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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

giovedì 11 marzo 2010

Si continua con le buone notizie

Che peccato dover in continuazione ricevere notizie devastanti dall'Italia. Non posso fare a meno di registrare anche questa, apparsa il 10 marzo sempre su Il Manifesto:

di Fr. Pi.
Al Quirinale sale per protestare solo la Federazione della sinistra
Sarà una piccola cosa, ma solo una formazione politica ha trovato indispensabile salire le scale del Quirinale per chiedere al Presidente della Repubblica di non controfirmare il «collegato al lavoro». La «legge che cancella le leggi», con cui il centrodestra ha portato un attacco senza precedenti alla condizione dei lavoratori italiani, imponendo procedure conciliative e arbitrato al posto del ricorso al tribunale del lavoro in caso di licenziamento. La Federazione della sinistra (Rifondazione comunista, Pdci, Socialismo 2000) - che invita a partecipare allo sciopero del 12 e a manifestare per portare nelle piazze anche il tema della difesa dell'art. 18 - è stata ricevuta dal presidente lunedì sera e ha potuto argomentare per esteso le ragioni della propria richiesta. «Abbiamo segnalato - spiega Paolo Ferrero, segretario del Prc - la manifesta incostituzionalità di questo provvedimento». Al di là delle formule giuridiche, infatti, «con questa legge ci sarebbe una parte della popolazione che, nello specifico del rapporto di lavoro, non gode più della tutela universale della legge e del magistrato». Viene insomma creata «una sorta di extraterritorialità, all'interno delle imprese, che trasforma tutti i lavoratori in clandestini senza diritti». Sul piano costituzionale, insomma, «si rompe il principio della legge uguale per tutti; è come se un comune decidesse - chessò - che nel suo territorio non c'è più la libertà di stampa».
Ma c'è anche un versante politico immediato. La Costituzione «registra l'esistenza di una disparità di potere, tra imprenditore e lavoratore, e decide di tutelare in diversi modi il più debole. Questa legge, invece, mette formalmente su un piano di parità le due figure, e quindi riconosce il diritto del più forte». Va infatti ricordato che, ad esempio, la «scelta» di ricorrere in futuro all'arbitrato viene fatta firmare al neoassunto al momento della sigla del contratto. Ovvero nel momento in cui è in assoluto più debole (quanti possono essere quelli che, specie in situazione di crisi come l'attuale, possono rinunciare a un'assunzione per tener fermo individualmente un principio che lo stato non riconosce più?). «Una volta fissato il principio della deroga alle leggi esistenti, questa può essere estesa a tutto, anche al salario». L'incontro, riferisce la delegazione, «è stato molto cordiale; abbiamo colto una forte attenzione e sensibilità alle nostre argomentazioni".

venerdì 5 marzo 2010

Fonte di questo post: www.ilmanifesto.it

Lo copio e incollo perchè tra una settimana non sarà più accessibile. Questo sarà il lavoro nell'Italia che ci stiamo costruendo. Il liberismo è l'unica ideologia ancora in grado di far danni, dice qualcuno.
Sottoscrivo.

Francesco Piccioni
Progresso italiano. Licenziamenti liberi, al lavoro a 15 anni
Zitti zitti, contando su un silenzio di tomba mediatico, politico e in buona misura anche sindacale, il governo ha messo a segno un altro duro colpo al lavoro dipendente. Un colpo che può diventare devastante perché consente alle imprese di aggirare completamente lo scoglio fin qui rappresentato dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Quello che impedisce a un datore di lavoro di licenziare «senza giusta causa»: ovvero senza colpe specifiche addebitabili al dipendente. Fin qui, in caso di «controversie» tra lavoratore e azienda, si potevano percorrere due strade: a) l’arbitrato, per i contenziosi meno problematici; b) il ricorso al giudice del lavoro in caso di licenziamento.

Con il decreto approvato con formula definitiva dal Senato il 3 marzo, invece, le aziende potranno imporre a ogni nuovo assunto di firmare ­ insieme al contratto di assunzione ­ un’«opzione preventiva» con cui il lavoratore «sceglie» di rinunciare alla via giudiziaria, accontentandosi del semplice «arbitrato». Ognuno di voi può immaginare la situazione: non trovi un lavoro stabile da anni, oppure la tua vecchia azienda è andata fallita da qualche mese. Ti capita di poter entrare in un nuovo posto; ti mettono davanti quel foglio in bianco da firmare, altrimenti puoi anche andartene. Quanti di voi troverebbero la forza di andarsene e via e rimettersi in cerca di un salario?

C’è anche un secondo modo, ancora più subdolo di importi «l’arbitrato». Nei contratti collettivi i sindacati potranno o no far inserire una formula analoga. Le imprese premono ovviamente perché sia inserita; i «sindacati complici» (Cisl, Uil, Ugl o chiunque altro sceglierà la controparte aziendale come «interlocutore privilegiato») saranno d’accordo. La Cgil si opporrà da lontano, perché intanto è stata esclusa dai tavoli di contrattazione (tranne le categorie più «disponibili» a un compromesso al ribasso). Et voilà! Nessuno o quasi potrà più far ricorso a un giudice per veder riconosciuto il proprio diritto a non essere licenziato. E’ vero, come dice Sacconi, che «l’art. 18 non è stato toccato». Semplicemente non potrà più essere applicato.

Ma non finisce qui. L’art. 52 del decreto stabilisce che i precari (o le finte partite Iva) che dovessero vedersi riconoscere dal giudice «la natura subordinata dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa», invece di essere assunti (come ora) verranno «liquidati» dall’azienda con un indennizzo variabile tra i 2,5 e i sei mesi di stipendio.

Non vi basta? Beh, se avete un figlio all’ultimo anno di scuola dell’obbligo (tra i 15 e i 16 anni, quindi) potrete tranquillamente spedirlo in fabbrica a fare «apprendistato». Varrà «come se» avesse studiato. Potrà dirsi «diplomato alla scuola della vita», come suo nonno.

mercoledì 24 febbraio 2010

Una lezione

Lo scorso anno, anzi quasi due, era il 2008.
Felicemente dottoranda da pochi giorni alla prima lezione. Come si va alla prima lezione quando si ritorna studenti davvero e non si tratta più solo di qualche corso di aggiornamento? Io molto banalmente ritorno al cliché rassicurante del quaderno e della penna nuova. Impluso consumistico-regressivo o tant'è. Un pc portatile, tanto, non me lo posso permettere. Del resto sul tavolo della sala lettura della biblioteca dove facciamo lezione non ci sarebbe nemmeno lo spazio sufficiente per posarcelo.
La cosa nuova è un professore francese - da quanto non veniva uno straniero a raccontarci di un mondo diverso? che ci parla di un viaggio mai fatto a Gerusalemme (nel XVI secolo), di un errore metodologico e del suo approccio al rischio del rifiuto. "Perché perdere qualcosa di importante che si potrebbe avere e a cui si tiene per non rischiare un rifiuto di cinque minuti?" ci dice. Poi ci ricorda che la sua università, Le Mirail di Tolosa, ha una convenzione erasmus con il nostro dipartimento romano, che siamo i benvenuti. La mia tesi ha forti legami con la Francia, in pratica si svolge li'. Perché non tentare? Poiché nessuno dei miei colleghi sembra interessato a un'esperienza all'estero sono io che faccio la domanda di borsa e ora, sedici mesi dopo, mi trovo a sperimentare Tolosa en erasmiénne.
E ne sono felice.

Fine

Questo post sarà completato in seguito.

mercoledì 30 dicembre 2009

Giuro che

Troupe Folklore Arménienne - Arménie Chants Et Danses Populaire Vol. 2 by RichardHare



è la cosa più stupida che potesse succedere. Ma sapevo che sarebbe arrivata. Stavolta la mia stupidità si è incontrata con un software, o forse un'interfaccia ancora più stupida. Dunque. Ho trovato un video b e l l i s s i m o, di quelli che piacciono a me. Codex sinaiticus. Manoscritto membranaceo del IV secolo d. C. Contiene la versione biblica greca dei Settanta e il più antico Nuovo testamento che sia rimasto. Roba da stordire (o per il sì o per il no)! Ora disperso ai quattro angoli del mondo riunificato e trascritto virtualmente tutto insieme grazie alle tre biblioteche che lo possiedono, via internet.
Trovato il contenuto, mi lancio su Vpod, creo l'account e poi devo uscire. Tornata su Vpod ho, ovviamente , dimenticato la password. E, sebbene cerchi in tutti gli angoli del sito, non riesco a trovare un modo per sostituire la password senza rimettere quella che ho dimenticato. E non riesco nemmeno a creare un nuovo accont, perché lui mi riconosce come Pellegrina e non mi dà la possibilità di rifarmelo. Niente password, niente "post to site". Quindi non si posta il video. Conclusione: io odio le password. Non si riesce nemmeno a dargli sempre la stessa perché alcuni vogliono che sia di n caratteri, con n segni diacritici e altre bizzarrie.
Seconda conclusione: finché non riuscirò a venirne a capo non collogherò in nessun modo quel video qui!

uffa!!!!!!!!!!!!!
L'uffa è perché invece di quella brutta striscia squillante che il lettore e mezzo del mio blog avrà trovato in cima a questo post avrei voluto incorporare il codice, più discreto. Sempre che non abbia capito male questa possibilità non c'è con blogger: ci vuole wordpress e il suo comando "mediablog".
Non tutto il male viene per nuocere: avevo scelto un file della Stampa dal titolo "Berlusconi attacca la Consulta", come saluto di fine anno per ricordarci ddi chi siamo figli.
Magari qualcuno apprezzerà di più la musica armena.

Prima delle conclusioni che trarrò nel nuovo anno, vorrei chiedere:
1) che le istruzioni rimangano visibili sine die. tutto non si ricorda e l'occasione di utilizzare questi strumenti può venire anche dopo parecchio tempo. E'vero che i link invecchiano rapidamente, ma allo stesso tempo sono sempre una buona base da cui partire.
2) mea culpa, forse non ho capito bene io. Se volessi mettere io un feed rss per il lettore e mezzo di cui sopra, come fare?

Buon anno!
Pellegrina r a f f r e d a t a ma felice di essere arrivata alla nona settimana di gestazione :-() (quanto sono brutti ma brutti ma brutti gli emoticon stile smile di gmail!!!)

lunedì 9 novembre 2009

Ho ricevuto una segnalazione

di cui ringrazio l'autore.
E che "diffondo", per quanto non del tutto d'accordo.

Pellegrina

venerdì 6 novembre 2009

Immaginazione in biblioteca

Dunque, per usare tutte le risorse della medesima, specie in caso di giorni umidi, piovosi e pieni di spifferi come questo, con i termosifoni ballerini e le finestre che chiudono male, prendere in pugno la situazione e:
  1. recarsi in cucina (sìsì ce l'abbiamo!)
  2. prendere due tazze
  3. riempirle di latte
  4. scubettarci dentro mezza tavoletta di Ritter fondente (rigorosamente!!)
  5. metterle nel micronde (abbiamo anche quello)
  6. accendere per tre minuti
  7. mescolare
  8. assaggiare
  9. completare con fiocchi di panna
  10. tornare alla scrivania, muniti di tazza, per trovarvi l'ispirazione per terminare facilmente l'esercizio preparato da Mary Joan ;-).


Purtroppo a parte la cucina e gli spifferi il resto non fa parte del nostro patrimonio :-( ...

sogno caldissimo

In ogni caso son certa che qualsiasi pennuto, dall'anatra alla falchetta, non potrebbero che trillare di felicità davanti a questo.


(Ah, ops: questo post è stato scritto e caricato con Google docs.)

e questo con foglio di calcolo
E non mi fate più usare attrezzi del genere cifre da piazzare su file scivolosi in cui si muove tutto! sono una brava falchetta io.

Sono quindi molto più a mio agio con gli attrezzi di google books. Che vorrei molto più sviluppati. Ad esempio nell'organizzazione dei tags (che è strano, dato che è molto sviluppata la gestione dei tags, si è visto in passato). Non ho mai usato s/w per citazioni ma penso che sarebbe bello se GB permettesse una corretta citazione bibliografica esportabile. Adesso gioca un po' con link, colori e caratteri. E permettesse di importare tonnellate di record con tanto di localizzazioni da cataloghi di biblioteche, mentre adesso richiede un ISBN, con una visione probabilmente pensata per il commerciale (non ci scordiamo che Google è questo, ci piaccia o no, anche quando sembra, per ora, regalarci tonnellate di materiale. Crea il bisogno e poi fattelo pagare. In questo caso poi il bisogno c'era già, da noi almeno, dati gli orari assurdi e la scarsa accoglienza delle biblioteche). Mentre riesce, poverino, a cercare solo in biblioteche che sono dietro casa (sua), vedi Ohio o giù di lì.
Come istituzione la cosa più immediata che viene in mente sono direi gli elenchi bibliografici mirati a disposizione dell'utenza anche remota, con tanto di localizzazione dei documenti non posseduti (se si potesse fare). Oppure link dagli opac (figurarsi quel ferrovecchio da cestino di Sebina, sia pure OL!) alle anteprime o digitalizzazioni disponibili. Altra possibilità potrebbe essere quello di raccolta di desiderata ragionati, proprio perché l'opera può essere annotata, commentata e classificata. Se poi la biblioteca svolge anche una funzione di raccolta di sussidi didattici potrebbe essere un punto di accesso a risorse predisposte dai docenti (nelle varie declinazioni del termine).
Insomma una funzione metà contenutistica metà di aggregatore e tendenzialmente collettiva. Questo in generale mi sembra un problema del proliferare degli strumenti "interattivi": il rumore di fondo dell'informazione che disperdiamo in troppi contenitori e supporti cui tenere dietro (fossero pure supporti secondari come gli aggregatori). Invece sarebbe più funzionale un grosso quaderno ben rubricato in cui appuntiamo tutto e poi gli strumenti di ricerca (cataloghi, esploratori web ecc.) raggiungibili sempre dallo stesso unico attrezzo. In questo direi che google è forse il più avanzato (e impressionante per capacità di progettazione e investimento, ben aldilà della sgobbata quantitativa che fa épater le bourgeois dei milioni di digitalizzazioni) come varietà di offerta, che ingloba ormai anche la funzione di email e post di blog. Quello che manca ancora è poter gestire tutto insieme, senza passare per diecimila attrezzi diversi, entresci clicca autorizza ecc. che è francamente entusiasmante come la morte.
Non a caso allora ciò che unisce tutto è l'account google, quindi qualcosa che parte dalla mail, che "tutti" abbiamo (tranne quello che non lavora a Microsoft!) per poi continuare a proporre questo ventaglio di strumenti che aiutano cullano e avvolgono e che si organizzano dalla igoogle (vorrei eliminare questo passaggio e agire direttamente da un solo strumento e da ogni sua pagina).
Ovviamente permangono i problemi di persistenza e gratuità, nonché riservatezza.
Ma direi che per le nostre biblioteche internetofobe pisanufile sarebbe una buona scrollata dover concedere agli utenti anziché un tavolo uno schermo e una tastiera su cui fare il proprio sacrosanto lavoro di lettura e studio!!!
Sarà che sono utente e non solo bibliotecaria, e perdipiù di quel buco nero che sono le biblioteche di conservazione, dove si perdono ore per chiedere una riproduzione digitale a prezzi da furto e dove l'opac SBN è solo quello di polo... alla faccia di "Internet in biblioteca".