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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

mercoledì 23 ottobre 2019

Il fondo del cassonetto

Se questa vicenda è vera è un coacervo di assurdità e di idiozia disumana come non se ne vedono facilmente.
A Genova l’amministrazione comunale avrebbe deciso di multare chi rovista nei cassonetti, per poi scoprire con rara lungimiranza che nessuno paga quelle multe.
La cosa atroce è che opporsi a una simile sanzione significa dar prova di carità pelosa: poveretti, lasciamogli il diritto alla spazzatura.
Non chiediamoci perché non abbiano una casa, un lavoro, un reddito, un’assistenza che permettano un’esistenza libera e dignitosa (art. 36).
No, diamogli la libertà di rovistare nei cassonetti.

martedì 1 ottobre 2019

“Sei troppo indipendente”

Ecco la frase con cui mi accoglie il paese in cui sono nata. Mi fa rovesciare le budella. Se non fossi “indipendente” non potrei e non saprei fare quello che faccio, che poi vi piace tanto eh. Ma a che vi servono i pecoroni sempre in attesa di fiutare il vento; a che vi serve a voi intelligenti il controllo fine a sé stesso, quale bisogno avete della considerazione basata sulla sottomissione priva di rispetto, cosa volete fare del nostro cervello se non mostrare che non vi serve e poi stupirvi se non esultiamo.
Come detesto vivere in una condizione di minorità perpetua e considerare che sia normale. La Francia mi ha permesso di misurare la distanza fra minorità feudale e responsabilità matura; qualcosa che percepivo da sempre senza saperle dare un nome; di capire come far emergere il meglio da ognuno proteggendo e liberando dalle preoccupazioni inutili verso l’imprevisto che ci sovrasta invece di difendercene per permetterci di dare il meglio nelle migliori condizioni. E quando faccio così chi lavora con me è contento, mi rispetta e mi si affeziona persino, in un modo che ogni volta mi sorprende perché non mi pare di aver fatto granché. Perché rendere la vita più complicata  quando lo è già abbastanza? E ogni volta quella luce di sollievo negli occhi che si accende quando spiego loro che no, non importa l’irregimentarsi ma l’attenzione l’affidabilità, la voglia di fare. E i risultati generalmente ci sono, a volte oltre il previsto.

mercoledì 25 settembre 2019

Impotenza

Partire bisogna, ma fa male. Ritornare sempre più in là.
Partire in Italia significa l’atrofizzazione della testa, il dolore continuo, la tristezza, il malessere, la gabbia a ogni momento, il corpo che si contrae in modo insopportabile, l’umiliazione di un lavoro dove non ho i minimi mezzi per potere agire, in un contesto in cui è ormai più che evidente la decisione di negarci la carriera e ogni migliore remunerazione. Significa uccidersi lentamente in una situazione in cui niente mi corrisponde, in una città che detesto da sempre, invivibile ogni giorno che passa, invasa dalle zanzare e dall’immondizia, disorganizzata, cialtrona e presuntuosa.
Tornare qui significa uccidersi in un altro modo, perdendo ogni forma di garanzia economica sul futuro lontano.
Non c’è via di uscita in un senso né nell’altro.
Oggi la tristezza mi mozzava il respiro mentre andavo lungo la Senna a un incontro che non ha avuto luogo. Parigi è fatta per l’autunno: in questi giorni la sua bellezza lascia senza parole, storditi.
Per questo non sopporto il self spicciolo all’ammeregana che vede nell’individuo sufficientemente motivato la soluzione a ogni problema nei paesi occidentali. Ci sono difficoltà esterne insormontabili nel mondo di oggi, che non ci sarebbero state quarant’anni fa. La libera estrinsecazione di sé è ormai quasi sempre impedita dalle imposte difficoltà materiali.

giovedì 19 settembre 2019

Un pomeriggio

Chiamatemi beata...


...se solo durasse per sempre.
Fra pochi giorni riparto per il lungo esilio. Forse ritornerò ma per sempre meno tempo. E le parole sfuggono al calamo, le idee si fanno confuse, si sperde l’entusiasmo degli incontri.
Ancora stamattina grandi feste all’avvio di un curioso progetto.
Ma non si avanza più senza riscontri.

martedì 17 settembre 2019

Blu cobalto

Avrei voluto scrivere tutt’altro ma la violenza ributtante di questa sordida vicenda mi impedisce di pensare.
La peggiore, disgustosa, sadica ottusità dell’adulto ebbro di un miserabile potere sui più deboli; l’arbitrio di chi, approfittando di un contesto difficile, sfoga sentendosi protetto i propri peggiori istinti su minorenni indifesi perché in situazione a rischio; la frustrazione livida e meschina di chi si sente perso appena fuori dalla corazza o dal corsetto dei propri miopi pregiudizi; la funzione istituzionale piegata alla più ossessiva smania di controllo; il paternalismo grondante ipocrisia di una violenza invasiva fino nei corpi altrui.

Solo la nausea, incoercibile, infinita, riesce a tradurre il disprezzo illimitato che si prova per questi mediocri, che non si vorrebbe mai vedere in posti di funzionari.
Non ho mai più voluto rimettere piede in una scuola passati i diciotto anni e sono ben lungi dal pentirmene: vicende del genere confermano quanto abbia fatto bene a sfuggire un simile luogo di dignità fatta schiava, di prevaricazione gratuita, di umiliazione senza limiti, di vergogna e di abiezione, per il bestiale capriccio del primo che passa. Abiezione e umiliazione che si portano dentro, perché usciti di li’ si modellino su di esse i nostri rapporti umani tutti; perché la violenza instillata dall’istituzione si perpetui in noi, attraverso di noi, impedendoci di concepire un mondo diverso, relazioni diverse, un riconoscimento tra esseri umani e viventi diverso dalla sopraffazione e dal dominio.
Perversi.
Vi odio e vi maledico, senza rimorsi, per l’eternità.

domenica 15 settembre 2019

Memento

Il n’a que le pouvoir que tu lui donne.

giovedì 29 agosto 2019

No comment

La ricompensa si dà per un servigio, Commissario.
Non sapevo fosse prevista per un membro dell’istituzione che lei contribuisce indegnamente a governare. In quale norma essa è definita? In cambio di cosa?
L’Italia ha forse reso un servigio a lei? All’istituzione di cui lei è organo?
Ha ricevuto una delazione? Un servizio innominabile? Un favore?
É lei forse arbitro di una gara?
Ah, dice di no? Va bene.
I paesi membri sono dunque dei servi?
Buono a sapersi, commissario.
Ma vede, io ho fatto pessime letture.
Tra servi e padroni puo’ esistere un solo rapporto: l’inimicizia.