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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

domenica 5 febbraio 2012

Parigi

Qui di neve ce n'è una spolveratina. In compenso riluce il più bel sole che abbia mai visto in tre inverni francesi o quasi. Con gelo, tanto gelo. Nella casa attuale il posto più caldo sono tre gradini della scala che porta al primo piano, dove ci dev'essere un incontro di vortici d'aria calda. Purtroppo è, come dire, appena in mezzo ai piedi. Ma che importa. Essere qui è essere catapultati in un vortice di pensieri, progetti, lavori... venticinque persone tra professori e studenti venuti da mezza Francia che, tutti i mesi, passano un sabato dalle 9.30 alle 18.00 a studiare e a discutere insieme accalcati intorno a un lungo tavolo ovale, in una delle università più famose del mondo. Lo chiamano "atelier". Ce ne saranno altri e io ci sarò. (Confesso, però: il programma prevedeva due ore di pausa pranzo con quiche al salmone e torta di mele, tutti insieme, in una bellissima piazzetta.)

Mi sono sentita un piccolo vermetto solo, ignorante e presuntuoso. Balbettante. Ma soprattutto invidioso!!!

E comunque, questa è tutta e sola la vita che vorrei.

sabato 28 gennaio 2012

Primo non legger(lo)

Primo non leggere si intitolava un libricino scritto da Giulia Barone e Armando Petrucci nel 1976. In quelle poche ma aguzze pagine si raccontava come la società italiana fosse stata e fosse dissuasa dalla lettura (e dal giudizio critico, sovente suo inseparabile compagno) durante buona parte della sua storia. Almeno a livello di biblioteche pubbliche (così si chiamano quelle dei comuni, per assonanza con l'inglese "public library") le quali della lettura diffusa in ogni strato e per ogni fantasia della popolazione dovrebbero essere motore propulsore, ma che da noi per un'infinità di tempo hanno costituito piuttosto una barriera respingente. A costruire quegli ostacoli il personale politico locale ha dato manforte a lungo, benché le cose siano ora cambiate almeno in alcune zone, (non in tutte). Per indulgere all'aneddoto sulle passate glorie, una bibliotecaria appartenente alla generazione precedente raccontò a chi scrive l'episodio di un consigliere circoscrizionale che paonazzo e urlante bloccò l'acquisto del Manuale di ostetricia (erano gli anni'70) perché "si sarebbe offerto al pubblico materiale pornografico".
Oggi il divertimento viene invece che da una proibizione (le biblioteche non possono esercitare censura alcuna nei libri e nel resto che offrono al pubblico), da un'accanita fruizione di uno dei servizi più tipici delle biblioteche pubbliche: il prestito.
Metti che un sindaco proprio non digerisca che la biblioteca del suo paesello offra ai propri lettori un libro che, pur con i crismi dello studio scientifico, definisca il suo partito in una maniera che a lui proprio non piace (peraltro scritto già alcuni anni fa, nel 2007). Che fare? Bruciarlo? Gli han detto che sì, magari a volte si potrebbe, ma è un po' démodé, qui da noi. Proibirne l'acquisto? Troppo tardi, il libro, dato un certo margine di manovra che hanno oggi i bibliotecari, è già sugli scaffali. Insomma, pare proprio che il pericoloso prisma a sei facce sia fuori dalla sua portata di intervento distruttivo. Per ora (mai si sottolineerà abbastanza la fragilità della posizione della Dea ragione a questo mondo). Allora cosa escogitare? Mandare emissari, magari qualificati ("una professoressa", spiega il personaggio "che lo ha anche letto, mentre io non ho tempo") a prendere il libro in prestito. E tenerselo a vita. Anzi, prestarselo tra compagni di partito, evitando che il resto dei cittadini possa venire sedotto dal pericoloso contatto delle loro menti con la parola scritta. Per ora il sindaco ci ha ricavato un bel po' di pubblicità, e probabilmente ci contava. Evidentemente è così sicuro dei suoi seguaci da non temere l'effetto descritto da Italo Calvino in Un generale in biblioteca (novella tutta da degustare) a tenersi così vicine quelle pagine inchiostrate. Ma chissà, dato che con le biblioteche e la lettura costui non sembra avere grandissima confidenza, se sa che, spingendo tutti i suoi accoliti a prendere il libro in prestito, gli sta allungando la vita. Perché nelle biblioteche pubbliche, più un libro è richiesto e soprattutto prestato, più vuol dire che è utile alla comunità di riferimento, quella che con le sue tasse lo ha pagato, insomma. E quindi guai a toccarlo, anzi, se si rovina o si perde, va ricomprato immediatamente. E seconda cosa, il sindaco sta rendendo un servizio alla biblioteca del comune che dovrebbe, ovviamente, ben amministrare: la qualità di una biblioteca oggi, infatti, si misura anche dal numero di prestiti dei libri che possiede. Quindi, sindaco, continui ad accalorarsi, che i libri son bestie strane: fragili, ma coriacei. Soprattutto, imprevedibili (qualche volta, anche i bibliotecari).

Ho appreso di questa vicenda da Lorenzo de Bellis, che l'ha raccontata in AIB-Cur.

mercoledì 25 gennaio 2012

Biglietto di ringraziamento

Questo post vuole essere un biglietto di ringraziamento per una persona che mi ha insegnato a divertirmi con i " colori da passeggio", come li chiamo io (quelli fatti di stoffa che si portano addosso, cioè). Aprendo una sorta di respiro rilassato e giocoso nelle mie rigide monocromie da troppo tempo uguali e ingessate. Insegnato magari è una parola impegnativa. Diciamo che lei spiega ottimamente, che io poi ci riesca è da tutto dimostrare. Non solo, ma si presta con inalterabile gentilezza a rispondere a tutte le mie importune, irruente, incessanti, logorroiche, infinite domande. E ci azzecca sempre. Come faccia, dato che non mi ha nemmeno mai vista, rimane un mistero. Ma si sa, la classe non è acqua...

In più, ha una passione per la memoria, il passato, la trasmissione del ricordo.
Chissà, quindi, se la tenuta di questo bimbo, libera interpretazione di quegli esercizi che ho visto troppo tardi, susciterà la sua approvazione.

Del resto anche la mamma del bimbo non scherzava: era una regina.

sabato 14 gennaio 2012

«Notte e nebbia»

Quella qui sotto è una prova che avrebbe voluto rifare questo: in realtà è venuta una versione al rallentatore con una macchina che andava molto piano...




Talvolta a leggere i blog vien voglia di imitarli, facendo cose che non ci sarebbero mai venute in mente.





Qualche esperimento in una notte di dicembre.




























meno male che ci sono i muretti, le spallette, le panche, le pietre sporgenti per chi non ha cavalletti come la mia macchinina. Certo a questo punto le inquadrature diventano un po' obbligate :-).





















Insomma, non è che le immagini Blogger le sappia manovrare molto bene. Qui c'è voluto l'aiuto suo per allinearle e ancora non sono riuscita a fargli capire (a Blogger, non al soccorrevole e gentile Zio taggatore, beninteso, che mi ha regalato le istruzioni per Natale mentre il panettone gli lievitava - il suo, ovviamente) che fra una foto e l'altra io vorrei spazio. Tanto spazio. Per cui questo post è stato un estenuante taglia e cuci (che come espressione mi pare più autoctona di copia e incolla :-) ). E non c'è stato verso di allinearne due una a destra e una a sinistra sulla stessa riga.






Ma le tre ore e mezza che potevo dedicare al blog sono finite. E le immagini della nebbia novembrina sui muri di questa piccola cittadina sui monti resteranno così, appiccicate. Però consiglio a tutti di prendere una macchinetta, una notte di fine autunno, un bel po' di nebbia e provare a fotografare. Magari in gruppo e poi giocare insieme.




E giuro che questa estate faccio un ripasso di HTML coi fiocchi. Tanto ahimé non sarò più libera di andare vagando per seguire le mie scoperte attraverso l'Europa.

mercoledì 21 dicembre 2011

Il giorno del solstizio

Un ricordo dedicato a un amico ormai troppo lontano. Ciao Stefano. E un pensiero alla tua Nino dai bruni capelli.

Il coro virtuale

Diffido dei social cosi. Mai ho voluto cedere e affacciarmi sui social cosi. Al massimo mi fermo sull'orlo e guardo giù. Ma non entro mai. Anche quando avrei dovuto farlo proprio per dovere, ché facevo un corso sugli strumenti del web 2.0 e la lezione n. vattelpesca è ancora lì incompleta, perché l'account sul social coso principe io proprio, discola cocciuta, non ho accettato di farlo. Poco ma sicuro che nel tempo certe colleghe mi ci hanno cercata invano, invece di chiedermi, banalmente, ciò che avrebbero voluto sapere. Il social coso, per carità, rischio lo choc anafilattico, la mia religione me lo proibisce, il dottore me lo ha vietato e al dottore non si disubbidisce mai. Il social coso, però, è insidioso, non si lascia aggirare così facilmente e stavolta mi ha spedito incontro dritta dritta una corazzata d'assalto carica di caccia a decollo verticale, a evoluzioni più belle del Rafale (che è una cosa mozzafiato). Stavolta il social coso ha usato il coro (più la gola, sì). E capire quale ne sia l'ingrediente segreto e lievitante, dei cori, è difficile, ma è indubbio che si finisca sempre col trarne qualcosa di speciale. Ho raccontato qui del magnifico (letteralmente) esperimento bachiano che si svolge da tre anni nella straordinaria città di Tolosa, un lievito di suo. Stasera poi apro il blog di Menù turistico (gola, voglia di chiacchiere? che lì ce n'è sempre ;-) ) e trovo questa festa di canzoni reali nel mondo virtuale, organizzata da Flavia che se sta sul suo vulcano, laggiù, e sogna un Natale dickensiano e nevoso. A me ha fatto l'effetto di una festa, in realtà è di più: è un appuntamento per una settimana sui profili di quelcosochenonnomino per cantare insieme una canzone (di Natale, dato il momento), aggiungendoci, pare, improvvisazioni coreografiche davanti allo schermo - a quando un social coso con circuito di telecamere per fissarle a perenne memoria? Confesso: come possa funzionare non saprei troppo bene. Ma pare funzioni e che sia già la terza sera; e già che ci siamo, se devo confessare completamente e sinceramente, sono rimasta prima a bocca spalancata e poi ho provato l'irrefrenabile voglia di dire: "anch'io anch'io, dove ci si iscrive"?

Poi ho inforcato gli occhiali e ho cominciato a pensare. Da quando sbircio il mondo dei foodblogger e li osservo con divertito interesse e qualche timido tentativo di avvicinamento, mi sono fatta l'idea che in fondo internet faccia semplicemente esplodere su scala più vasta il desiderio di compagnia e di legami tra gli esseri umani. Di più. Di azione comune e aggregazione aldilà del terribile ciondolio da muretto che scandisce ancora troppo, in diverse declinazioni, il tempo "libero" di adulti e adolescenti. Internet dà possibilità più ampie a chi coltiva sinceramente un interesse di scoprirsi e di intrecciare legami, ma, soprattutto per chi ne fa una vera passione, al punto di aprire e seguire un blog, è in genere un prodromo all'incontro e alla conoscenza reali, o comunque all'utilizzo di mezzi di scambio e contatto cosiddetti tradizionali, ma evidentemente - e vivaddio - ancora ben necessari (come le le lettere, o i regalini che molti si scambiano tra loro o con gli outsider quali la sottoscritta) e che restano in ogni modo il vero punto di arrivo, quello di una conoscenza che ha bisogno di superare lo schermo e di vivere nel mondo reale ogni volta che può. Anche chi ci sta per lavoro, mescolando le due dimensioni, può declinare tutto questo in una forma di attività comunque collettiva e anche "gratuita" non unicamente professionale, che finisce con lo spaziare in campi, se non diversi, confinanti. Un esempio ne è lo Starbooks, di cui si parla anche in questo blog, l'altro il circolo di lettura online promosso sempre da Menu turistico, per cui Alessandra ha lanciato l'idea di leggere e commentare insieme i classici: in gennaio si parte con il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. L'iniziativa è aperta a tutti, non solo ai foodblogger, ovviamente. L'associazione viene spontanea con l'iniziativa di lettura che fu fatta a Mantova del salgariano Jolanda la figlia del Corsaro Nero nell'inverno del 2006, un tentativo di lettura di massa da parte di una comunità: potenzialmente il web potrebbe essere un buon posto per riprenderla e ripeterla, incontrarsi e parlarne. Va detto che l'iniziativa dei circoli di lettura, i cui partecipanti sono però in numero limitato, deve molto alle biblioteche pubbliche, quelle cioè delle amministrazioni locali, e alle loro funzioni di aggregazione attorno ai temi della lettura. Circoli del genere ci sono ora anche sul web.

La conclusione potrebbe essere quella di una voce francese, che nella sua autobiografia, ricordando la gioventù bohemienne vissuta nella Parigi del secondo dopoguerra diceva: "Erano tutte persone che si cercavano con il gusto folle dell'incontro..."; ecco, ormai bohème non ce n'è proprio più molta, forse nemmeno gioventù (quelli erano ventenni... affamati e geniali, accidenti!) , ma il bisogno dell'incontro e del fare insieme, quello sì, sembra proprio essere sopravvissuto.
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mercoledì 30 novembre 2011

No, non è un caso


se pubblico in questi giorni quest'immagine.








Viene da qui: