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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

lunedì 13 luglio 2015

Si scrive Bruxelles 2015

Si legge Monaco, 1938.
Non che sia particolarmente originale come analogia, ma da due giorni non riesco a levarmela dalla testa.

Se non è un atto di guerra...

... e una capitolazione. Chissà se passava Scilipoti da quelle parti?
Ah, già, ma la UE ci protegge dalla guerra. Come no.

Tsipras è riuscito a deludere, anzi a eludere il voto del suo popolo, rimpastare il suo governo e spaccare il suo partito in meno di una settimana. Ce l'avessero messo apposta da Francoforte non avrebbe saputo fare di meglio. Manca solo il cambio di maggioranza, ma c'è da stare tranquilli. E' evidente che si va in quella direzione.

A proposito: l'"Eurogruppo" che conduce le trattative con il governo greco non è un organismo alieno piovuto in Belgio come un magnete formato da "burocrati" non meglio identificati. L'Eurogruppo sono i ministri delle Finanze dei governi che formano la UE. Ne fanno parte l'Italia e il suo governo come tutti gli altri.
Di certo "la volontà popolare" bisogna cercarla altrove.
Fuori dalla UE, intendo.
Nella UE è inutile che il popolo si esprima contro le scelte di chi lo governa. Il voto deve sancire la forma delle elezioni libere, non influenzare le decisioni politiche, men che meno quelle economiche. Del resto ce lo ricordano a ogni piè sospinto, che bisogna fare a meno del consenso.
Tsipras non ha avuto il coraggio di assumere le conseguenze della nuova dottrina politica vigente. Ne paga le conseguenze, trovandosi costretto a far approvare al Parlamento tutto ciò che il suo programma elettorale voleva cambiare. In fretta, come la presidente del Parlamento aveva promesso che non si sarebbe più fatto. Alla presenza della troijka (Commissione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale) rinunciando di fatto alla sovranità nazionale. Come la stessa presidente aveva promesso che non si sarebbe più fatto.
In breve, Tsipras dovrà cambiare casacca, e di corsa anche. Come quando qui fu introdotto il pareggio di bilancio nella Costituzione (atto idiota sotto ogni punto di vista), al grido di "Fate presto! Ce lo chiede l'Europa!!" (la UE NON è l'Europa, comunque, ricordiamolo), abolito l'art. 18, distrutte le pensioni. Dopo di allora, infatti, la prosperità dell'Italia non ha fatto che brillare e il suo indebitamento si è drasticamente ridotto. Con la differenza che da noi gli elettori non avevano dato mandato a nessuno per farlo o per non farlo.
Lo vogliamo capire che il disegno è lo stesso?
Ah, ma la UE è una cosa buona, ci protegge! Per esempio da quei cinquantenni greci che, malvagi!, nel 2009 chissà come mai si son precipitati come un sol uomo a mettersi in pensione. Vedi un po' che abbiamo scoperto da dove è nata la crisi mondiale: lo Stato greco ha improvvisamente dovuto pagare milioni di pensioni in più. Ma questo è uno scoop! Ma come abbiamo fatto a non accorgercene finora!? Meno male che c'è qualcuno che pensa per noi, che ci guida con mano salda nelle tenebre della nostra incompetenza. Che poi le pensioni greche siano in media di 630 euro mensili, che l'età media della pensione sia 61 anni e rotti mentre sotto i 60 ci vada meno dell'8%, che con 37 anni di contributi si possa andare in pensione a qualsiasi età e meno male, direi, che per chi va in pensione anticipatamente ci sia una decurtazione del 6% per ogni anno non lavorato, (p. 113 e 114 nn. 12, 13), che siano compresi anche coloro che hanno subito infortuni o fatto lavori usuranti, che il resto della spesa sociale in Grecia sia molto più basso che per gli altri paesi UE, segno che le pensioni coprono, male, è vero, ma innegabilmente, un'assenza di servizio pubblico e non rappresentino il suo contrario, evidentemente non ci interessa saperlo. Soprattutto non interessa conoscere la reale entità di un fenomeno, anzi, di uno scandalo da tutti ritenuto essenziale per il funzionamento di un continente intero. Perché il numero e l'importo di queste pensioni ai cinquantenni paiono difficilissimi da quantificare con esattezza se non si è del settore. Io non sono un genio, superfluo precisarlo, ma ho cercato i dati, sottolineo quelli ufficiali e di fonte pubblica, per tre giorni in rete senza trovarli. Ovvio che tenterò ancora, perché ormai è questione di tigna. Ovvio anche che un economista non avrà difficoltà a reperirli, avendo sottomano ben altra documentazione e soprattutto tempo per cercarla, ma per quanto riguarda gli altri, mi chiedo con sincera curiosità chi conosca realmente, tra i tanti beninformati che girano, non solo il numero e il costo dei pensionati a 50 anni, bensì la portata reale sull'economia greca e UE di una simile spesa. O semplicemente che se lo sia mai chiesto, anziché ripetere quel che elargisce la stampa di regime: "Bisogna tagliare le pensioni! Le pensioni costano troppo!!". "In god we trust: others bring data" qui da noi non ha mai attecchito molto.

La UE non protegge i suoi cittadini. Non l'ha mai fatto, per il semplice motivo che non è nata per questo. Quanto sta avvenendo oggi era già pianificato e auspicato nel Libro bianco per l'Europa, detto anche GROWTH, COMPETITIVENESS, EMPLOYMENT - THE CHALLENGES AND WAYS FORWARD INTO THE 21st CENTURY - WHITE PAPER, firmato da Jacques Delors nel 1993 a nome della Commissione europea (ma che vizietto usare il nome di un continente per riferirsi all'organizzazione politica. Avrà un significato, per caso?).
C'era già tutto: l'indebolimento del diritto del lavoro mascherato da soluzione alla disoccupazione, l'abbassamento dei salari per i livelli bassi, la rimozione di qualsiasi impedimento alla libera circolazione dei capitali e molto altro. La UE nasce per questo, è questo e non sarà mai altro. Facciamocene una ragione. Non protegge noi. Protegge chi l'ha commissionata, e chi l'ha commissionata sono i grandi investitori.
Purtroppo, prima di Tsipras, la sua ignavia la pagherà il suo paese e noi con lui.

Vorrei parlare il norvegese e essere abbastanza giovane da fare le valigie. Da stasera. E senza voltarmi indietro. Inutile dibattersi in una situazione chiusa. E questa lo è.
I singoli individui non sono più forti delle grandi trasformazioni sociali.
Ma io, pur perdendoci il sonno, il tempo, il respiro, e stupidamente le occasioni, non riesco a rassegnarmi a farmi sgozzare così.
Troppi altri sì; e ci faranno sgozzare tutti.

sabato 11 luglio 2015

Per quel che vale

Ero in metropolitana la mattina di mercoledì 8 luglio, verso le 9. Un altoparlante chiamava i tecnici Kone a intervenire nella stazione di Furio Camillo.
Ero di nuovo nella stessa metropolitana giovedì 9 poco prima delle 18. Un altoparlante informava che la stazione di Furio Camillo e quella di Spagna erano chiuse.
In mezzo è successo questo. Nell'articolo si dice tra l'altro che forse era in corso una manutenzione su quegli ascensori.
Anche a Spagna c'è un ascensore.

domenica 5 luglio 2015

Rispettare le regole, pagare i debiti, niente trucchetti: benvenuti al caffè Austeros


Questo post non parla della Grecia, ma della Germania. La frase del
titolo è lo slogan con cui il governo tedesco e non solo quello parla del
debito greco. Si dice spesso che il governo tedesco deve seguire la linea dura con la Grecia per via dei suoi elettori, che non gli perdonerebbero cedimenti. Eh, già, la democrazia innnazitutto.

Ma davvero tutti i tedeschi, quei famosi elettori, che ci
viene ripetuto ad ogni piè sospinto, la signora Merkel non dovrebbe
scontentare (salvo poi predicarci che il consenso democratico quando è
in casa d'altri non deve contare) la pensano esattamente così? Questa è
una trasmissione di satira del secondo canale televisivo tedesco ZDF:
Die Anstalt (sottotitoli in inglese, una versione in italiano per chi ha
facebook qui. Io non ce l'ho e avuto problemi a visualizzarla).

Quel che è interessante del video è la sua costruzione. In meno di dieci minuti, mette a confronto i tedeschi con la propria storia, con il reale ruolo dei politici e degli alti burocrati del dopoguerra rispetto a quella storia, con le persone sulla cui vita più direttamente hanno influito le formule giuridiche e burocratiche da costoro escogitate. Demistifica gli artifici retorici e il linguaggio con cui i politici prima e i mass media poi ci hanno raccontato e insegnato a ragionare, anzi a non ragionare, ma a RIPETERE frasi altrui senza riflettere, su questioni che coinvolgono carne, sangue e rapporti di forza del nostro mondo.

Uno splendido condensato di teatro civile e una lezione di documentazione in meno 9 minuti e mezzo, al caffè Austeros.

Da non perdere fino in fondo.

P.S.:Il primo video è seguito da una serie di servizi giornalistici sulla Grecia.
Altri post: La disinfornacija
                 Magari fallisse la UE

sabato 4 luglio 2015

La disinformacija

Un blog ha provato a verificare un articolo apparso sul Corriere della sera a firma del vicedirettore Federico Fubini che descrive una Grecia diversa da quella che lui ha visto. Niente code ai bancomat, niente Acropoli disertata dai turisti (magari!), niente navi vuote in partenza dal Pireo. Niente negozianti che assaltano i turisti con aria equivoca, niente velate minacce di furti come viene più o meno velatamente insinuato in un altro articolo sempre dal Corsera, questo letto e debitamente conservato da me mercoledì 1 luglio a p. 11 "Tra i turisti per la strada inseguiti dai negozianti". E a lato, in una colonnina non firmata: "I turisti potrebbero diventare bersaglio facile per chi è in cerca di denaro". Ma non esisteva qualcosa di non proprio lecito che si chiamava "procurato allarme"?

Però l'articolista ha ragione, in prospettiva: se tu riduci un paese alla povertà, come la troijka  e l'euro stanno facendo in Grecia da oltre cinque anni, perché poi ti stupisci se si cercano i soldi dove si può? Ricorda niente questo scenario? A me sì: ricorda i pochi paesi del sud del mondo che conosco, (e che adesso non potrei più visitare perché il mio salario è tenuto troppo basso per permettermi di viaggiare; quella percentuale di reddito nazionale però non è scomparsa: semplicemente adesso si è scelto di farla andare altrove), ricorda la pressante richiesta dell'elemosina nei Caraibi, nell'India di qualche decennio fa. O i racconti sul Brasile, ad esempio. E' a questa società che la politica economica della UE, di cui l'indipendentissimo quotidiano serale si fa portavoce volenteroso, vuole ridurre l'Europa, proclamando ovviamente di volere l'opposto. E proclamando neppure tanto velatamente che se i popoli si rifiutano non bisogna tenerne conto. Del resto democrazia era una così brutta parola, là dove l'hanno inventata.  Ma tutto questo non conta.

Se vuoi sicurezza, per tornare alle preoccupazioni esternate dal Corsera, dai dignità.
Se vuoi dignità NON tagliare il welfare (è un salario indiretto, che mette in comune il contributo di tutti per poter dare a tutti quel che da soli non riuscirebbero mai a permettersi, ad esempio un intervento chirurgico o un'istruzione superiore, non un debito riprovevole).
Peccato che la stampa predichi da anni tutto l'opposto.
E che troppo pochi ancora perdano - o prendano?- tempo a dubitare, porsi domande, riflettere, verificare.

Precedente: Magari fallisse la UE








lunedì 29 giugno 2015

Magari fallisse la Ue

Signora Merkel
magari fallisse! Sì, magari fallisse la Ue, non l'Europa che è altra cosa. Magari la Grecia avesse il coraggio di ribellarsi sul serio, e di dare quella lezione di civiltà che la Francia non ha avuto il coraggio di dare. Magari la Grecia si ribellasse a chi, come lei e il suo governo, docili passacarte delle banche tedesche, l'ha torturata oltre ogni immaginazione - del resto ne avete una certa esperienza, dalle vostre parti, di toture ai popoli. Magari vi mandasse dove vi meritate. Magari il vostro progetto egemonico fallisse una volta di più, ché di miseria all'Europa, quella che senza vergogna sbraitate di voler proteggere, mentre ne distruggete valori e civiltà sotto i cingoli dei vostri interessi speculativi e nella morsa della miseria dei tanti, ne avete già portata (anche col valido aiuto del paese dove sono purtroppo nata) due volte negli ultimi cento anni.
 Ma come vi permettete, lei e il presidente delgi Stati Uniti, di decretare cosa un popolo deve decidere della sua vita? Ma come possiamo essere così frullati di cervello da ascoltarvi passivamente, messaggeri di morte e di fame?
Magari la Grecia tenesse. Ma non sarà così.
Se ci fosse stato un rischio serio, signora Merkel, non avreste permesso che in Grecia si votasse. Avreste fatto come quella volta, ricorda?, in cui il presidente Paapndreu voleva che il suo paese votasse il primo bestiale programma di tagli imposto dalla troijka, il Memorandum. Allora i Greci non poterono nemmeno scegliere se stranoglarsi con le loro stesse mani. Se adesso avete permesso o permetterete un voto, sarà solo perché ormai, come accade non solo in Grecia, siete già certi di controllare il risultato.
L'Europa, signora Merkel, l'avete ammazzata voi da un pezzo.
Che la storia ancora una volta vi presenti il conto amaro che gli uomini, stavolta, non hanno più la forza di presentarvi.
Nei secoli dei secoli: che siate maledetti.

lunedì 13 aprile 2015

Sole e zuppe

Uscire dopo una giornata di lavoro su questa prospettiva rimette in pace con il mondo e ridimensiona di molto qualche isterico presente nel mio pur minimo raggio d'azione sul pianeta:


Accaparrarsi la prima panca libera e allungarsi al sole senza ritegno, guardando felice ai due lati del ponte:

 

 Si annusa il vento della Normandia portare le nuvole insieme al salso del mare (sabato sarà gelido e grigio, e pioverà).
Si ripensa a lei che ci ha scandito le ore, accompagnandoci limpida e serena:

Si alza di tanto in tanto lo sguardo:

Colonna sonora che ricorda un film , ovviamente in bianco e nero, scoperto da adolescente:

Il fiorire della primavera nordica:




 

 Una storia che mi è cara:


Una casa che sceglierei, l'abbaino più basso, a destra (restiamo discreti):
A meno, naturalmente, di non avere il piano nobile del palazzo dirimpetto (che non si vede).


Ah, la zuppa. L'idea era rifare questa ricetta, scoperta su un blog che mi piace per la sua varietà di ingredienti, le molte verdure e i cereali poco usati, l'attenzione alla stagionalità che sfrutta i prodotti migliori, oltre ad avere una bellissima immagine. Ma niente pane di segale. Però nel fondo della dispensa è rimasta dall'inverno della segale in chicchi. Secondo passo: il cavolfiore. Che nel frigo c'era, ma qualcuno passando di lì se l'era intinto nella maionese a mo' di crudité. Rimangono le piccole rape. Una cipolla, qualche rametto di timo fresco. Due funghi di Parigi che passeggiano nel frigorifero. Il pranzo dell'indomani è pronto. Come lo stufato divenne una zuppa.