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Toulouse en érasmienne

venerdì 9 marzo 2012

Convegni comparati

Ricevo stamattina l'annuncio di un convegno dall'Italia. Si sollecita persino la mia presenza tra il pubblico, ohibò. Un bel convegno, relatori da diversi paesi, persone che han qualcosa da dire, interessante il tema.
Poi scorro il programma e sbatto le ciglia.
Nessun relatore è sotto i cinquanta e la media li batte largamente.
Qui in Francia, è del tutto normale, diciamo pure routine, che i convegni presentino i lavori di diversi dottorandi e ricercatori alle prime armi: perché sono una palestra per loro, non un teatrino per mostri sacri, perché le loro ricerche che in genere muovono una gran quantità di dati rispetto a una relazione concepita per l'occasione e quindi possono portare più novità che è interessante conoscere, perché il lavoro di ricerca si fa insieme senza questo tipo di paratie (ce ne sono, ovvio, ma queste no) e soprattutto perché uno studente o un dottorato che vuol fare ricerca non è più un bambino in un perpetuo stato di minorità come in Italia.
E mi dico una volta di più: ma che senso ha vivere come si fa in quel paese feudale e represso. Perché reprime la libertà di sperimentare, di osare, di crescere, di essere autonomi. 

7 commenti:

  1. ecco. bella domanda..... poi magari ci vivi, ci provi e un giorno ti senti una vigliacca per i legami che ancora non riesci a sciogliere...

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    1. Cara Silvia, ogni situazione è un po' a sé e specie quando non si conosce a fondo difficile esprimersi in merito. Personalmente credo che tutti i legami siano più vivi e più profondi quando ci si sente soddisfatti, rispettati e valorizzati, quando si vive dove ci si sente a casa, nel senso più ampio di questa parola. Di fronte a questo, al poter vivere in una pienezza di sé che certe situazioni non consentono, pochi legami non sopportano la distanza, ad esempio certo quelli con i figli piccoli. Penso che un'esperienza lunga all'estero, in più paesi meglio ancora, dovrebbe essere quasi obbligatoria, per capire cosa significa e per essere in grado di scegliere. Sarà che il mio livello di stress da quando vivo qui è drasticamente calato, tranne quando ricevo notizie dall'Italia che ancora non ho potuto eliminare dalla mia vita. Comunque, io sarei per fare almeno un tentativo di buttarsi, sempre!

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  2. pur non potendo dire "no" a ciò che scrivi, amo il paese in cui vivo e credo che viverci diversamente sia un modo per cercare di cambiare le cose.
    non sono catastrifista, non credo nel "tanto non cambierà mai niente quindi è inutile che io faccia qualcosa", per cui cerco di fare il meglio che posso e di lanciare qualche sassolino, credendo che il tempo aiuterà un cambiamento che ormai sembra inevitabile a sempre più persone.
    la percezione è la stessa che hai tu, il paese è vecchio e le menti che ne tendono i fili ancora più vecchie. qualcosa deve muoversi, non può andare a morire in questo modo. l'arretratezza mentale che lo permea non può vivere per sempre, e credo davvero che ognuno di noi possa fare veramente qualcosa in questo senso, partendo da se stessi.
    i mulini a vento mi sono sempre piaciuti ;)

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    1. Buona fortuna!
      La tua affermazione mi ha fatto riflettere: anche a cercare al fondo di me stessa, io sinceramente il paese in questione proprio non lo amo. Ne amo alcune parti, come certe valli del Trentino. Amo invece molto certi principi e certi ideali che nel mio nulla cerco di portare avanti, ma che non dipendono da una o da un'altra nazione per realizzarsi.

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  3. Forse non lo amo nemmeno io ma come già dissi, ormai che ci sono, e che difficilmente potrò abbandonarlo, l'unica cosa che posso fare è non mollare la lotta.
    :-)

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    1. Brava Pellona, un po' ti invidio perché riesci ancora a vedere come lottare e con chi. Forse l'avere dei figli ti aiuta a non mollare. Ma quel che io non riesco a vedere è proprio una qualsiasi prospettiva, uno spiraglio, per cui lottare andando avanti. E ogni volta che apro un giornale italiano, peggio mi sento. Qui in Francia si stanno sempre più riversando italiani e spagnoli in fuga dalle università o semplicemente dalla disoccupazione o dal precariato. Non reggeranno in eterno, anche perché non è più il paradiso nemmeno qui, anche se resta comunque un paese civile...
      Grazie di continuare a commentare, mi fa sempre piacere leggerti.

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