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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

martedì 17 settembre 2019

Blu cobalto

Avrei voluto scrivere tutt’altro ma la violenza ributtante di questa sordida vicenda mi impedisce di pensare.
La peggiore, disgustosa, sadica ottusità dell’adulto ebbro di un miserabile potere sui più deboli; l’arbitrio di chi, approfittando di un contesto difficile, sfoga sentendosi protetto i propri peggiori istinti su minorenni indifesi perché in situazione a rischio; la frustrazione livida e meschina di chi si sente perso appena fuori dalla corazza o dal corsetto dei propri miopi pregiudizi; la funzione istituzionale piegata alla più ossessiva smania di controllo; il paternalismo grondante ipocrisia di una violenza invasiva fino nei corpi altrui.

Solo la nausea, incoercibile, infinita, riesce a tradurre il disprezzo illimitato che si prova per questi mediocri, che non si vorrebbe mai vedere in posti di funzionari.
Non ho mai più voluto rimettere piede in una scuola passati i diciotto anni e sono ben lungi dal pentirmene: vicende del genere confermano quanto abbia fatto bene a sfuggire un simile luogo di dignità fatta schiava, di prevaricazione gratuita, di umiliazione senza limiti, di vergogna e di abiezione, per il bestiale capriccio del primo che passa. Abiezione e umiliazione che si portano dentro, perché usciti di li’ si modellino su di esse i nostri rapporti umani tutti; perché la violenza instillata dall’istituzione si perpetui in noi, attraverso di noi, impedendoci di concepire un mondo diverso, relazioni diverse, un riconoscimento tra esseri umani e viventi diverso dalla sopraffazione e dal dominio.
Perversi.
Vi odio e vi maledico, senza rimorsi, per l’eternità.

domenica 15 settembre 2019

Memento

Il n’a que le pouvoir que tu lui donne.

giovedì 29 agosto 2019

No comment

La ricompensa si dà per un servigio, Commissario.
Non sapevo fosse prevista per un membro dell’istituzione che lei contribuisce indegnamente a governare. In quale norma essa è definita? In cambio di cosa?
L’Italia ha forse reso un servigio a lei? All’istituzione di cui lei è organo?
Ha ricevuto una delazione? Un servizio innominabile? Un favore?
É lei forse arbitro di una gara?
Ah, dice di no? Va bene.
I paesi membri sono dunque dei servi?
Buono a sapersi, commissario.
Ma vede, io ho fatto pessime letture.
Tra servi e padroni puo’ esistere un solo rapporto: l’inimicizia.


lunedì 19 agosto 2019

Le tocsin

Nous ne les reverrons plus c’est fini ils sont foutus. Cosìne La force des choses si ricorda la liberazione.
Agosto, primo mese d’autunno per il calendario celtico e mese di rivoluzione e di rivolte per Parigi. 4, 10, 17, senza dimenticare la terribile notte di Saint-Barthélemy.
Oggi è la data dell’insurrezione contro l’occupazione tedesca e nazista organizzata dalla Resistenza parigina a partire dall’edificio della Préfecture sull’Ile de la Cité. I suoi vicini più smaglianti lo fanno un po’ dimenticare, ma lui è lì, davanti la Sainte-Chapelle e la Conciergerie dove le italiane vanno a piagnucolare su una regina che non conoscono se non dai dimettono ammeregani di lustrini e cartapesta, e Notre-Dame ferita alle spalle, sotto i grandi alberi le nuvole e il vento di questa prima giornata d’autunno, la più bella stagione di Parigi.








sabato 17 agosto 2019

Ipse dixit

Un giorno qualcuno disse che i buoni libri hanno margini ampi. Come dargli torto?

venerdì 19 luglio 2019

Biblioteche, Francia


Avvertenza: blogger e google hanno deciso di non farmi più commentare sui blog, perché non riconoscono più il mio account né su questo né su altri, sia blogger sia WordPress, e quindi non posso nemmeno più rispondere a chi ha commentato il mio post precedente, né come Pellegrina né come anonimo. Rimangono attivi dio, cioè google sa perché, soltanto i commenti su un paio di blog che leggo da tempo, scelti in modo del tutto incomprensibile perché su altri, che leggo da più tempo ancora, è impossibile collegarsi. Misteri. Ovviamente l’assistenza non dà nessuna informazione utile, come nella migliore delle tradizioni, limitandosi a farti ripetere una sequenza di operazioni scontata e assolutamente inefficace, per poi chiederti se è servito.

Ciò detto, stamattina sprofondo come al solito in una delle infinite e meravigliose biblioteche di qui. Meravigliose perché ricche in collezioni eccellenti, perché ben tenute e perché funzionano molte ore al giorno, non limitandosi a darti un tavolo e una sedia scomode e mal illuminate, ma fornendo un servizio coi fiocchi di distribuzione dei libri. Di cui approfitto con un senso di sollievo, quando penso che in Italia, a Roma poi non ne parliamo, chiedere più di due libri per volta rappresenta un affronto da lavare con la cafonaggine alla sacra missione del Primo non leggere ricordata da Armando Petrucci e da Umberto Eco ormai diversi decenni fa.  
Stamattina avevo prenotato la mia solita pila, e adocchiato un posto che mi conviene, quello preferito è già preso, quindi bisognerà adattarsi, ma non c’è ressa (1), vado al bancone, chiedo il mio posto, prendo la prima metà della pila, la porto al posto e ritornando a prendere la seconda metà vedo l’addetto alla distribuzione che mi viene incontro a metà strada con il resto dei volumi. Cosa che non è assolutamente suo compito fare. 
Ecco, se mi chiedete perché amo questo paese con tutta l’anima mia, iniziare una giornata di studio cosi’ è una e forse la principale risposta.

(1) Su questo e altri divertimenti della vita quotidiana di studio, Arlette Farge, Le goût de l’archive, Paris, Seuil, 1997. Una traduzione italiana si trova qui.


sabato 29 giugno 2019

Les nuits de la saint Jean

Sono le notti mezza estate tenendo conto del calendario celtico per cui l’estate comincia il primo maggio e finisce il primo agosto. A quest’ora in Normandia il cielo ancora non è del tutto scuro. Si avvicina piuttosto al blu della scrittura delle Très riches, un tono da lapislazzuli ma più translucido e trasparente. Anche qui fioriscono cespugli di violetta lavanda e i prati prendono come sfondo la pietra sottile e chiara delle chiese. Il castello gode i venti del colle e la sua antica sala si indovina ancora dall’alto delle mura.
Sempre per via dei biglietti ormai costosissimi del treno mi sono alzata alle cinque per prendere l’unico a un prezzo meno caro, sono stata imbrogliata sui biglietti dell’autobus da un asiatico che ha rilevato una tabaccheria prima tenuta da un venditore gentilissimo, poi ho incontrato un autista squisito dell’autobus che mi ha  indicato la sede dell’azienda dei trasporti dove farmi rimborsare dei vecchi biglietti non utilizzati. Adesso potrei attraversare la città in lungo e in largo senza problemi. Appena trovata alla stazione scoppio a ridere: « Spiagge chiuse a causa del caldo » proclama un giornale locale. In questi giorni sono tutti stremati e balbettanti, ma non si sta poi così male. Chiudono le biblioteche, chiudono alcune sale delle biblioteche, gli archivi, i direttori dei grandi enti mandano lettere in cui si raccomanda di non sovraccaricare il personale e lasciarlo lavorare a suo ritmo! In metropolitana di raccomandano di bere e mangiare, rinfrescandosi. Tutto molto encomiabile, se non fosse che ad esempio, le fontanelle sono state estirpate da tutta Parigi, i vestiti di cotone e lino di un tempo sostituiti da poliestere e viscosa, le scarpe di cuoio aperte da scarpe da ginnasti a chiuse e soffocanti. Il mercato fa di tutto per spingere a una vita quanto mai malsana ma favorevole a propri profitti, il pubblico si appella a un senso malinteso di responsabilità individuale scaricandosi dal compitosi rendere  possibile una vita sana e responsabile regolamentando l’organizzazione del contesto in cui vivono gli individui. In tutto questo resistono ancora antiche sacche di consapevole servizio pubblico, come l’autista, l’azienda dei trasporti o gli addetti dell’archivio che mi vanno a cercare le buste in cinque minuti perché devo partire. Meglio ancora, stasera ho incontrato due neolaureati che hanno appena vinto il concorso per maestri elementari. Volevano questo, hanno forse ventiquattro anni, l’anno scorso non ce l’avevano fatta, quest’anno sì. Hanno una lavoro dignitoso, una prospettiva davanti e guardano con un po’ di ansia e molta voglia all’indipendenza adulta che si prepara. Nessuna posticcia « responsabilità individuale » in Italia gli avrebbe mai permesso di avere questo. Per non parlare di chi appena finita la tesi di dottorato ha la pubblicazione e un contratto di un anno per aiutarlo a prepararla e poi verosimilmente un posto a meno di trent’anni.
Quanto durerà tutto questo? Non si sa, hanno votato un presidente venuto apposta per eradicare questa civiltà e che no ha nascosto mai di volerlo fare. Stanno privatizzando l’energia, gli aeroporti e la lotteria pubblica, stanno lanciando dei programmi folli di speculazione edilizia in città già soffocate dal cemento come Parigi e Lione, abbassando i soffitti delle case, rimpicciolendo le finestre creando celle di alveari al posto delle case luminose e ariose della fine del XIX secolo. Vedere il paese che amo distruggere la propria civiltà e quanto aveva di migliore senza che nessuno lo obblighi a farlo se non la propria inconsapevolezza è straziante. Questa gente si merita di meglio della paccottiglia liberista ed europeista.