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lunedì 5 dicembre 2016

NO, uno per articolo. E l'ultimo per il mandante.

Qui non si arrende nessuno!

Oggi è un giorno di festa. Brindisi e candele. Scoperta di consonanze inaspettate. A domani.


Cronaca familiare di una domenica referendaria, 
banali spiccioli che si vuole fissare nella memoria. 
Luisa, la sorella di Beatrice, aveva votato per la prima volta nel 1946. Marito e amico di famiglia, forse compagno della madre, ma questa è un’altra storia che forse un giorno si racconterà, comunisti sotto il fascismo, poi impegnati nella Resistenza, era diventata comunista anche lei, con un’incrollabile fede peraltro nella democrazia parlamentare. Al seggio, spiegava, ci si va di buon mattino, con l’abito della festa, dopo avere fatto il bagno e lavato i capelli. Così,  in sua memoria, domenica, dopo due mesi di malattia, mi sono dedicata a una lunga doccia (perché oggi non mi posso permettere una casa con la vasca da bagno, diversamente dalla sua generazione, e mi manca moltissimo) e ho tirato fuori le scarpe, se non il vestito della festa. Ma un bel maglione morbido e una gonna regalatami dalla mamma li ho messi. Faceva quasi caldo. La mia mamma è venuta a prendermi e siamo andate ai seggi. Mi guardavo intorno, era il primo pomeriggio, vedevo soprattutto persone di una certa età e mi chiedevo con ansia in mezzo a chi vivessi, cosa avrebbero espresso coloro che incontro ogni giorno per le strade, se avessero ceduto al timore della propaganda colante da ogni dove, quali metri di giudizio avessero usato per decidere del voto e quale voto. Abito nei due famosi municipi dove ha vinto il Sì, sia pure molto sbiadito, ma dove non vivono soltanto i ricchi, come superficialmente è stato detto. Intorno a me c'erano sguardi modesti, volti segnati non dalla chirurgia estetica ma dalla stanchezza e dalla fatica, da una condizione economica che non permette di indulgere in massaggi, creme e cliniche di bellezza, vestiti grigi di taglio qualsiasi. I poveri vecchi ignoranti del Brexit, insomma. Quelli che un tempo, in un altro tempo, sarebbero stati più precisamente e onestamente definiti gli sfruttati. Coloro che la Costituzione ha aiutato negli scorsi decenni ad avere una vita migliore, grazie alla sua splendida prima parte, soprattutto ai diritti economici che essa garantirebbe se non fosse ormai esautorata in nome della "economia di mercato fortemente competitiva" prevista dai trattati UE. Mi chiedevo se avrei dovuto disperarmi per la capacità di giudizio dei vicini, per il destino che avrebbero voluto imprimere al nostro futuro. Ero agghiacciata ma non osavo parlare. Solo mi aggrappavo agli sguardi tentando di decifrarli, stabilire un contatto, intuire un guizzo, una determinazione, una barriera. Un NO. Poi ci siamo organizzate per la merenda da me, il the nelle tazze dono di nozze di Beatrice, vagamente suprematiste, degli anni Trenta, la candela accesa sul tavolo con la tovaglia ricamata del suo corredo e questi splendidi soufflé alle castagne ad aspettarla. Eravamo tutte e due in ansia per il risultato, lei poi ha un marito siista come tutta la di lui famiglia. Per fortuna, mi spiegava, abbiamo fatto i conti che i nostri voti e i loro si compensano. Così abbiamo organizzato un pomeriggio per noi, facendo cose piacevoli e rivedendoci dopo due mesi di malattie reciproche. Non volevamo parlare del referendum, bensì goderci solo la reciproca compagnia, ma il pensiero aleggiava.  I soufflé l’hanno incantata già al vederli nel forno. I kaki erano squisiti. Mi ha chiesto il permesso di portarne uno a suo marito, persona ottima, tra l’altro. “Portaglielo pure, ho risposto scherzando, ma non se lo merita!” E per ancor maggior fortuna, ci sono stati altri voti che non si sono compensati più.

Quando è tornata a casa, io sono rimasta qui, leggendo e riordinando, in compagnia delle mie medicine. L’ansia montava. Mando un sms disperato a un’amica francese che tenta di confortarmi. La sera, a urne chiuse, non voglio sapere nulla, mi convinco a non sperare, a non sperare troppo. Vado a letto, niente internet, niente messaggi, niente di niente. Altrimenti non avrei dormito, e il giorno dopo al ritorno al lavoro mi aspettava una lunga giornata di dieci ore, con una scadenza importante e pubblica. La mattina scopro uno splendido sole. Dopo la malattia ho voglia di colori chiari e infuocati e mi vesto con una gonna rossa di lana a ruota dalla vita alta e strizzata e un maglione bianco, anzi due, a ripararmi il petto e la schiena. Talons rouges e via nel cielo azzurro. Ma ancora non voglio sapere. Mentre con l’équipe siamo immersi nel lavoro di montaggio fisico, arriva un sms “Siamo stati bravi, il lavoro comincia adesso.” Chiamo, e finalmente so. 65% di votanti, 59% di NO. Scopro che un membro della squadra ha fatto campagna per il NO. Mentre lucidiamo un pezzo ci confrontiamo e ci riconfortiamo. Il pezzo ormai brilla grazie all’ entusiasmo politico che fa scorrere energia nelle nostre mani attive e impegnate. 

Alla fine della lunga giornata ritorno a casa sotto le stelle: è tempo, almeno oggi, di brindare, festeggiare, riposare, essere felici. Degli altri, di noi stessi. Almeno un giorno, almeno una notte.
Ancora qualche minuto agli uomini.

giovedì 24 novembre 2016

No comment, anzi sì







Sarei anche stufa.
Ma parecchio












A votare ci vado, ovviamente, a costo di strisciare come un rettile giù per quattro piani di scale e fino al seggio (su altre scale). Non voglio avere rimpianti il cinque mattina, quando troppa Italia avrà belato "Sì" ai banchieri di  JP Morgan, convinta di andare verso il cambiamento contro la casta dei politici imbelli e corrotti.

Come ci spiegano i banchieri - sì, quelli della crisi del 2007 negli USA:

"At the start of the crisis, it was generally assumed that the national legacy problems were economic in nature. But, as the crisis has evolved, it has become apparent that there are deep seated political problems in the periphery, which, in our view, need to change [cioè: qui un manipolo di banchieri sta decidendo che è necessario che i paesi della Uem sconvolgano su loro decisione le loro regole interne di convivenza sociale, ivi compreso il welfare e i salari dignitosi previsti dalla nostra Costituzione, e le istituzioni che le esprimono, per non parlare della separazione e dell'equilibrio dei poteri. Ma ci rendiamo conto?]  if EMU is going to function properly in the long run. (...)

Constitutions tend to show a strong socialist influence, reflecting the political strength that left wing parties gained after the defeat of fascism. Political systems around the periphery typically display several of the following features: weak executives; weak central states relative to regns; constitutional protection of labor rights; consensus building systems which foster political clientalism; and the right to protest if unwelcome changes are made to the political status quo. The shortcomings of this political legacy have been revealed by the crisis. Countries around the periphery have only been partially successful in producing fiscal and economic reform agendas, with governments constrained by constitutions (Portugal), powerful regions (Spain), and the rise of populist parties (Italy and Greece).

The key test in the coming year will be in Italy  where the new government clearly has an opportunity to engage in meaningful political reform. But, in terms of the idea of a journey, the process of political reform has barely begun. (p. 12-13)."

Quindi, a lor signori "basta un sì".  Non sono ottimista.


 Vignetta di Vauro piratata dal Fatto quotidiano.