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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

mercoledì 27 dicembre 2017

Un compleanno (non ancora il mio)

Il 27 dicembre è il compleanno della Costituzione della Repubblica italiana. A me piace ricordare in particolar modo questa parte:


Titolo III - Rapporti economici Art. 35. La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.

Art. 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 37. La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.
Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art. 38. Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera.

Art. 39. L'organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

Art. 40. Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano.

Art. 41. L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Art. 42. La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

Art. 43. A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.


Art. 44. Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà. La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

Art. 45. La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata.
La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità. La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato.

Art. 46. Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Art. 47. La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito. Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.




Cosa sono i diritti che la Costituzione grantisce al lavoro e tramite quale processo storico si arrivò alla loro elaborazione e oggi al loro smantellamento progressivo.

venerdì 8 dicembre 2017

Troppi

Troppi distacchi in questi giorni, troppi. Non penso di poter reggere a tutto mantenendo il ritrovato sorriso. Ogni volta che mi assesto un poco, ecco che l'equilibrio faticosamente ricercato si rompe. E la schiena, o la pancia, o tutto il resto seguono. Ora ho la forza di affrontare di nuovo sforzi emotivi da tempo impossibili, riappropriandomi di parti di me a lungo azzittite perché troppo emozionanti, quindi dolorose: una certa musica, l'albero di Natale. Le risate. E anche altro. Ma è come essere sotto cortisone: la forza dura finché c'è la medicina, ma è una medicina che non si può prendere quotidianamente a vita. Non riuscirò a cambiare la mia vita, ormai è evidente, troppo tardi, troppo difficile, momento troppo disperato. Chissà se potrò ritrovare almeno dei piccoli ponti, nuovi equilibri con un minimo di soddisfazione, almeno quello. Dopotutto perché non potrei provarci? Da costruire. Come mi diceva un giorno AM, uno dei miei maestri, fors'anche ammiratori... Insouciance? Ma sono stufa di erigere schermi fragili, non ho più la forza nemmeno per quello. Vedere almeno un no cangiarsi in un sì, con tutti i suoi limiti, di cui non m'importa, stasera sarebbe d'aiuto. Ma NO. (E infatti "no", sommesso ma no fu e sarà. Non mi piace. Nono.)

mercoledì 6 dicembre 2017

Chiuso per sole

Freddino per gli standard romani, terso e pieno di sole l'azzurro, dolce il tepore quando un raggio ti sfiora, magnifici i colori del verde, felice il moto del mattino. "Fai una passeggiata anche per me che non posso e mi manca tanto" mi accommiata chi mi sta ricostruendo con genio e pazienza la schiena. "In giornate come queste bisognerebbe chiudere tutto ovunque e andare soltanto a passeggiare", rispondo io. "Chiuso per sole." Al mondo non c'è abbastanza immaginazione.

martedì 5 dicembre 2017

Nolan canta la guerra embedded

(Questo post lo avevo scritto a luglio a Parigi e pensando di completarlo non l'ho mai pubblicato.) "We bring our army back" spiega un ammiraglio sul molo di Dunkuerque a un colonnello di fanteria. 1940: bloccati sulle spiagge del Nord (che è un département della Francia, ma bisogna saperlo), quattrocentomila soldati inglesi e francesi sono stretti contro il mare dall'avanzata dei? Dei? Dei? Di chi? Gli alieni? Le scimmie? Forse, dato che hanno appena proiettato la presentazione dell'ennesimo episodio de Il pianeta delle scimmie in programmazione la prossima settimana. Al Quaida? Lo stato islamico? Saddam no, è morto. Gheddafi impedossibilitato per lo stesso motivo. Assad? Ha le sue gatte da pelare. Erdogan? Ah, ecco! Ha stato Putin!!!! No, è il 1940, dopotutto - sempre che si abbiano elementi di base di cronologia. Il Venezuela no, per ragioni geografiche - sempre che si abbiano cognizioni della materia, se non di altre. In due ore di film Christopher Nolan riesce a non pronunciare praticamente mai la parola non dico "Nazisti", ma nemmeno quella: "Tedeschi"*. A un certo punto, forse, gli scappa detto un Wehrmacht. In una frase cosi' lunga e complicata, per un film quasi completamente privo di parole, che sfido a coglierla e collegarla a qualcosa di identificabile. Certo se ne sentono i micidiali proiettili colpire metallici e duri tutt'intorno. Ma resta invisibile quale volontà comandi quelle bocche da fuoco. Dato che i soldati nemici non compaiono mai, scelta stilistica peraltro apprezzabile, le uniformi non aiutano. Ora, che i soldati britannici e francesi avessero una chiara idea dei comandi nemici puo' essere improbabile. Ma che ignorassero cosa e chi e dove avevano causato quella guerra non credo. Un bombardiere torpediniere tedesco (M 59 Heinkel) che compare a lungo nel film viene inquadrato sempre in modo da evitare di mostrare le croci della Luftwaffe. Dev'essere spuntato dai raggi del sole. Gli spitfire invece è lecito mostrarli più volte, mentre si pavoneggiano nell'oro e nell'azzurro. Si tratta di una guerra volutamente decontestualizzata. Siamo in guerra, tutto qui. In un mondo che di contesto ne conosce sempre meno e di memoria della seconda guerra mondiale, 1939-1945, ne perde sempre più. Brr. Al contrario di Churchill si fa il nome alcune volte. Perché i soldati del Britsh Empire si siano infognati li' dentro, tra maree e bombe, o lo sai, o rimarrà un mistero. Allora se il tuo scopo è mostrare per l'ennesima volta la barbarie della guerra, vecchio copione, evita di fare riferimenti a una guerra precisa. Ma no, perché l'episodio clou del film (la flottiglia delle navi civili che soccorre i soldati accerchiati permettendo loro di imbarcarsi sulle navi da trasporto, già raccontato ad esempio ne La signora Miniver, dove la guerra in corso impediva autocensure del genere) è troppo legato alla seconda guerra mondiale e all'Inghilterra. Il film è bello da vedere. Colori pieni di sole, mare, spiagge nordiche. Acque, vento, bianche scogliere del Dorset. Nolan filma il sole, l'aria, l'acqua, gioca con gli elementi che tengono prigionieri i soldati. Il ferro delle barche, le stoffe spesse e ruvide delle uniformi, il panno morbido della lussuosa divisa dell'ammiraglio, la tela delle maschere degli aviatori, i capelli scuri, pesanti di salsedine dei giovani soldati il soffice pane in cassetta sporcato di marmellata con il the: è un film molto materico, quasi pittorico. Malgrado qualche ripetizione il piacere visivo non difetta. Il sole prende il posto delle nebbie tramandate dalle foto dello sbarco in Normandia. Quelle vengono sparse sulla storia. La trama non è un granché: i soliti dilemmi a conclusione moralistico perbenista made in USA tra la paura e l'eroismo con una spruzzata di understatement per i britannici, il solito sacrificio del povero che ci lascia le penne mentre i benestanti tornano a casa, i soliti soldati furbi che cercano una via d'uscita al macello finendo malissimo e così via. Oltre alla fotografia, alle luci e ai colori funzionano il ritmo e il montaggio alternato delle storie parallele. Si mostra una guerra permanente, una guerra in cui non ha importanza chi si batte e perché, una guerra che va accettata in maniera obbediente e senza porsi domande. La guerra perfetta dell'embedded: guardi dentro perfino alle funzioni fisiologiche dei soldati, ma le ragioni del conflitto non le vedrai mai. *Forse all'inizio, nel rullo di presentazione, scritto a caratteri piuttosto piccoli che scorrono alla velocità della luce, compare la parola Allemands. Non ci giurerei, perché scorre molto in fretta e contrariamente a quel che avvene di solito con queste sequenze la leggibilità dei caratteri è decisamente mediocre. Lo scrivo per scrupolo, più che altro.

lunedì 4 dicembre 2017

???!!!@#§ !

Questo è un post incazzato. E basta. Il pc si rompe mentre devo assolutamente lavorare e io ovviamente non ho la copia completa di tutti gli appunti. Sì, il pdc mi aveva mostrato come farlo ma dopo un po' ho confuso la procedura e ho pasticciato tra i supporti e i documenti, per cui ho smesso di farla con il programma, quindi, fatalmente le cose più recenti ci sono e non ci sono. Ma quella tablette (Lenovo) comperata a febbraio si era già rotta dopo due settimane, era stata cambiata (dopo mesi) aveva già dovuto essere reinstallata, mentre ora è appena scaduta la garanzia. Non è detto si possa aggiustare e nemmeno recuperare i dati, perché non si accende più. E non è che costi poco o nulla. Ora scrivo su un vecchio portatile del 2010, che cade letteralmente a pezzi, nel senso che si son rotte le cerniere dello schermo, ma si accende e si spegne, con la lentezza della vecchia signora, d'accordo, però senza problemi. Purtroppo mi massacrava la schiena, cosa che quello nuovo, assai più leggero, faceva con maggiore discrezione. Ho ripreso a lavorare dopo un periodo di paralisi psicofisica infilandomi in una impresa senza senso invece di sbrigarmi e consegnare al più presto possibile come sarebbe stato sensato e benvenuto. In compenso la mia colonna vertebrale non è mai stata snodata come stasera. Potenza dei mercenari di genio... Dalla fatica sto crollando sullo schermo, ma adesso torno a compilare le mie liste senza senso, come a trovare una barriera a questo schianto nel marasma della realtà. Ancora e ancora. Dopotutto il data entry è meno calorico del vino, no? Non so neanche se farò più in tempo, probabilmente no. E questo è il peggio. La sensazione di crollare sugli specchi da me stessa appesi sulle pareti di una fantasia di sopravvivenza. Meglio che tutto si sveli subito, d'accordo, ma: E uffa, almeno una volta, no! No. Un ragionevole, evidente, comprensibile, savio, logico, scontato, semplice no. Prevedibile. Avrei bisogno che le cose fossero meno prevedibili, a volte. NO! Difficile sentirsi più soli e scricchiolanti di me stasera. O più assurdamente angosciati del domani. Mattina.

mercoledì 4 ottobre 2017

A(hi)/simmetrie

economiche? sociali? ideologiche? di genere? Macché. Se volete comprendere appieno il significato di questa parola, niente di meglio che farvi venire un blocco delle vertebre accompagnato dalla punta di una spada rovente conficcata a fianco della colonna vertebrale all'altezza della scapola, con brachialgia fino a quattro cm dal polso destro in seguito a sconsiderato uso del mouse e non uso del poggiapiedi. Mentre quel braccio vorrebbe disperatamente uscire dal suo alveo perché con ogni evidenza delle corde invisibili lo stanno stritolando con la loro rigidità, il sinistro, sideralmente lontano da cotanta durezza del vivere, insiste: "Ma insomma perché non mangi le brioche? Io non sento niente. Ma proprio niente, guarda. Si puo' sapere perché insisti nel farmi scrivere questo post da solo, facendomi allungare su tutta la tastiera? Vedi come sono stato bravo io, ad arrivare da solo fin qui? Sei un vero pigro, per qualcosa che richiede cosi' poco! Cicala! Fannullone, mentre io fatico per te, tu te ne stai coricato al sole a non fare nulla, in preda a donne e alcool, e hai ancora il coraggio di lamentarti? Ecco, lo sapevo, tu, laggiù, cosa sei! Sei un PIIGS! Vergogna! Devi pagare! Lavora e non protestare. Fa male? Ma quale male, è che non vuoi accettare la sfida competitiva delle riforme strutturali, perché ti piace la bella vita. Ma adesso vedrai, con il vincolo esterno..." Poco importa che il sottofondo semicolpevolizzante fosse " Non ci sono i soldi": l'apparato muscoloscheletrico grazie al cielo se ne infischia. E a un certo punto si ribella. A spese mie che dovro' pagarmi una costosissima fisioterapia, ché si sa la tutela della salute rende gli investimenti non convenienti, come ammonisce Lagarde del FMI in un discorso dei più istruttivi. Nel frattempo la schiena sembra aver fatto bondage con un hare krishna, tappezzata com'è di una ammiccante rete di cerotti rigorosamente arancioni messi li' dal fisioterapista che appena mi ha vista oggi d'urgenza si è messo le mani nei capelli. E sarebbe saggio ora lasciare andare la presa e abbandonare la malefica tastiera.