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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

lunedì 13 aprile 2015

Sole e zuppe

Uscire dopo una giornata di lavoro su questa prospettiva rimette in pace con il mondo e ridimensiona di molto qualche isterico presente nel mio pur minimo raggio d'azione sul pianeta:


Accaparrarsi la prima panca libera e allungarsi al sole senza ritegno, guardando felice ai due lati del ponte:

 

 Si annusa il vento della Normandia portare le nuvole insieme al salso del mare (sabato sarà gelido e grigio, e pioverà).
Si ripensa a lei che ci ha scandito le ore, accompagnandoci limpida e serena:

Si alza di tanto in tanto lo sguardo:

Colonna sonora che ricorda un film , ovviamente in bianco e nero, scoperto da adolescente:

Il fiorire della primavera nordica:




 

 Una storia che mi è cara:


Una casa che sceglierei, l'abbaino più basso, a destra (restiamo discreti):
A meno, naturalmente, di non avere il piano nobile del palazzo dirimpetto (che non si vede).


Ah, la zuppa. L'idea era rifare questa ricetta, scoperta su un blog che mi piace per la sua varietà di ingredienti, le molte verdure e i cereali poco usati, l'attenzione alla stagionalità che sfrutta i prodotti migliori, oltre ad avere una bellissima immagine. Ma niente pane di segale. Però nel fondo della dispensa è rimasta dall'inverno della segale in chicchi. Secondo passo: il cavolfiore. Che nel frigo c'era, ma qualcuno passando di lì se l'era intinto nella maionese a mo' di crudité. Rimangono le piccole rape. Una cipolla, qualche rametto di timo fresco. Due funghi di Parigi che passeggiano nel frigorifero. Il pranzo dell'indomani è pronto. Come lo stufato divenne una zuppa.







venerdì 10 aprile 2015

Morale?

Non è una sorpresa per nessuno che io sia l'opposto della diplomazia, più che altro perché tengo all'indipendenza di giudizio e preferisco, finché ne sono in grado, verificare e  ragionare sui dati che ripetere luoghi comuni. Quando si tratta poi della deflazione salariale, cioè l'impoverimento programmato dei salariati medi e bassi che sta venendo imposta ai paesi europei a tutto vantaggio di un solo paese, meglio dei suoi capitalisti, e di un ceto internazionale di grandi proprietari e speculatori, posso diventare un fiume in piena. Come stasera, quando sono esplosa davanti a due anime belle, ecologiste e descrescitiste ma di buon gusto, media borghesia delle professioni, rimaste alla fola stantìa che i tagli vanno bene perché si tratta dei "privilegi" e degli "sprechi" del pubblico impiego e "ce lo chiede Maastricht". La mia vicina di tavola, forse per smorzare la situazione, attira l'attenzione su di sé, pensando di spiegarmi la questione. Finisce che, dopo un lungo giro di parole su quale sia lo scopo di questi tagli, e dove finiscano questi risparmi, si ritrova a borbottare: "Be', sì, effettivamente, se è per mandare soldi nei paradisi fiscali [ipotesi sua] che risparmiamo, non è proprio il paradiso". Vabbe', passiamo al formaggio. Alla fine della serata, mi chiede: "Verresti a fare una lezione da noi?". Sì, certo (mi occupo di tutt'altro) con piacere, grazie. Morale, forse: a volte serve innanzitutto mostrare di avere idee e saperle difendere.

giovedì 9 aprile 2015

William per Ale

Cara poeta
qui una lezione di William Christie sulle passioni nell'opera barocca, con orchestra (bellissima) e cantanti (non troppo espressivi, ma non male). E' in francese, ma  comprensibilissima. Visibile fino a settembre sul sito della Philarmonie.

mercoledì 8 aprile 2015

Briciole

Mea culpa. Oggi non è stata una gran giornata. Mi sono persa stupidamente dietro a vari blog e ho buttato tutto il tempo che avrei potuto dedicare ad altro. Idiota me, perché poi quando lo faccio sono molto più felice e soddisfatta. Ho genialmente deciso di innovare la preparazione dell'hummus e ci ho messo la tahine quando i ceci erano crudi. Avevo incontrato una signora nel negozio biologico, una specie di maga con i capelli bianchi, lunghi, magra e dall'aria vagamente esotica, che faceva assaggiare il suo hummus per promuovere il vegetarianesimo. Potendo, addirittura il veganesimo. "Se si mette meno tahine si ottiene un formaggio delizioso, sostiene, sa, per quelli che dicono che non potrebbero vivere senza formaggio". A parte che se voglio un formaggio lo voglio di latte, e se voglio dei legumi non ho bisogno di chiamarli formaggio, sono convintamente onnivora, basta che non mi si parli di soia, quindi ho trovato il suo hummus delizioso. La signora mi ha spiegato che lei lo fa con i ceci sbucciati e germogliati, un terzo di tahine, aglio e succo di limone a piacere. Da li' il mio tentativo, che pero' si è concluso nello stesso spirito, anzi giocoforza un po' meno, di quando ho voluto mettere il vino nella borsa dell'acqua calda. La tahine infatti andava aggiunta ai ceci debitamente cotti.
Mi vedo sfilare dalle mani i giorni che rimangono al mio ritorno in modo inconcludente. Mi sento un po' stanca.
Prima che finisca la giornata vado a correre, ora che il tempo lo permette. Non mi si chieda né quanto né come: come tutte le attività ripetitive, correre lo detesto cordialmente. Lo spirito con cui lo faccio è quello della medicina del dottore d'infanzia: fa bene al fisico e al morale, quindi sciroppatela a naso e occhi chiusi. Quindi fuori discussione che io pensi anche lontanamente a: 1) mettermi arnesi di tortura nelle orecchie, ché mi danno fastidio solo a pensarci 2) comprare altri costosissimi arnesi per coordinare battiti, passi e chilometri 3) portarmi un orologio addosso, dato che non ne possiedo 4) sapere che distanza ho percorso e per quanto tempo ho corso 5) investire in abbigliamento che non siano vecchi shorts e vecchie magliette, più un buon reggiseno e soprattutto un paio di buone scarpe (essenziale). Diciamo che in modo molto approssimativo, genere occhiata ai parcometri ubiqui, cerco di alternare due sedute o meglio rimbalzate di 20 minuti con una di un'oretta, che possono arrivare a 40 o scendere a 45, e per me è già troppo sforzo assemblare tutte queste informazioni, ché nella vita ho altro di cui preoccuparmi e da contare. Cio' posto, per me l'unico sport gradevole è quello che si fa in mezzo alla natura e il meno tecnico possibile: quello che amo profondamente è l'escursionismo - anche li', per me l'importante è l'itinerario, non certo il tempo o l'altitudine (se non come precauzione di abbigliamento e condizioni meteo). Seguito dal ballo, se si puo' intenderlo come tale. Se proprio mi dovessi dare allo sport dove bisogna pensare, sceglierei due cose che non sarei mai e poi mai in grado di fare, ma che trovo belle oltre ogni dire: lo sci escursionistico e il kitesurf. Comunque oggi zampettavo in cerca di aree verdi lontane dalle automobili, quando finisco in mezzo a una marea di bimbetti nel cortile di una scuola e palestra comunali (dove abito è pieno di impianti sportivi pubblici, stadi, campi da gioco, piscine che frequenterei se l'acqua fosse calda come alle terme). Stanno animatamente discutendo mentre io faccio i miei giri, poi uno prende il cancello e mentre anche io sto per fare lo stesso gli altri lo seguono a ruota, concentratissimi, filando sui monopattini che qui sono di gran moda. Dopotutto sono a casa loro: io mi fermo per lasciar passare gli ultimi. Il loro capofila, ben meno di dieci anni, bellissimo futuro grand brun con una conca di capelli mossi e un sorriso serio, mi sorride e mi fa "Merci.". Poi scappano tutti dietro ai loro amici. Ecco, questo paese e la sua civiltà non smetteranno mai di sorprendermi e di innamorami.
e allora bestia, cosa perdi tempo a cincischiare invece di oprare perché divenga il tuo??? idiota d'una falchetta!
I bimbi francesi sono in genere estremamente tranquilli ed educati. Questo perché sono molto più liberi e indipendenti dei nostrani: le madri sono meno ossessive, gelose e possessive (magari dietro tutte le lagne perché signora mia non hanno più spazi di libertà, eh), i bimbi possono esplorare in tranquillità. Rimproveri e discussioni non avvengono generalmente tra pianti e urli, ma con toni pacati e senza le insopportabili minacce "Le prendi" "lo dico a tuo padre" "adesso basta", seguite da implacabili andirivieni e contrattazioni. In compenso quando c'è un no, è un no, e i risultati si vedono.
Ma noi siamo immaturi anche su questo. In generale in Francia c'è molta più attenzione all'altro, allo spazio anche fisico dell'altro. Lo si vede nei luoghi di passaggio: chi si ferma sistematicamente a chiacchierare sulle scale del metro? o sulla soglia di una porta? degli italiani, di sicuro, dei francesi praticamente mai.


sabato 4 aprile 2015

Sabato Johannes Passion

Un anno fa di questi tempi ero nell'eden di Oxford, con Haendel. Stasera a casa con internet e Bach. Non avevo mai ascoltato per intero questa meraviglia. Uscendo dalla biblioteca sono corsa in fretta a casa rabbrividendo nel vento gelido che ha finalmente asciugato Parigi dopo una settimana di piogge vere, qui che non piove mai, di quelle che se non hai l'ombrello ti bagni sul serio, come in Italia. Ci siamo attaccati tutti allo schermo, sgranocchiando zenzero candito al cioccolato, e ora c'è la luna sul letto, la candela accesa, e il godimento nelle orecchie e nel pensiero. Un' esecuzione molto bella, Jacobs dirige infinitamente meglio di quanto non cantasse un tempo. Chissà se il prossimo anno riuscirò a sentirlo dal vivo. Come sentirsi in pace.
Aggiornamento: tutti tranne me sapevano che il concerto è visibile liberamente sul sito della Philarmonie fino al 4 ottobre. Purtroppo non ci sono link a Blogger, ma solo ai social (e che mania!). Dopotutto dato che è denaro pubblico, mentre i prezzi sono da élite, e il luogo, all'altro capo di Parigi, non eccessivamente comodo, è giusto che tutti possano approfittarne. Ecco quello che l'unione europea ci sta togliendo, tra molte altre cose... 

mercoledì 25 marzo 2015

Variazioni

Tre domande fatte. Rigorosamente l'ultimo giorno, ché se no manca di pathos.
Probabilmente inutili, ma è già tanto essere riuscita a spedirle.
Ora, di due m'importa relativamente, ma una. Una sarebbe il sogno dopo cui morire felice. O vivere nell'empireo, ecco.





Una relazione spedita, con soli 25 giorni di ritardo. Spero gli vada bene ché non ne voglio più sentir parlare.
Mi sono anche divertita alla fine, ma è stato un impazzimento.




Un'altra relazione da spedire con non so quanti giorni di ritardo, perché non l'ho nemmeno cominciata, ma almeno venticinque + 1 :-/.



Un lavoro rognosissimo e che non mi piace che mi hanno appioppato e a cui non ho potuto dire di no.
Il panico se penso che tutto questo avrei dovuto farlo, nella mia testa utopica, prima di Natale. Prima di essere sommersa da un diluvio, poi di trovare una barchetta.
La voglia irefrenabile di scapparmene a seguire per un po' le mie faccende che giacciono dimenticate.

Che fra poco più di un mese mi tocca il purgatorio italiano e che ogni volta è più difficile tornare.

Ma stasera almeno il fardello è più lieve.
Alleluja! Come canta(va) Diana Damrau, ecco, mi sento così.






lunedì 16 marzo 2015

Fonte di stress risparmiabilissima

Se c'è una cosa che mi scombussola più di ogni altra è preparare le domande di qualsiasi genere.
Insomma, vendersi. Cosa dire e cosa non dire, cosa vorranno e cosa pensano che dovresti volere.
Giocare agli indovinelli, ché tanto poi si sa che è un susseguirsi di balle cosmiche e meglio sarebbe giocare alle spacconate come i paladini (che ci si inguaiano, ma poi se ne tirano fuori con eleganza).
Ma l'ultima efferratezza in merito à la lettera di motivazione.
Per qualsiasi cosa.
Ma quale motivazione volete che abbia.
Se non quella spasmodicamente perseguita, alla mia veneranda età, di continuare a studiare, pagandomici un tetto sulla testa, la bolletta del riscaldamento e un cibo non avvelenato da supermarket.
Cosa vi devo supplicare a fare, quando lo dicono il mio cv, le cose che ho fatto e scritto, la mia faticosissima scelta di vita.
Cosa devo inventare per affermare, falsamente, che nella vita non ho mai fatto e sognato che partecipare al tal progetto di cui ho saputo l'esistenza al momento del bando. Ma che pure rientra nella disciplina e nella specialità che tratto. Ché se aveste avuto e identificato chi faceva esattamente per voi, non avreste armato tutto questo ambaradam.
Come se non saltasse agli occhi da tutto il resto.
La mia motivazione, come quella di tutti, è la estrema necessità di lavorare. Pagati.
Quindi si accettano tutte le opportunità, coerenti o un po' meno coerenti, piacevoli o un po' meno piacevoli, che restino nell'ambito della serietà: dei committenti, dei metodi, dei progetti.
Non sono moltissime. Per forza possono essere eterogenee, ché anzi dovrebbero dimostrare curiosità e fantasia, purché rigorose.
Questo è il punto.
Il resto è fuffa.
Aziendalista made in USA.
E al diavolo, ecco.