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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

martedì 20 giugno 2017

Page blanche

Devo stampare un documento di 16 pagine.
Domattina all'alba devo partire per Strasburgo e avrei voluto lavorarci sul treno.
La maledetta macchina mi fa sapere che "è occupata". Da chi non si sa perché di certo il padrone di casa piuttosto che ricorrere alla carta manda a memoria la Bibbia intera.
Il suddetto è stato al telefono per fare da guru informatico a una delle sue infinite ex per circa tre ore. Quindi impossibile staccarlo dal monitor credo lavorasse con team viewer o roba del genere.
Insomma alle 10 riesco ad avvicinarmi.
Alle 23 dato che la singora risulta ancora occupata, ricorro all'alta tecnica informatica del "e se provassimo a usicre e a rientrare"?
Evviva, si riscopre libera e stampa.
Sei pagine.
Si ferma esattamente dove incominciano i cambiamenti più significativi che ho fatto al testo, gli appunti per terminarlo domani.
Finito il nero.
Ok, cambio cartuccia e per fortuna che non ho dato retta al padrone di casa il quale, "Lo compro io su internet ché costa molto meno" deve stare ancora decidendo quale sia il browser da aprire per cotanta operazione. Io sono andata in un negozietto di riciclaggio cartucce pirata e ne ho ancora una intonsa.

Tutto sembra riavviarsi, la stampante ricomincia a fare i suoi versetti come un neonato che vagisce aprendo gli occhi.
Pagina mezza bianca.
Seconda pagina: interamente bianca.
Terza, quarta, : la EPSON lava decisamente più bianco.

Chiamo al soccorso, ma l'uomo è ormai nelle nebbie cimmerie e se insistessi sarebbe la volta che mi ritroverei à la rue. Che poi in questi giorni non fa freddo, come di solito accade quando mi minaccia"Tu sais, il fait froid dehors...", no siamo sopra i trenta gradi da tre giorni e per Parigi è una cosa mai vista, quanto le inondazioni di un anno fa.

Mi attacco a internet e scopro che si tratta di cose assolutamente orribili e che probabilmente la testa della stampante è andata.
Due mesi fa mi si è rotta la tablette nuova. Ho aspettato due mesi che me la cambiassero.
Dev'essere l'anno fortunato dell'informatica.
Maledetta.
Arriva persino una zanzara: del resto si sa: le zanzare sono gli unici esseri della terra ad avermi sempre amata senza défaillances.
Accidenti.
Voglio i caratteri mobili, il torchio e gli stracci!!!

venerdì 16 giugno 2017

London's burning (XVII, non XX)

Proprio di corsa e con poca conoscenza delle dinamiche, lo ammetto.
Sono decisamente stufa di sentire gente che prega per degli sconosciuti, o meglio che lo fa sapere a tutto il mondo e morta lì, fatalità. Se uno vuol pregare, preghi nella sua intimità, ne ha il diritto, si tratta di fatti personali. Al massimo contatti una delle organizzazioni che si occupano dei sopravvissuti per comunicarglielo.
Ma pregare è un modo di reagire paralizzandosi davanti agli eventi del mondo. Un esorcismo. Non siamo più nel XVII secolo. Ma sono ancora i quartieri popolari a bruciare*, in questo caso un edificio delle case popolari. E il rogo annunciato di un grattacielo di ventiquattro piani, cioè nemmeno enorme, in una capitale europea tra le più ricche del pianeta, non sotto a un bombardamento, senza che si riescano a tirare fuori gli abitanti prima di lasciarli soffocare dal fumo e ardere dalle fiamme, non richiede preghiere pubbliche, ma ricerca delle cause, individuazione della prevenzione, applicazione della medesima e prevedibilmente lotta contro coloro che non mancheranno di fare osservare che "costa troppo".
Eccchediamine!
E non mi rompete le orecchie con il rispetto, non ci provate proprio, sepolcri imbiancati. Il rispetto in questi casi è uno solo: evitare che il massacro si ripeta. Per fare ciò bisogna capire, decidere e agire. Quindi bisogna innanzitutto parlare. Non il silenzio, mai il silenzio. Il silenzio fine a sé stesso è un insulto, non è rispetto. Il silenzio ributta ogni cosa nella solitudine e nella debolezza dell'individuo che richiude in sé l'angoscia e l'impotenza senza elaborarle.
Il silenzio in casi come questi serve a chi non vuol discutere perché ha paura (o perché non ha voglia di essere disturbato nelle sue certezze routinarie) di non poter controllare la discussione.

P.S.: la cosa non cambia aspetto qualunque sia stata la causa scatenante dell'incendio. Come è possibile in una situazione di pace che non fossero previste vie di fuga in caso di incendio, se sì perché non hanno funzionato, come non sia stato possibile evacuare le persone magari in altro modo dalle finestre o dal tetto in ore e ore di incendio (alcuni si sarebbero salvati perché si sono buttati giù per le scale malgrado i pompieri gli avessero detto di restare in casa altri invece sono rimasti e morti**), come mai si sia propagato il fuoco senza trovare barriere e così via.
Insomma tutto ma non immobilizzarsi in un rituale che là dove bisognerebbe pensare fugge e abbatte ogni azione nell'irrazionale!

*"Aucune de ces contraintes en Grande-Bretagne. «L’analyse de la sécurité se fait projet par projet», a expliqué Jean-Charles Du Bellay à Batiactu. «Pour chaque bâtiment, est nommé un "préventeur incendie" qui analyse le risque. L’un des défauts de cette manière de faire, c’est que sur des ouvrages bon marché, il n’y a pas forcément d’ingénieurs missionnés pour cette tâche.»" Libération, 15 giugno 2017

Il fuoco si propaga con estrema rapidità intorno a tutto l'edificio.

Telegraph: la regolamentazione diviene sempre più permissiva negli anni '80 mentre i controlli sono sempre di meno
Until 1986 all buildings in London fell under the London Building Acts which ensured that external walls must have at least one hour of fire resistance to prevent flames from spreading between flats or entering inside.
But that stipulation was scrapped and from the mid 80s materials on outer walls did not have to be non-combustible, allowing builders to start installing dangerous cladding despite warnings from fire safety chiefs. There hasn’t been a review for 11 years, and since then we have had significant fires both in Britain and abroad, which have been caused by new building materials and lack of risk assessments. 
** The public anger was fuelled by an emerging picture of failings surrounding the safety in the building, including allegations that fire doors had not been fitted, which the police and fire brigade said would form part of their investigation. 
Two separate sources have told The Telegraph that not all the front doors in the tower block were fire-proofed. This is hugely significant because official fire brigade advice to stay put in the event of a fire is based on fire doors offering protection to residents told not to leave the building. Sidani Atmani, 41, said his neighbour on the 15th floor, a man he knew as Stephen, died because he had followed fire brigade instructions to stay in his flat.
“A lot of people died because of what they were told to do,” he said. “It was horrible.”
If there were a lack of fire doors that might also help to explain why the fire spread so rapidly through the building rather than being 'compartmentalised'. RBKC declined to comment as did the management company.
24 ricoverati circa 50 dimessi, trenta nei centri di soccorso, su un grattacielo che ospitava tra 4 a 600 persone. I volontari non riescono a distribuire gli aiuti perché nessuno pare sapere dove siano i sopravvissuti. Si vorrebbe sbagliare pensando che se nessuno sa dove siano trecento persone forse è perché non ce ne sono molti altri. 
Si pensa di evacuare altri grattacieli degli anni '70, ma il problema non era il grattacielo in sé, bensi' pare l'uso di un materiale isolante a rischio.  Si spera che non si verifichino speculazioni immobiliari: i grattacieli di case popolari dell'epoca sono oggi in quartieri ricchi e ricercati. Evacuarli per abbatterli, eliminando la presenza popolare da queste zone potrebbe aprire la strada a costruzioni costose per ricchi e alla deportazione dei ceti sfavoriti dai nuovi quartieri chic.

E comunque: avevamo il modo di fare case di pietra e mattoni, non più di legno. Perché diavolo abbiamo dvuto metterci a farle di plastica?


lunedì 12 giugno 2017

Letture, una specie di storia

De l’âge de 10 à 17 ans, je pillais systématiquement toute bibliothèque que je découvrais chez mes parents mais aussi leurs amis. Aujourd’hui encore je salive plus devant la devanture d’une librairie que devant celle d’un bon pâtissier (et pourtant j’adore les gâteaux).

Un autore che seguo avidamente racconta le sue letture, scoprendo di star raccontando sé stesso e la storia di un mezzo secolo:

Je suis un lecteur boulimique
Un de mes contacts sur Twitter m’avait demandé, il y a de cela quelques semaines quels étaient les livres qui m’avaient marqué. En lui répondant, je me suis rendu compte que c’était une forme d'histoire...
Mes lectures doivent beaucoup à ma famille, mes parents tout d’abord, mais aussi ma grand-mère qui me fit découvrir la littérature russe...
mes enseignants de Français et Latin en 6ème et en 5ème, et qui me firent goûter à Cicéron ...
Ce dernier professeur, outre qu’il me fit lire le Manifeste du Parti Communiste, me fit découvrir D.A.F. Sade (Français, encore un effort pour être républicain) et Ian Kott (Shakespeare, notre contemporain). 

Mes lectures ont donc été éclectiques et classiques, désordonnées mais aussi très logiques, souvent politiques, me conduisant dans des champs divers, des registres différents. Un de mes tout premiers souvenirs fut la lecture de deux ouvrages pour enfants écrits par Jacques Prévert, Lettre des Îles Baladaret Comptes pour enfants pas sages... sous la férule de ma grand-mère, à la poésie russe (Pouchkine, Lermontov mais aussi Nekrassov, Maïakovsky et Blok, ce dernier, auteur entre autre des Scythes), des auteurs que, pour les deux derniers elle avait personnellement connus. Mais je garde un souvenir profond de la traduction établie avec ma grand-mère du poème de Blok Les Scythes.
Chez les auteurs américains, lus d’abord en français puis – mon niveau de compréhension de l’anglais s’améliorant – dans le texte originel...
Je conseille encore à mes étudiants qui travaillent sur les logiques de développement en Afrique la lecture de ce court roman déjà cité, Au cœur des ténèbres (Conrad).
J’ai découvert, par l’intermédiaire de ma femme, la littérature latino-américaine, de Gabriel Garcia Marquès à Vargas Llosas. 

Ces récits, et bien d’autres dont les traces ont été plus fugaces, furent pour moi le complément mais aussi le contrepoint d’une histoire familiale dominée par la Résistance.
Un ouvrage m’a profondément marqué, parce que lu très jeune, c’est La Guerre contre les Microbes de Paul de Kruif. Ce livre me fut conseillé par mon père, médecin, qui souhaitait me voir épouser la même profession que lui. Il n’y parvint pas, mais ce livre développa en moi un solide goût pour la méthodologie, comment on argumente et comment on prouve.
Des ouvrages que mes professeurs me conseillèrent, se détachent bien sûr Les Six Livres de la République de Jean Bodin,... 
mais aussi bien sûr Marx et Keynes (que j’ai lu en anglais, la traduction française étant déplorable dans les années 1970). 
Il en est de même de Cornelius Castoriadis (Les Carrefours du labyrinthe) mais aussi Emile Durkheim, Max Weber et Georg Simmel, et surtout Maurice Godelier, lu au début de mes études universitaires, et suivi depuis régulièrement. Ses ouvrages ont été pour moi une véritable ouverture à ce champ que constitue l’anthropologie.
Je me rends compte aussi que j’ai laissé dans l’ombre des ouvrages dont l’influence, sans être immédiate, fut non négligeable. On ne saurait tout citer comme l’on ne peut tout lire. C’est d’ailleurs l’un de mes regrets persistants.

lunedì 5 giugno 2017

Quando l'informatica aiuta la lettura? - Aggiornamento del post precedente

Aggiornamento: l'esperienza di due domeniche fa ha confermato vantaggi e svantaggi di questo tipo di strumenti. Tra i vantaggi va posta senza esitare la possibilità di ricercare termini e nomi in testi lunghi privi di indici affidabili: bisogna pero' stare attenti e essere sicuri di conoscere tutte le varianti ortografiche adoperate per questi ultimi, il che quando si tratta di documenti non recenti è tutt'altro che scontato. Basta una doppia in più o in meno per neutralizzare il motore di ricerca interno, cosa che con un indice su carta opportunamente fornito di rinvii non accadrebbe. Inoltre il motore non sempre è un grado di leggere correttamente le ortografie antiche e quindi da' a volte risultati inesistenti o fantasiosi.

Svantaggi: son di due tipi.
I programmi di visualizzazione. Se si legge in .pdf è complicatissimo per un documento cosi' lungo riuscire a scorrere le pagine all'indietro, ad esempio. Ci mette un tempo infinito e molto spesso salta una pagina tra quella in lettura e quella che visualizzerà: generalmente salta proprio la pagina richiesta. Inoltre per motivi incomprensibili, il programma si chiude da solo su certe pagine (testato su due pc diversi).
Se leggi in kindle ma da pc, come faccio io, nove su dieci non te lo apre, o lo apre male, insomma si parlano poco. Inoltre non si riesce a usare la funzione "trova".
Se lo lasci sul sito di archive.org, come pure ho provato a fare, sfogliando le pagine, va bene finché vuoi fare una lettura "dalla prima pagina all'ultima" come fosse il romanzino del mese che non ti va di comprare su carta perché costa meno digitale. Va meno bene se ad esempio, hai cercato un termine o un nome che ricorre frequentemente nell'arco di poche pagine. I punti di segnalazione, ancora una volta esemplati sulle palette delle mappe google, si sovrappongono e non c'è verso di riuscire a individuare quali e quante siano le pagine giuste: rischi sempre di perdertene qualcuna senza accorgertene.
Inoltre non si puo' stampare.

Tutte cose che fanno perdere un sacco di tempo e di pazienza, ma pure di salute. Infatti e qui veniamo al secondo tipo di svantaggi, io trovo che la lettura da pc sia quanto di meno ergonomico esista. Il libro è un oggetto complesso, concepito e un tempo anche fabbricato per la lunga durata. Ha una sua ergonomia che mira al risparmio e alla comodità, fatto salvo ovviamente un uso di rappresentanza o tesaurizzazione che ha altre esigenze. 
La macchina oltre a essere constantemente energivora, richiede una postura molto meno modificabile e adattabile e per quanto sia ad alta definizione, questi  schermi sono splendidi ad esempio, stanca occhi e articolazioni molto più di un oggetto relativamente maneggevole e leggero su carta.
Insomma crea dolori, soprattutto se si usa in modo costante e quanto meno è moderna e ovviamente costosa, e si parla di migliaia di euro, pesanti sui nostri salari impoveriti da decenni di tagli, precarietà e disoccupazione.

Inoltre la lettura su schermo per me è deleteria perché non mi fa ricordare nulla. Lo schermo in sé unito all'imperativo di internet, stupido, ma commerciale, di leggere solo i primi dieci risultati (forniti da un indipendente e disinteressato motore, naturalmente) e di interagire per urletti e battutine, una cosa che i blog avevano per fortuna iniziato a ridurre, proponendo un ritorno alla scrittura che i social hanno distrutto a vantaggio della stupidità e del nulla assunti a suprema abilità comunicativa sotto il nome di spiritosaggine, ma cio' è un altro discorso, facilitano l'ansia di "andare avanti" e una lettura frammentaria, volante e superficiale di contenuti e ragionamenti che sono invece per loro natura distesi, articolati e complessi.

Puo' essere un grande vantaggio in certe discipline, per esempio, avere sottomano senza scollarsi dalla sedia articoli scientifici concepiti in maniera ormai sempre più standardizzata cui fa figo mostrare di saper aderire meglio degli altri, composti da una serie di quattro disegnini accompagnati da tre pagine di tessuto connettivo formato da parole, per concludere con una pagina di note: "Mi cita? chi cita?" è la tipica reazione pavloviana. Questo tipo di lettura (che puo' ovviamente proporre risultati validissimi, nel proprio campo, esattamente come vere porcherie) è assai favorita da programmi che permettono di visualizzare ad esempio le sole note o i soli grafici. Ma la formula di organizzazione del testo e di scelte di impaginazione, quindi di lettura, riflette solo la maggiore forza economica di alcuni modelli mentali legati a precisi campi di ricerca, non a tutti e non c'è nulla di più deleterio per le scienze umane che hanno altri modi e linguaggi, discorsi e tempi di riflessione e lettura. Si facilita cosi' l'uniformazione forzata su un solo criterio di elaborazione e fruizione di testi scientifici che tende a eliminare qualsiasi approccio diverso, proposto sempre più all'esecrazione sia pure garbata,  come mancante di rigore o peggio ancora di "modernità".

Morale: ho potuto individuare i passi che mi interessavano, a prezzo di tre quarti di giornata passati a sudare su come trattare con quella digitalizzazione: ma per poter dire di essermi realmente appropriata di quel testo ho dovuto aspettare il giorno dopo, andare in biblioteca e leggerlo sulla sacrosanta carta senza ammazzarmi il corpo oltre che la pazienza. 
Quello che è stato assolutamente insostituibile è stato l'indice automatico, anche perché conoscevo le varianti ortografiche: non avrei mai potuto leggere tutto il volume in tempo ragionevole. Allo stesso tempo, la scomodità assoluta di leggere online il contesto attorno ai passi citati avrebbe sicuramente facilitato una lettura parziale e superficiale, oppure domandato una fatica che pochi e non sempre sosterrebbero, per comprenderlo realmente.

Mi domando a questo punto se la lettura su schermo non stia diventando una lettura sostanzialmente per poveri, mentre la carta, che richiede tempo per accedervi, costi maggiori per acquistarla, spazio per immagazzinarla, anche e soprattutto in case sempre più esigue per il loro costo rispetto ai salari, spese di gestione rilevanti per le strutture collettive, non stia invece sempre più acquistando, dopo avere contribuito a diminuire il costo della produzione dei libri facilitandone la diffusione, le caratteristiche di un prodotto per ricchi.   

Quindi, per fortuna che esistono ancora le biblioteche aperte, in Francia, con orari anche serali, e con la distribuzione che non chiude nel primo pomeriggio e che non è limitata a un numero assurdamente esiguo di volumi, come in Italia. Cioè per fortuna che lo stato SPENDE per i SALARI  delle PERSONE ( non per i profitti delle aziende che impiegano precari!) che devono garantire questi SERVIZI sacrosanti, l'ACQUISTO dei libri necessari per rimanere aggiornati rispetto alla produzione editoriale, il MANTENIMENTO di strutture eccezionali e spesso BELLISSIME, dove studiare, leggere, imparare diventa più semplice perché il nostro corpo e il nostro cervello sono semplicemente, più SERENI.
Queste sono (alcune delle) cose per cui lo Stato, cioè tutti, DEVE spendere. Non risparmiare. Mai.