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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

sabato 19 luglio 2014

Termidoro

Nella vita, voglio fare la nipote. Non importa di chi. Il mondo è grande: destra, sinistra, sud, nord.
Che vuoi che sia. Che vuoi che importi.


lunedì 14 luglio 2014

La Costituzione no.

La Costituzione NO. Ognuno deve sapere quali sono i limiti oltre i quali la stanchezza, l'indifferenza, il disincanto, i fatti propri, "er pupo e 'aaa famija" la voglia di non sapere, il desiderio di pensare a qualcosa di bello e gratificante, il "ccc'ho dda ffà" così di moda alle mie (ahimé) attuali latitudini diventano nient'altro che complicità. Per quanto piccoli, per quanto impotenti, per quanto soli, per quanto insignificanti ci si senta, si ha il dovere di dire di no.
Indignez-vous si direbbe oltralpe. 
Per questo domani la vostra blogger, che non ha mai militato in un partito, associazione, movimento politico, perché bastian contrario e indisciplinata fin nei cromosomi, domani molla tutto, paga pegno e se ne va a manifestare a piazza delle Cinque Lune - perché lì ci saranno altre persone come lei avverse a questa riforma, e nient'altro.
Se vogliamo poi dal merito passar al metodo, perché le secca un tantino, ad esempio, che un ministro affermi, a quanto pare, che la riforma non incontra opposizione tra i cittadini italiani. Signor ministro, per cortesia, la prossima volta, prima di infilarsi in un tunnel da Ginevra al Gran Sasso, usi un pallottoliere.

Ma non parliamo degli attori casarecci di questo pasticcio, parliamo dello scenario internazionale. Parliamo di principi. Anche solo di quelli. Da dove viene questa urgente necessità di riformare il Senato e la rappresentanza politica della nazione? Giusto un anno fa veniva pubblicato da una banca d'affari, J.P. Morgan Stanley, un rapporto in cui si affermava che nei paesi della periferia europea dell'area euro (tra i quali, per chi non lo sapesse, è compresa l'Italia) le riforme, quelle iniziate dal governo Monti, erano solo a metà strada. Che tali riforme, le stesse applicate grosso modo anche alla Grecia, alla Spagna, al Portogallo ecc. trovavano ostacoli nelle "costituzioni antifasciste" uscite dalla seconda guerra mondiale. Cosa facevano mai queste Costituzioni "antifasciste"? Dobbiamo arguire che Morgan-Stanley o chiunque altro, rimpianga un regime dittatoriale spietato, o anche solo un partito vietato dalla nostra Costituzione? Evidentemente no, siamo uomini d'onore, giusto? Tali Costituzioni, spiega l'analista della banca, mettono dei limiti alle "riforme". Per esempio, alle privatizzazioni o ai tagli del welfare, o tutelando il diritto del lavoro. Poiché queste Costituzioni sono caratterizzate da:  

“Esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)”. 
Testo integrale qui.

Ecco che le riforme di cui gli Italiani avrebbero così bisogno prendono tutt'altro aspetto. Cosa sono gli sbarramenti elettorali dell'8% per i nuovi partiti se non la maniera di impedire alla protesta di avere una rappresentanza parlamentare? Cosa la necessità di raccogliere 800 mila firme per indire un referendum, anziché 500mila, se non blindare le nuove leggi governative - e non parlamentari, ricordiamo che in una repubblica democratica e parlamentare il potere legislativo non è del governo, ma del Parlamento? Cosa un Senato nominato e non elettivo, se non evitare la possibilità di mediazioni con altre forze presenti in Parlamento? e cosa se non proteggere un meccanismo clientelare il garantire così l'immunità agli amministratori locali? E cosa è la possibilità di avere il 51% dei seggi con il 37% dei voti, se non la garanzia per il governo di poter smantellare, nell'assoluta impunità, quei diritti costituzionali che piacciono così poco alla banca made in USA, come quelli del lavoro, sbarazzandosi della necessità della maggioranza qualificata oggi richiesta per le modifiche costituzionali? e cosa se non limitare i cittadini a esprimere una maggioranza onnipotente, senza che la minoranza sia più rappresentata, se non ridurre ai minimi termini formali l'essenza della democrazia? 
(Sapete che le elezioni si tennero anche sotto il fascismo? le elezioni in sé non garantiscono affatto un regime democratico. Sapete che nella RDT, la ex Germania dell'est, quella della STASI e del magnifico film Le vite degli altri, c'erano sei partiti diversi? I partiti in sé non garantiscono un regime democratico... né l'impossibilità di governare.)

Ora, io vorrei evitare di vivere in un paese in cui le leggi le fanno le grandi banche private straniere (o no), perché ho come il vago sospetto che i loro interessi non siano quelli della maggioranza dei cittadini. E perché un'azienda privata non si deve permettere di dettare legge a una comunità, quale che sia. 
Tra l'altro queste grandi banche e i loro trombettieri non si rendono conto nemmeno di star dando ragione a un vecchio ebreo tedesco, il quale prevedeva esattamente una concentrazione sempre più sfrenata e insostenibile delle risorse nelle mani di pochi, esautorando gli stati nazionali, fino, secondo lui, a portare alla rivoluzione. Ma non l'avevamo superato, costui? Eh? Tutta quella violenza bvutta bvutta bvutta... eh? dato che ci fa ovvove persino la "licenza di protestare"...

Questo governo che finge di andare a far la voce grossa a Bruxelles, mentre non ne è che il volenteroso carnefice, sta semplicemente applicando qui da noi le richieste e gli auspici che una banca d'affari statunitense (e verosimilmente non da sola) pretende da un paese "del sud dell'Europa". Perché la miseria che ci hanno regalato ancora non gli basta. Perché non hanno limiti, se non quelli che noi sapremo imporgli, sassetto dopo sassetto (a far da muro, ci fosse mai qualche demente in giro che pensa che qui si decantino usi impropri della ghiaia, ché i dementi son la semenza più fertile e ubiqua dell'universo), granello dopo granello, rifiuto dopo rifiuto.

Sono francamente stufa da un pezzo, anzi, da sempre, dei dibbbbattiti su sistema riformabile o non riformabile: so che la Costituzione garantiva fino ad oggi alcuni diritti preziosi per la dignità e la libertà di tutti; so chi questi diritti fondamentali ha smantellato e per obbedire a quali interessi; il limite è oltrepassato. Bisogna, ovunque, saper dire di no.   

venerdì 11 luglio 2014

C'era una volta la Costituzione.

Non voglio più essere cittadina di questo paese.
Non voglio più essere in queste mani.
Non voglio diventare serva e suddita.
Questo paese non ha più nulla. S'è fatto rubare persino la speranza e ci ha messo la firma (anzi, la croce, come s'addice agli analfabeti che siamo).
Mai più.

P.S.: avrei voluto postare il testo della Costituzione finché è ancora quello. Ma non sono capace di farlo. L'ho salvato, ma non so come postare un .pdf sul blog.


sabato 5 luglio 2014

Ladri di piante

Era sempre stata qui. Era qui prima di me. Nella sua grossa casa color mattone. Non saprei dire il suo nome, ma faceva compagnia. Incorporata con la casa, perché i precedenti proprietari me l'avevano lasciata insieme alla casa, appunto. Era sul pianerottolo e approfittava del sole che entra dalle finestre, mentre nella mia casa, purtroppo, il sole diretto non c'è mai (sarebbe costato 20.000 euro in più averlo, ma non li avevamo).
Ci ero affezionata come lo si è a qualcosa che è vivo.
Era sopravvissuta ai miei viaggi e alle assenze, alle infinite ristrutturazioni vissute dal palazzo, alle estati ardenti in cui si abbeverava con una bottiglia prima di partire per i monti.
Questa sera al rientro da una passeggiata non ho più visto le sue piccole foglioline di un verde tenero darmi il benvenuto. Un grande vuoto in quell'angolo di pianerottolo.
Abito all'ultimo piano. Dei nuovi vicini, venuti da fuori. Piuttosto invadenti. Quando suono alla porta quasi non mi rispondono.
Faccio il giro dei cassonetti del quartiere. Non la vedo, del resto è piuttosto grande, non ci entrerebbe. E poi sono stracolmi, è sabato: non hanno raccolto la spazzatura.
Penso che si stia disseccando gettata chissà dove e anche se è solo una pianta, mi sento triste, come davanti a ogni vandalismo su chi non può difendersi.
Che qualcuno si dissecchi con lei (il cervello, di sicuro, gli si è già disseccato da tempo.)
Non è una bella giornata.

giovedì 3 luglio 2014

Finito

Spedito. Adesso vado a giocare alle bambole.
Ma prima grazie a chi mi ha incoraggiato, anche se solo con un commento sul blog, anche se non ho risposto a tutti e a ogni osservazione.
Sono cose che fanno bene e danno forza.
Buonanotte.

domenica 29 giugno 2014

Post vagamente autoreferenziale

FIFA. FIFA. FIFA! FIFA!! FIFA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Blu, sia chiaro, non rotonda.
Fifa. Fifa. Fifa. Fifa.Fifa. Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.
Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.Fifa.
Ho la fifa da abstract.
Pigliatevelo cossì com'è e per cortesia non fatevi più vivi fino al giorno cruciale.
Non posso fare una relazione 4 mesi prima dopo averne fatta un'altra due settimane fa, consegnato una scheda domani, e lavorando a tempo pieno.
Fifa. Lasciatemi del tempo.

lunedì 23 giugno 2014

Visita medica: "Quante volte figliola?"

Nulla di paragonabile, ovvio a quel che descrive Squat (avercene, di servizi così). Però in Italia, per legge, vivaddio, una visita medica bisogna farla. C'è persino in un film una Stefania Sandrelli operaia visitata da un ambiguo medico giallo che ovviamente non vede la malattia che si porta dentro, ma vuole mettere alla prova la sua compenetrazione aziendale, diciamo.
Nulla a che fare con personaggio, situazione (per fortuna) e nemmeno fisico... La mia visita ricorda piuttosto la confessione.
"Allora... quanti caffè?"
"Non bevo caffè. Non mi è mai piaciuto". Non val la pena raccontare che l'unico caffè apprezzato dal mio palato è stato quello portatomi dal mio primo amore, crudo, in un cesto di paglia intrecciata, dallo Yemen del Nord, tantissimi anni fa. Dolce, aromatico, lieve, ricco. Un ricordo come un sogno.
"Beve?" "..."
"Un bicchiere ai pasti?" "Hmm... no." "La sera?" "Saltuariamente..." "Il week-end?" "No." "Insomma, quando?" "Mah, forse due o tre volte al mese. Un bicchiere di vino. Se la cena lo merita." "Vino???" "Sì, i superalcoolici non mi piacciono, la birra ben poco..." Sul momento dimentico totalmente il sidro inglese, ma ho l'impressione  che non sia quel che vuole sapere. L'ultima volta che ho assaggiato un superalcolico dev'essere stato per una grappa trentina un anno fa. Non che non mi piacciano in assoluto, ma devono essere davvero ottimi, e in quanto tali, sono fuori dalla mia portata. E in ogni caso, sempre in dosi omeopatiche.
Il dottore non demorde.
"Fuma?"
Mi faccio una risata: "No. Mai fumato in vita mia. Però ogni tanto bevo un the, ora che ci penso."
Ride anche lui. "Insomma, lei non fuma, non beve. I suoi anni se li porta benissimo. Ma faccia ginnastica!".

Postilla.
Essì che mi piacerebbe fare ginnastica. Se solo: 
1) non dovessi fare due lavori nel corso di 24 ore: guadagnarmi il pane prima, studiare poi, dormire quando la tensione lo permette e magari disfare le valigie ancora sotto il letto, il cambio di stagione, lavar per terra...
2) avessi un magnifico giardino a cinque minuti da casa dove praticarla, perché le palestre, con la luce al neon, la musica che non mi appartiene, scavate sottoterra, con spazi risicati, mi danno angoscia e tristezza. L'attività fisica per me è la montagna con i suoi sentieri, il mare con le sue acque, il mio corpo che entra nella natura, nella luce, nell'aria...
3) nel suddetto giardino, o ove che sia, ci fosse un armadietto noleggiabile per non dover fare ogni volta avanti e indietro con le mie cose
4) le tariffe fossero possibili per un salario che basta a pagare le bollette, l'automobile (che uso solo per i lunghi tragitti in estate e in transumanza verso il pays de coeur), i ticket e del cibo un po' più sano e fresco di quello del supermarket.

Insomma: le città dovrebbero essere progettate in modo tale che in ogni quartiere, raggiungibili in non più di 10' a piedi, ci fossero - e fossero pubblici:
1) una piscina coperta e scoperta
2 ) un parco con sezioni separate per cani e umani, abbastanza ampio da poter essere utilizzato come palestra e pista da corsa senza smog
3) una biblioteca
4) un cinema, un teatro, una sala per musica e iniziative varie (in Francia nei piccoli comuni isolati c'è sempre).
5) piazze pedonali con panchine e verde, spazi coperti anche autogestiti dove poter stare insieme in un ambiente confortevole senza dover per forza andare al bar
6) un servizio efficiente di nettezza urbana (il mio quartiere è ormai una vera fogna, grazie alla maleducazione dei padroni dei cani che lasciano l'inimmaginabile. In compenso una gigantesca gru, visibile da mezza città, sta portando avanti una gigantesca speculazione edilizia in un quartiere ormai divenuto storico e piuttosto particolare.)
7) un giardino-orto per i coltivatori hobbysti
E se non ci sono queste cose, non ci sono i permessi per costruire. Point. Barre.
Pare proprio di essere a Roma, nell'Italia del 2014.
Ah, ma tanto, ci sono i mondiali. Così pare.