passeggino. “Ils poussent” diceva un signore anziano che a Parigi incontravo in ascensore commentando i nuovi nati della primavera.
Una cosa bella di questa epidemia, posto che ce la dovessimo proprio prendere, è stata la relativa sicurezza che ha circondato i popi.
Che a me piacciono moltissimo, finché gli adulti non li guastano con le loro ossessioni, paure e irregimentazioni. Si sono visti ovunque appena è stato possibile, branditi nelle braccia rilassate dei genitori, portati finalmente all’aria aperta senza timore.
Paffuti, mezzi svestiti, ridenti, scalcianti, sgambettanti. Curiosi, assorti, giocosi. Chiacchieroni, esploratori, ciangottanti.
Due mesi fa la riapertura a Roma: si poteva muoversi per fare attività motoria e visitare persone care e vicine.
Il primo giorno, lunedì 4 maggio, lunghissima passeggiata per la gioia di sentirsi camminare.
In giro tante coppie anche insieme, tutte dotate di fagotti morbidi e tondi. Piedini e cosciotte nude, braccine all’aria, occhioni spalancati.
E ancora oggi, nei giardini, sui prati, tra un fulgore di erba e di fiori, esaltati da una primavera infine priva di gas di scarico. Che non vedremo mai più, purtroppo. Oleandri, bougainvillee, tigli profumati, gelsomini da stordire, sia mediterranei, discreti e persistenti, sia indiani, grande éclat ma poca sostanza. Cieli smaltati e oro del sole.
E un altro tipo di coppie, quel giorno: mamme con le figlie già grandi, quasi adulte, o decisamente mature. Una visione abbastanza inedita, una scelta di vicinanza spontanea e poco prevista.  
Questo virus ha ribaltato il “prima le donne e i bambini” e ciò ha malgrado tutto messo un pizzico di noncuranza nell’ansia generale. Almeno qui, dove la tragedia non è stata grande come nelle zone industriali del nord.

P.S.:
Non posso ancora commentare sul mio blog, per cui risponderò fra un po’ ai commenti al post precedente.

domenica 21 giugno 2020

Post da nulla

Mi attendono, nel disordine: i pavimenti da lavare, che non sarebbero così terribili se la casa non fosse talmente piccola che due terzi del tempo se ne vanno nel molto peggiore lavoro di spostare oggetti e scatoloni per poterci pulire sotto; due stoviglie da pulire ché certo ho la lavastoviglie ma alcune cose serve tenerle sempre a portata di mano; i polpetti da cuocere con il basilico - ma loro sono gentili: si fanno da sé; due libri da recensire, un testo da finire da tempo vergognosamente immemorabile ché no, soccome non mi pagano per farlo, il tempo che mi resta da dedicarci è quello di un fine settimana che mi vede sempre più impegnata e stanca: ecco come si stroncano le velleità e la freschezza di idee di qualsiasi tipo; una mamma da visitare perché sta male e senza speranza di miglioramento (no COVID, malattia degenerativa), un di lei marito angosciato e angosciante nei miei confronti, che mi avvelena ogni raro: abitano lontano, momento che mi guadagno per passare con lei finché ha ancora una coscienza e vive; il pensiero di come trovare i soldi necessari ad assisterla. Avete mai letto i passi per una procedura di invalidità elaborati dall'INPS di questo laido figuro e dei suoi simili? Ecco, ve li consiglio se volete capire cosa sia l'umiliazione che devono passare un malato e un familiare già sconvolti da una situazione tra le più insostenibili fisicamente e moralmente.
Mentre dovrebbe essere automatico, una volta avuta una diagnosi: volete un aiuto? Invio io medico la diagnosi che ho comunque redatto al pc, e la procedura inizia immediatamente, senza scartoffie che accertino peraltro ciò che la PA possiede già.
Sappiate comunque che siccome privatizzare e liberalizzare è bello, - lo spiega la mamma e la mamma ha sempre ragione - meno spese si devono sostenere per la previdenza e l'assistenza, più alti saranno i profitti per i privati che subentreranno. E i dirigenti, ovviamente, obbediscono, lieti: sono pagati apposta. "La buona salute dono del Signore, la cura del vecchio, atto di pietà familiare" scrivevano gli ispiratori:  il ministro dell'"adorato Prodi", e prima di lui Luigi Einaudi e Friedryck von Hayek, sì, l'ispiratore di quel tipo che ebbe qualche problemino da risolvere negli stadi. Ma erano gli antipodi, che importa qui e oggi? E' un altro mondo. Sì, proprio.
E questo sarebbe il giorno del riposo.

Ma niente: oggi mi andava di celebrare l'estate. Mattina di limpido cielo, davvero azzurro - grazie confinamento! - fiori di cui risplendono le vie mal o niente pulite: bouganville e oleandri impazziscono a Roma.
L'idea che la notte variasse da più corta a più lunga, i solstizi tutti mi hanno sempre emozionato, soprattutto quello d'estate, forse anche grazie a Shakespeare, o a quella volta che al parco vidi bambina la luce non finire mai e ne chiesi alla mamma tra una corsa e l'altra. Lei, seduta sulla panchina, mi spiegò che in questi giorni il sole restava più a lungo. Quindi si poteva giocare più a lungo al parco.
Comunque la notte dell'estate mi conquistò anche da adulta, e diviene sempre più fremente con il passare degli anni quest'idea di festa. Anche se da noi pochi la condividono.

Di solito la celebravo in Normandia, quest'anno non ci sarà che un post qui sopra, e finirà presto, molto più presto che al nord. Ricordo una sera tornando a Parigi da una giornata di meraviglie a  Strasburgo i 38° alle 21 h 00 scendendo dal trenoin pieno sole alla Gare de l'Est; ricordo i pianoforti per le strade a Tolosa in una settimana sferzata da acquazzoni che li resero inservibili, ma qualcuno li suonava lo stesso, incurante della pioggia e delle stonature.

Ieri sera invece guardavo il tramonto e l'imbrunire leggendo davanti ai Fori. Alle mie spalle un militare, dio sa perché i Fori sono presidiati dall'esercito, raccontava le storie della sua famiglia al commilitone a volume da altoparlante rave. Solita pacchianeria in giro nelle strade adiacenti, solita soddisfazione solitamente a me incomprensibile nel rientrare in una routine kitch prima come dopo.
Solita bellezza indicibile, superstite per frammenti. Ripenso all'idea di Cederna e Niccolini: l'area dei Fori e dell'Appia antica interamente pedonalizzata, il più grande parco archeologico del mondo.
Adesso il centro deve diventare un enorme B&b sussidio per pochi a redditi insufficienti, speculazione per molti di più in proporzione, espellendo i residenti da centri e zone semicentrali, come già avviene a Firenze, per offrire alloggi scadenti e ricavati al risparmio estremo a turisti anch'essi impoveriti dal virtuoso liberismo dei santi UE.

Oggi vediamo, per ora devo raggiungere il secchio, anzi il mocio. Benedetto sia. Sapessi dove metterlo, ne comprerei un secondo per il risciacquo.

 Alla libreria anarchica difronte al portone ho comprato la riedizione di questo libro la prima in rete nell'usato costava di più.
Ho voglia di ritrovare le biblioteche parigine. Una piccola buona notizia mi arriva, perché avrò per altri trenta mesi un'etichetta. Ma mi lasceranno andare da qui? E come farò con il denaro, dato che la fisioterapia che sto facendo mi prende i due terzi del mio salario tutti i mesi?

L'aria entra ancora fresca, piacevole, dalla finestra. Il sole fa rilucere le piante del dirimpettaio. No, qui non arriva mai, anche se la luce è sufficiente, ma picchia sul tetto giusto sopra la mia testa e mal isolato: comprare anche il sole nelle stanze avrebbe richiesto ventimila euro in più e quei soldi, che mi ha dato quasi interamente la mamma, non c'erano tredici anni fa. E non ci sono adesso.
Mi manca.   

Festa: sì, ma anche preoccupazioni economiche.

Ed ecco che nella scrittura l'angoscia sotterranea è uscita, ha trovato le parole nelle lacrime dell'impotenza, mischiandole alla schiettezza della voglia d'estate.

Post altalenante, quindi.
Come sempre.

Alla faccia degli idioti per cui "Godete delle piccole cose! Non pensate al domani! Il futuro è adesso!" e altre propagande narcotiche, fuffe più irritanti della cosa stessa.
Il mocio attende.

giovedì 11 giugno 2020

OHMIODIO.

Cosa non si farebbe per distrarre l’attenzione dalla miseria:


E bisognava anche discettare su fino a che punto fosse lecito sfottere un profeta defunto senza farsi ammazzare o minacciare di.
È lecito dubitare di quanti vadano a aggredire afroamericani perché istigati da un simile film.

È lecito essere inquieti quando la decisione sull’ uso e il significato di  un colore diventa monopolio di una sola parte dell’umanità. A Parigi un regista è stato cacciato dalla Sorbona da un gruppo di studenti perché aveva messo in scena (molto bene a mio parere) Le Supplici di Eschilo utilizzando per i personaggi delle maschere nere. Un episodio che svelava una ignoranza del contesto abissale, applicando filtri interpretativi del tutto anacronistici, importati dalla mentalità e dalla situazione ‘meregana, a un’opera e a una messa in scena che avevano tutt’altre coordinate culturali.

Più oltre, è la mentalità, sempre ‘mmeregana, delle tutele sociali, economiche, culturali e fisiche concepite e fatte passare solo e soprattutto come tutela delle minoranze, scavando così una moltitudine di enclave isolate nel corpo sociale, che apre le porte a situazioni del genere.

La comprensione e la definizione dei popoli e delle società non come insiemi omogenei e pacificati dietro una sola bandiera ma frastagliati e percorsi da conflitti di ogni tipo ha contribuito a garantire migliori condizioni di vita a tante persone.

La domanda è oggi perché malgrado la tutela delle minoranze porti a rimuovere fin l’odiosa vista di pezzi di materiali disparati, le minoranze siano ancora in gran parte quelle a reddito inferiore rispetto al resto della popolazione. Perché abbiano una vita media più breve. Perché muoiano più spesso di morte violenta. Ecc.ecc.ecc.
Con gesti censori di questo tipo si propaganda e si impone invece nel discorso solo una grande arma di distrazione di massa.

sabato 30 maggio 2020

Cedono gli irriducibili (post ad alto contenuto narcisistico e modaiolo)

Il perdurare della lontananza dal luogo di lavoro non significa, come costui s’è permesso di affermare da bravo ignorante o da troppo furbo che “gli statali e i pensionati non sono andati a lavorare” e malgrado ciò non avrebbero visto una perdita del loro tenore di vita (dal minuto 6.30) contrariamente ai “ceti produttivi”, cioè i padroncini e professionisti del privato, mentre gli altri, ovviamente, non lavorando per definizione non possono che non produrre (ammesso che debba essere un criterio di valutazione) quindi non fornire soldi per pagare le tasse, come se non fossero invece tra i principali e più affidabili contribuenti. I pensionati hanno già lavorato. I dipendenti pubblici lavorano da casa, molto spesso con spese aggiuntive a loro carico in connessioni, usura delle apparecchiature informatiche personali, costi del riscaldamento, luce ecc. Pensiamo come sarebbe più semplice se, invece delle liberalizzazioni imposte da codesta manica di infami farabutti che qualcuno ancora oggi sostiene per scannarci meglio parandosi malamente dietro supposti valori etici, oggi le utenze fossero pubbliche, non votate al profitto e si potessero agevolare rimborsi o tariffe per le spese sostenute in tempo di pandemia per motivi di lavoro, o sospendere i pagamenti a chi il lavoro l’ha perso.

Ma nel m e r a v i g l i o s o mondo delle libertà civili, figuriamoci se questi criteri hanno la minima importanza. Che crepino di freddo, i disoccupati, i lavoratori in nero, i precari, gli improduttivi pensionati quando li risparmiano il COVID e le linee etiche dell’Associazione anestesisti (ma quanto quanto quanto sono compassionevoli costoro): quel che è importa è occultare lo sfruttamento economico e la ricerca del profitto dietro la vacua bandiera dei diritti delle minoranze malamente intesi, perché presupposti come onnicomprensivi di ogni problematica e disagio, mentre non ne sono oggi che l’utile velo.

Ma come scrivevo nei post precedenti, lavorando da casa riescono a volte a sfuggire a una serie di frustrazioni del tutto superflue, imposte dalla voluta fatiscenza e dalla organizzazione controllante e perversa dei luoghi di lavoro, dal costo degli affitti e delle case che costringe a allontanarsi dal luogo di lavoro e impone sempre più lunghi viaggi per raggiungerlo con perdita del tempo e della qualità della vita.

Ciò detto, facnedo parte di una di quelle così privilegiate categorie che non sanno come pagarsi una lunga fisioterapia resa necessaria in buona parte dalla cattiva postura conseguenza della voluta fatiscenza di cui sopra, c’è chi almeno riesce, lontana da quella trappola di tortura gratuita che sono spesso gli uffici, a abbassare il livello di stress fino al punto da non dover trovare rimedio alla frustrazione nel troppo cibo troppo spesso. E a scoprire che dopo poco meno di tre mesi anche i più irriducibili vestiti sono finalmente tornati indossabili, dopo aver messo, con l’avviso del nutrizionista, la parola fine alla fase di dimagrimento, arrivando a un peso che si spera il mondo renda possibile alla mente di sostenere a lungo.
La gonna di seta comprata usata dal mio fornitore preferito, le marché du dimanche de mon village, per 2,50 euro, prezzo standard dei miei acquisti, e mai indossata perché stretta all’attaccatura delle cosce.


Il vestito da gran caldo, di lino, acquistato in un negozio un po’ eccentrico quando ancora potevo farlo, ormai decenni fa. Il negozio non esiste più.


I pantaloni del completo della stessa marca, forse ancora più vecchi (parliamo degli anni ‘90). Tra i miei pochi acquisti in fibre non naturali, uno sfizio, modello primi anni’70.

E ora si tratta di mantenere i risultati raggiunti, dopo aver festeggiato, con il permesso del medico, con il più enorme gelato che si ricordi, uno dei miei cibi favoriti, comprato in vaschetta qui, tornando a casa a piedi. 

venerdì 22 maggio 2020

L’attesa, la crainte

Aggiornamento: deviazione sull’autostrada. Tutto bene.
Fiuuuuuuuuu. Evviva.

E dopo che “la vie reprend” e non la tragedia non era più al centro dei nostri pensieri, ecco un appuntamento mancato, il silenzio, tutti i telefoni squillano a vuoto tra le frontiere. E dopo aver tentato tutti i mezzi di comunicazione possibili, non resta che attendere ché magari non è niente, solo un equivoco sull’ora e il come, solo un contrattempo, solo che non sarà niente perché questo legame proprio è di quei tre o quattro che non si possono perdere né sciogliere, non adesso, non in un momento come questo, quando c’è ancora tanto da sistemare.
Ascolti la voce nota, rassicurante, gentile e salda, tranquilla, sorridente e soignée e ti dici che no, non può averti lasciato così. Poi ti passano davanti agli occhi tutte le scene brutali degli ospedali che hai avuto la fortuna di vedere solo dal di fuori, immagini il peggio, non hai più strade per informarti. Pensi se in questo stesso momento quella voce e quel respiro stanno agonizzando e soffocando, pensi tutto l’orribile orrore per sperare di sbagliarti, ma non sai.
E attendi, sperando di avere solo sbagliato tu, o che dall’altro lato ci sia stato un problema del tutto esterno. Ma non il virus, no, il virus no, no no no.
Fase 2 sicura? Un accidenti.
Attendo, sperando di sapere.