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Toulouse en érasmienne

domenica 5 luglio 2015

Rispettare le regole, pagare i debiti, niente trucchetti: benvenuti al caffè Austeros


Questo post non parla della Grecia, ma della Germania. La frase del
titolo è lo slogan con cui il governo tedesco e non solo quello parla del
debito greco. Si dice spesso che il governo tedesco deve seguire la linea dura con la Grecia per via dei suoi elettori, che non gli perdonerebbero cedimenti. Eh, già, la democrazia innnazitutto.

Ma davvero tutti i tedeschi, quei famosi elettori, che ci
viene ripetuto ad ogni piè sospinto, la signora Merkel non dovrebbe
scontentare (salvo poi predicarci che il consenso democratico quando è
in casa d'altri non deve contare) la pensano esattamente così? Questa è
una trasmissione di satira del secondo canale televisivo tedesco ZDF:
Die Anstalt (sottotitoli in inglese, una versione in italiano per chi ha
facebook qui. Io non ce l'ho e avuto problemi a visualizzarla).

Quel che è interessante del video è la sua costruzione. In meno di dieci minuti, mette a confronto i tedeschi con la propria storia, con il reale ruolo dei politici e degli alti burocrati del dopoguerra rispetto a quella storia, con le persone sulla cui vita più direttamente hanno influito le formule giuridiche e burocratiche da costoro escogitate. Demistifica gli artifici retorici e il linguaggio con cui i politici prima e i mass media poi ci hanno raccontato e insegnato a ragionare, anzi a non ragionare, ma a RIPETERE frasi altrui senza riflettere, su questioni che coinvolgono carne, sangue e rapporti di forza del nostro mondo.

Uno splendido condensato di teatro civile e una lezione di documentazione in meno 9 minuti e mezzo, al caffè Austeros.

Da non perdere fino in fondo.

P.S.:Il primo video è seguito da una serie di servizi giornalistici sulla Grecia.
Altri post: La disinfornacija
                 Magari fallisse la UE

sabato 4 luglio 2015

La disinformacija

Un blog ha provato a verificare un articolo apparso sul Corriere della sera a firma del vicedirettore Federico Fubini che descrive una Grecia diversa da quella che lui ha visto. Niente code ai bancomat, niente Acropoli disertata dai turisti (magari!), niente navi vuote in partenza dal Pireo. Niente negozianti che assaltano i turisti con aria equivoca, niente velate minacce di furti come viene più o meno velatamente insinuato in un altro articolo sempre dal Corsera, questo letto e debitamente conservato da me mercoledì 1 luglio a p. 11 "Tra i turisti per la strada inseguiti dai negozianti". E a lato, in una colonnina non firmata: "I turisti potrebbero diventare bersaglio facile per chi è in cerca di denaro". Ma non esisteva qualcosa di non proprio lecito che si chiamava "procurato allarme"?

Però l'articolista ha ragione, in prospettiva: se tu riduci un paese alla povertà, come la troijka  e l'euro stanno facendo in Grecia da oltre cinque anni, perché poi ti stupisci se si cercano i soldi dove si può? Ricorda niente questo scenario? A me sì: ricorda i pochi paesi del sud del mondo che conosco, (e che adesso non potrei più visitare perché il mio salario è tenuto troppo basso per permettermi di viaggiare; quella percentuale di reddito nazionale però non è scomparsa: semplicemente adesso si è scelto di farla andare altrove), ricorda la pressante richiesta dell'elemosina nei Caraibi, nell'India di qualche decennio fa. O i racconti sul Brasile, ad esempio. E' a questa società che la politica economica della UE, di cui l'indipendentissimo quotidiano serale si fa portavoce volenteroso, vuole ridurre l'Europa, proclamando ovviamente di volere l'opposto. E proclamando neppure tanto velatamente che se i popoli si rifiutano non bisogna tenerne conto. Del resto democrazia era una così brutta parola, là dove l'hanno inventata.  Ma tutto questo non conta.

Se vuoi sicurezza, per tornare alle preoccupazioni esternate dal Corsera, dai dignità.
Se vuoi dignità NON tagliare il welfare (è un salario indiretto, che mette in comune il contributo di tutti per poter dare a tutti quel che da soli non riuscirebbero mai a permettersi, ad esempio un intervento chirurgico o un'istruzione superiore, non un debito riprovevole).
Peccato che la stampa predichi da anni tutto l'opposto.
E che troppo pochi ancora perdano - o prendano?- tempo a dubitare, porsi domande, riflettere, verificare.

Precedente: Magari fallisse la UE








lunedì 29 giugno 2015

Magari fallisse la Ue

Signora Merkel
magari fallisse! Sì, magari fallisse la Ue, non l'Europa che è altra cosa. Magari la Grecia avesse il coraggio di ribellarsi sul serio, e di dare quella lezione di civiltà che la Francia non ha avuto il coraggio di dare. Magari la Grecia si ribellasse a chi, come lei e il suo governo, docili passacarte delle banche tedesche, l'ha torturata oltre ogni immaginazione - del resto ne avete una certa esperienza, dalle vostre parti, di toture ai popoli. Magari vi mandasse dove vi meritate. Magari il vostro progetto egemonico fallisse una volta di più, ché di miseria all'Europa, quella che senza vergogna sbraitate di voler proteggere, mentre ne distruggete valori e civiltà sotto i cingoli dei vostri interessi speculativi e nella morsa della miseria dei tanti, ne avete già portata (anche col valido aiuto del paese dove sono purtroppo nata) due volte negli ultimi cento anni.
 Ma come vi permettete, lei e il presidente delgi Stati Uniti, di decretare cosa un popolo deve decidere della sua vita? Ma come possiamo essere così frullati di cervello da ascoltarvi passivamente, messaggeri di morte e di fame?
Magari la Grecia tenesse. Ma non sarà così.
Se ci fosse stato un rischio serio, signora Merkel, non avreste permesso che in Grecia si votasse. Avreste fatto come quella volta, ricorda?, in cui il presidente Paapndreu voleva che il suo paese votasse il primo bestiale programma di tagli imposto dalla troijka, il Memorandum. Allora i Greci non poterono nemmeno scegliere se stranoglarsi con le loro stesse mani. Se adesso avete permesso o permetterete un voto, sarà solo perché ormai, come accade non solo in Grecia, siete già certi di controllare il risultato.
L'Europa, signora Merkel, l'avete ammazzata voi da un pezzo.
Che la storia ancora una volta vi presenti il conto amaro che gli uomini, stavolta, non hanno più la forza di presentarvi.
Nei secoli dei secoli: che siate maledetti.

lunedì 13 aprile 2015

Sole e zuppe

Uscire dopo una giornata di lavoro su questa prospettiva rimette in pace con il mondo e ridimensiona di molto qualche isterico presente nel mio pur minimo raggio d'azione sul pianeta:


Accaparrarsi la prima panca libera e allungarsi al sole senza ritegno, guardando felice ai due lati del ponte:

 

 Si annusa il vento della Normandia portare le nuvole insieme al salso del mare (sabato sarà gelido e grigio, e pioverà).
Si ripensa a lei che ci ha scandito le ore, accompagnandoci limpida e serena:

Si alza di tanto in tanto lo sguardo:

Colonna sonora che ricorda un film , ovviamente in bianco e nero, scoperto da adolescente:

Il fiorire della primavera nordica:




 

 Una storia che mi è cara:


Una casa che sceglierei, l'abbaino più basso, a destra (restiamo discreti):
A meno, naturalmente, di non avere il piano nobile del palazzo dirimpetto (che non si vede).


Ah, la zuppa. L'idea era rifare questa ricetta, scoperta su un blog che mi piace per la sua varietà di ingredienti, le molte verdure e i cereali poco usati, l'attenzione alla stagionalità che sfrutta i prodotti migliori, oltre ad avere una bellissima immagine. Ma niente pane di segale. Però nel fondo della dispensa è rimasta dall'inverno della segale in chicchi. Secondo passo: il cavolfiore. Che nel frigo c'era, ma qualcuno passando di lì se l'era intinto nella maionese a mo' di crudité. Rimangono le piccole rape. Una cipolla, qualche rametto di timo fresco. Due funghi di Parigi che passeggiano nel frigorifero. Il pranzo dell'indomani è pronto. Come lo stufato divenne una zuppa.







venerdì 10 aprile 2015

Morale?

Non è una sorpresa per nessuno che io sia l'opposto della diplomazia, più che altro perché tengo all'indipendenza di giudizio e preferisco, finché ne sono in grado, verificare e  ragionare sui dati che ripetere luoghi comuni. Quando si tratta poi della deflazione salariale, cioè l'impoverimento programmato dei salariati medi e bassi che sta venendo imposta ai paesi europei a tutto vantaggio di un solo paese, meglio dei suoi capitalisti, e di un ceto internazionale di grandi proprietari e speculatori, posso diventare un fiume in piena. Come stasera, quando sono esplosa davanti a due anime belle, ecologiste e descrescitiste ma di buon gusto, media borghesia delle professioni, rimaste alla fola stantìa che i tagli vanno bene perché si tratta dei "privilegi" e degli "sprechi" del pubblico impiego e "ce lo chiede Maastricht". La mia vicina di tavola, forse per smorzare la situazione, attira l'attenzione su di sé, pensando di spiegarmi la questione. Finisce che, dopo un lungo giro di parole su quale sia lo scopo di questi tagli, e dove finiscano questi risparmi, si ritrova a borbottare: "Be', sì, effettivamente, se è per mandare soldi nei paradisi fiscali [ipotesi sua] che risparmiamo, non è proprio il paradiso". Vabbe', passiamo al formaggio. Alla fine della serata, mi chiede: "Verresti a fare una lezione da noi?". Sì, certo (mi occupo di tutt'altro) con piacere, grazie. Morale, forse: a volte serve innanzitutto mostrare di avere idee e saperle difendere.

giovedì 9 aprile 2015

William per Ale

Cara poeta
qui una lezione di William Christie sulle passioni nell'opera barocca, con orchestra (bellissima) e cantanti (non troppo espressivi, ma non male). E' in francese, ma  comprensibilissima. Visibile fino a settembre sul sito della Philarmonie.

mercoledì 8 aprile 2015

Briciole

Mea culpa. Oggi non è stata una gran giornata. Mi sono persa stupidamente dietro a vari blog e ho buttato tutto il tempo che avrei potuto dedicare ad altro. Idiota me, perché poi quando lo faccio sono molto più felice e soddisfatta. Ho genialmente deciso di innovare la preparazione dell'hummus e ci ho messo la tahine quando i ceci erano crudi. Avevo incontrato una signora nel negozio biologico, una specie di maga con i capelli bianchi, lunghi, magra e dall'aria vagamente esotica, che faceva assaggiare il suo hummus per promuovere il vegetarianesimo. Potendo, addirittura il veganesimo. "Se si mette meno tahine si ottiene un formaggio delizioso, sostiene, sa, per quelli che dicono che non potrebbero vivere senza formaggio". A parte che se voglio un formaggio lo voglio di latte, e se voglio dei legumi non ho bisogno di chiamarli formaggio, sono convintamente onnivora, basta che non mi si parli di soia, quindi ho trovato il suo hummus delizioso. La signora mi ha spiegato che lei lo fa con i ceci sbucciati e germogliati, un terzo di tahine, aglio e succo di limone a piacere. Da li' il mio tentativo, che pero' si è concluso nello stesso spirito, anzi giocoforza un po' meno, di quando ho voluto mettere il vino nella borsa dell'acqua calda. La tahine infatti andava aggiunta ai ceci debitamente cotti.
Mi vedo sfilare dalle mani i giorni che rimangono al mio ritorno in modo inconcludente. Mi sento un po' stanca.
Prima che finisca la giornata vado a correre, ora che il tempo lo permette. Non mi si chieda né quanto né come: come tutte le attività ripetitive, correre lo detesto cordialmente. Lo spirito con cui lo faccio è quello della medicina del dottore d'infanzia: fa bene al fisico e al morale, quindi sciroppatela a naso e occhi chiusi. Quindi fuori discussione che io pensi anche lontanamente a: 1) mettermi arnesi di tortura nelle orecchie, ché mi danno fastidio solo a pensarci 2) comprare altri costosissimi arnesi per coordinare battiti, passi e chilometri 3) portarmi un orologio addosso, dato che non ne possiedo 4) sapere che distanza ho percorso e per quanto tempo ho corso 5) investire in abbigliamento che non siano vecchi shorts e vecchie magliette, più un buon reggiseno e soprattutto un paio di buone scarpe (essenziale). Diciamo che in modo molto approssimativo, genere occhiata ai parcometri ubiqui, cerco di alternare due sedute o meglio rimbalzate di 20 minuti con una di un'oretta, che possono arrivare a 40 o scendere a 45, e per me è già troppo sforzo assemblare tutte queste informazioni, ché nella vita ho altro di cui preoccuparmi e da contare. Cio' posto, per me l'unico sport gradevole è quello che si fa in mezzo alla natura e il meno tecnico possibile: quello che amo profondamente è l'escursionismo - anche li', per me l'importante è l'itinerario, non certo il tempo o l'altitudine (se non come precauzione di abbigliamento e condizioni meteo). Seguito dal ballo, se si puo' intenderlo come tale. Se proprio mi dovessi dare allo sport dove bisogna pensare, sceglierei due cose che non sarei mai e poi mai in grado di fare, ma che trovo belle oltre ogni dire: lo sci escursionistico e il kitesurf. Comunque oggi zampettavo in cerca di aree verdi lontane dalle automobili, quando finisco in mezzo a una marea di bimbetti nel cortile di una scuola e palestra comunali (dove abito è pieno di impianti sportivi pubblici, stadi, campi da gioco, piscine che frequenterei se l'acqua fosse calda come alle terme). Stanno animatamente discutendo mentre io faccio i miei giri, poi uno prende il cancello e mentre anche io sto per fare lo stesso gli altri lo seguono a ruota, concentratissimi, filando sui monopattini che qui sono di gran moda. Dopotutto sono a casa loro: io mi fermo per lasciar passare gli ultimi. Il loro capofila, ben meno di dieci anni, bellissimo futuro grand brun con una conca di capelli mossi e un sorriso serio, mi sorride e mi fa "Merci.". Poi scappano tutti dietro ai loro amici. Ecco, questo paese e la sua civiltà non smetteranno mai di sorprendermi e di innamorami.
e allora bestia, cosa perdi tempo a cincischiare invece di oprare perché divenga il tuo??? idiota d'una falchetta!
I bimbi francesi sono in genere estremamente tranquilli ed educati. Questo perché sono molto più liberi e indipendenti dei nostrani: le madri sono meno ossessive, gelose e possessive (magari dietro tutte le lagne perché signora mia non hanno più spazi di libertà, eh), i bimbi possono esplorare in tranquillità. Rimproveri e discussioni non avvengono generalmente tra pianti e urli, ma con toni pacati e senza le insopportabili minacce "Le prendi" "lo dico a tuo padre" "adesso basta", seguite da implacabili andirivieni e contrattazioni. In compenso quando c'è un no, è un no, e i risultati si vedono.
Ma noi siamo immaturi anche su questo. In generale in Francia c'è molta più attenzione all'altro, allo spazio anche fisico dell'altro. Lo si vede nei luoghi di passaggio: chi si ferma sistematicamente a chiacchierare sulle scale del metro? o sulla soglia di una porta? degli italiani, di sicuro, dei francesi praticamente mai.