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Toulouse en érasmienne

lunedì 13 luglio 2015

Se non è un atto di guerra...

... e una capitolazione. Chissà se passava Scilipoti da quelle parti?
Ah, già, ma la UE ci protegge dalla guerra. Come no.

Tsipras è riuscito a deludere, anzi a eludere il voto del suo popolo, rimpastare il suo governo e spaccare il suo partito in meno di una settimana. Ce l'avessero messo apposta da Francoforte non avrebbe saputo fare di meglio. Manca solo il cambio di maggioranza, ma c'è da stare tranquilli. E' evidente che si va in quella direzione.

A proposito: l'"Eurogruppo" che conduce le trattative con il governo greco non è un organismo alieno piovuto in Belgio come un magnete formato da "burocrati" non meglio identificati. L'Eurogruppo sono i ministri delle Finanze dei governi che formano la UE. Ne fanno parte l'Italia e il suo governo come tutti gli altri.
Di certo "la volontà popolare" bisogna cercarla altrove.
Fuori dalla UE, intendo.
Nella UE è inutile che il popolo si esprima contro le scelte di chi lo governa. Il voto deve sancire la forma delle elezioni libere, non influenzare le decisioni politiche, men che meno quelle economiche. Del resto ce lo ricordano a ogni piè sospinto, che bisogna fare a meno del consenso.
Tsipras non ha avuto il coraggio di assumere le conseguenze della nuova dottrina politica vigente. Ne paga le conseguenze, trovandosi costretto a far approvare al Parlamento tutto ciò che il suo programma elettorale voleva cambiare. In fretta, come la presidente del Parlamento aveva promesso che non si sarebbe più fatto. Alla presenza della troijka (Commissione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale) rinunciando di fatto alla sovranità nazionale. Come la stessa presidente aveva promesso che non si sarebbe più fatto.
In breve, Tsipras dovrà cambiare casacca, e di corsa anche. Come quando qui fu introdotto il pareggio di bilancio nella Costituzione (atto idiota sotto ogni punto di vista), al grido di "Fate presto! Ce lo chiede l'Europa!!" (la UE NON è l'Europa, comunque, ricordiamolo), abolito l'art. 18, distrutte le pensioni. Dopo di allora, infatti, la prosperità dell'Italia non ha fatto che brillare e il suo indebitamento si è drasticamente ridotto. Con la differenza che da noi gli elettori non avevano dato mandato a nessuno per farlo o per non farlo.
Lo vogliamo capire che il disegno è lo stesso?
Ah, ma la UE è una cosa buona, ci protegge! Per esempio da quei cinquantenni greci che, malvagi!, nel 2009 chissà come mai si son precipitati come un sol uomo a mettersi in pensione. Vedi un po' che abbiamo scoperto da dove è nata la crisi mondiale: lo Stato greco ha improvvisamente dovuto pagare milioni di pensioni in più. Ma questo è uno scoop! Ma come abbiamo fatto a non accorgercene finora!? Meno male che c'è qualcuno che pensa per noi, che ci guida con mano salda nelle tenebre della nostra incompetenza. Che poi le pensioni greche siano in media di 630 euro mensili, che l'età media della pensione sia 61 anni e rotti mentre sotto i 60 ci vada meno dell'8%, che con 37 anni di contributi si possa andare in pensione a qualsiasi età e meno male, direi, che per chi va in pensione anticipatamente ci sia una decurtazione del 6% per ogni anno non lavorato, (p. 113 e 114 nn. 12, 13), che siano compresi anche coloro che hanno subito infortuni o fatto lavori usuranti, che il resto della spesa sociale in Grecia sia molto più basso che per gli altri paesi UE, segno che le pensioni coprono, male, è vero, ma innegabilmente, un'assenza di servizio pubblico e non rappresentino il suo contrario, evidentemente non ci interessa saperlo. Soprattutto non interessa conoscere la reale entità di un fenomeno, anzi, di uno scandalo da tutti ritenuto essenziale per il funzionamento di un continente intero. Perché il numero e l'importo di queste pensioni ai cinquantenni paiono difficilissimi da quantificare con esattezza se non si è del settore. Io non sono un genio, superfluo precisarlo, ma ho cercato i dati, sottolineo quelli ufficiali e di fonte pubblica, per tre giorni in rete senza trovarli. Ovvio che tenterò ancora, perché ormai è questione di tigna. Ovvio anche che un economista non avrà difficoltà a reperirli, avendo sottomano ben altra documentazione e soprattutto tempo per cercarla, ma per quanto riguarda gli altri, mi chiedo con sincera curiosità chi conosca realmente, tra i tanti beninformati che girano, non solo il numero e il costo dei pensionati a 50 anni, bensì la portata reale sull'economia greca e UE di una simile spesa. O semplicemente che se lo sia mai chiesto, anziché ripetere quel che elargisce la stampa di regime: "Bisogna tagliare le pensioni! Le pensioni costano troppo!!". "In god we trust: others bring data" qui da noi non ha mai attecchito molto.

La UE non protegge i suoi cittadini. Non l'ha mai fatto, per il semplice motivo che non è nata per questo. Quanto sta avvenendo oggi era già pianificato e auspicato nel Libro bianco per l'Europa, detto anche GROWTH, COMPETITIVENESS, EMPLOYMENT - THE CHALLENGES AND WAYS FORWARD INTO THE 21st CENTURY - WHITE PAPER, firmato da Jacques Delors nel 1993 a nome della Commissione europea (ma che vizietto usare il nome di un continente per riferirsi all'organizzazione politica. Avrà un significato, per caso?).
C'era già tutto: l'indebolimento del diritto del lavoro mascherato da soluzione alla disoccupazione, l'abbassamento dei salari per i livelli bassi, la rimozione di qualsiasi impedimento alla libera circolazione dei capitali e molto altro. La UE nasce per questo, è questo e non sarà mai altro. Facciamocene una ragione. Non protegge noi. Protegge chi l'ha commissionata, e chi l'ha commissionata sono i grandi investitori.
Purtroppo, prima di Tsipras, la sua ignavia la pagherà il suo paese e noi con lui.

Vorrei parlare il norvegese e essere abbastanza giovane da fare le valigie. Da stasera. E senza voltarmi indietro. Inutile dibattersi in una situazione chiusa. E questa lo è.
I singoli individui non sono più forti delle grandi trasformazioni sociali.
Ma io, pur perdendoci il sonno, il tempo, il respiro, e stupidamente le occasioni, non riesco a rassegnarmi a farmi sgozzare così.
Troppi altri sì; e ci faranno sgozzare tutti.

2 commenti:

  1. Io credo che una parte, piccola, del problema sia in un fatto che tu hai citato: sulla reale situazione dei conti greci non ci sono dati disponibili, e forse la ragione è che questi dati non ci sono proprio. Il mio timore è che da tempo il malaffare politico greco avesse oramai lasciato andare alla deriva qualunque minimo controllo e decenza di tracciatura sui dati del paese. Da lungo tempo non mi capita di andare in quel paese, l'ultima volta fu nel 2000 per lavoro: ricordo una situazione paradossale nella quale l'unica attenzione era rivolta, da parte dell'azienda alla quale mi riferivo, a fare ciò che il burocrate mazzettaro chiedeva loro. Null'altro. Provai una sensazione di scoraggiamento così grande che non proseguii oltre la trattativa, essendo chiaro che si parlasse d'altro. Il collega greco mi diceva che era così ovunque.

    La Grecia, povera di quasi tutto, ricca solo per il turismo, non ha assorbito la crisi del 2007. Ha implementato una terapia necessaria per cercare di raddrizzare la barca (che stava affondando prima dell'entrata nell'Euro, ricordiamocelo. Non è l'Euro il problema principale, ma il debito pregresso e l'inefficienza dell'apparato; su una situazione grave la cura di tagli ha ucciso il paziente). E' illuminante questa serie di informazioni di lettera43, che mostrano in sintesi ciò che è successo http://www.lettera43.it/capire-notizie/grecia-12-grafici-che-spiegano-la-crisi_43675177297.htm

    Se si guardano i grafici storici del PIL greco, è stupefacente notare che fino alla crisi dei subprime la cura greca funzionava, almeno apparentemente. Il suo PIL cresceva più degli altri paesi "malati" della UE (anche se creava le basi per la crisi seguente) e la stabilità dei mercati finanziari faceva si che gli investitori "credessero" nella nuova politica greca. Dopo non fu più così.

    Io non credo che la Grecia si possa salvare con un'altra cura da cavallo di tagli. La Grecia deve rendersi efficiente, deve riuscire a raccogliere le tasse (la nostra evasione è ridicola in confronto alla loro), deve riuscire a capire dove spende e quanto spende, e soprattutto deve investire consapevolmente perché il dramma, ora, è che l'economia si è spenta. Non penso che la Grecia si possa salvare senza una robusta quantità di soldi in investimenti pubblici produttivi, che creino lavoro e facciano ripartire l'economia, parallelamente ad una modernizzazione ed efficientamento dell'apparato pubblico.

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  2. Se il problema prinicipale della Grecia stesse davvero dove tu credi, perché le imposizioni a un paese sovrano impostele finora non si occupano innanzitutto e sostanzialmente di questi problemi? Perché l'unica cosa che le si chiede sono politiche liberiste che vengon imposte guarda caso a tutto il continente? Se i creditori volessero i loro soldi indietro, e se il vero motivo del debito greco fosse la corruzione, perché i creditori non si comportano come ragione vorrebbe, occupandosi di quello anziché dei pensionati, di privatizzare il Pireo e di chiudere la tv di stato? E se i Greci erano così corrotti che un manager di passaggio poteva percepirlo senza difficoltà, come mai è stata accettata malgrado tutto questo, salvo poi additarla come la causa del male? Ma tu credi veramente che il problema del 2009 sia stata la corruzione? Ma si sono gettati tutti sulle mazzette proprio in quel momento lì?
    Quanto ai dati, io non ho detto che non ci sono i dati sulle pensioni o su altro in Grecia. Ci sono eccome e sono dati OECD, sono dati dell'annuario statistico della Grecia ecc. Quelli che non ci sono nel dettaglio in rete, accessibli a tutti semplicemente, sono proprio i dati su cui tutti dai mass media fino all'ultimo lettore, pensano di sapere così bene la situazione da poter mettersi a fare prediche savonaroliane, cioè nella fattispecie quelli sulle pensioni ai 50enni. Perché l'unica cosa che si trova in rete è che queste pensioni non arrivano all'8% del totale.
    Allora: o qui c'è un mucchio di 50enni mimetizzati da 60enni, e allora bisognerebbe provarlo, o forse siamo davanti a una furba operazione di propaganda moralista, per coprire ben altre intenzioni di esautoramento di sovranità e di politica economica e di bilancio che va colpendo uno stato dopo l'altro, e proprio con la scusa dell'inefficienza e della corruzione. Un altro modo di affamare la bestia e non così diverso da quello. Peccato, dovremmo dire, perché il discorso sulla corruzione meriterebbe meno secondi fini e meno indifferenza di quelli di cui danno prova i mercati, che si interessano a ben altro. E lasciano noi ad abboccare all'amo di questi facili diversivi.

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