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Toulouse en érasmienne

martedì 9 maggio 2017

Perché costa troppo

La mia mamma che non è giovane, ma porta bene i suoi anni, ha un problema di salute abbastanza comune e non grave, che ad oggi si può prevenire con le cure adeguate. Ma quelle che ha fatto finora non funzionano più, malgrado lei sia molto ligia e molto costante nell'assumerle e nel seguire i comportamenti prescritti.
Solo che queste nuove cure costano.
E lei ha la pensione quasi minima.
Non è ancora una situazione disperata, questo no. Per ora. Ma per quelle cure o si paga o si deve andare in ospedale.
O paga una dose o vive: il costo è più o meno equivalente alla sua pensione mensile.
E l'unico ospedale che le fa è non all'altro capo della città, ma praticamente fuori. In una capitale EUropea, ovviamente.
Perché i piccoli ospedali sul territorio, ovviamente, "costano". Devi pagare chi li fa funzionare.
Quindi il "costo" di raggiungere il luogo di cura viene riversato sui pazienti e le loro famiglie.
Posto che gli ospedali sono pubblici: DOVE STA IL RISPARMIO?
Nella maggiore spesa di chi è più debole?
Torniamo alla logistica.
Quindi ci vogliono un autista e qualche ora tra andata e ritorno.
Per fortuna ha una persona accanto.
Ma se non l'avesse? Quanti anziani soli rinuncerebbero a curarsi in queste condizioni, o sarebbero costretti a pagare un taxi, supponendo di avere prima il denaro per farlo e poi la mobilità necessaria per servirsene?
Quanto questo diminuirebbe le loro aspettative di vita in buona salute?
O le loro aspettative di vita tout court?

"Nell’ Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’ essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità. Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare. Il confronto dell’ uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. Ma è degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato."


Intanto in GreciaLa Grecia abbasserà la soglia di reddito annuale sotto la quale non si pagano tasse a 5.681 euro. Secondo l’Unione Europea la soglia di povertà è di 6.000 euro di reddito annuale. Ulteriore taglio delle pensioni, sia normali sia complementari, che interesserà anche le pensioni superiori a 700 euro. Questa misura interesserà 900.000 pensionati sul totale di 2,6 milioni. I pensionati che ricevono più di 470 euro al mese saranno tenuti a pagarci su le tasse. Un pensionato che percepisce 700 euro al mese, ora esentasse, pagherà una tassa annuale di 600 euro.
Le persone a basso reddito saranno tassate sempre al 22%. 
Spese mediche: gli sconti fiscali per le spese mediche saranno aboliti. Questo significa un aumento indiretto della tassazione, soprattutto per i malati cronici, dato che i tagli legati all’austerità nel settore sanitario hanno aumentato le spese private per il settore medico (detto in altri termini, l’UE ha prima smantellato la sanità pubblica spingendo i Greci verso quella privata, e poi eliminato anche le detrazioni fiscali sulla sanità privata, NdVdE).
Contributi per il riscaldamento: ci saranno tagli di 56 milioni di euro che andranno a colpire i gruppi sociali più vulnerabili.
Sempre nel 2017 verranno implementati i tagli di 570 milioni di euro ai contributi di povertà per i pensionati
Aperture domenicali: i negozi saranno aperti tutte le domeniche dell’anno nelle zone turistiche come il centro storico di Atene o il centro di Salonicco. Ci sono voci che questo riguarderà tutti i negozi lungo la Riviera di Atene, dal Pireo a Capo Sounion. 

Nel 2018 
  1. Abolizione di spese mediche per 121 milioni di euro.
  2. Abolizione della deduzione dell’1,5% nel calcolo della ritenuta mensile per 68 milioni di euro.
  3. Tagli ai contributi per il riscaldamento per 58 milioni di euro.
  4. Abolizione di benefici sociali incorporati nel Reddito di Solidarietà Sociale per 10 milioni di euro.
  5. Altri tagli al Servizio sanitario nazionale EOPYY per 188 milioni di euro

Una volta, tanti e tanti anni fa, andava di moda scandalizzarsi per una guerra che si svolgeva "nell'indifferenza di tutti a due passi da casa nostra". Si sarebbe dovuti intervenire, si diceva. Si sarebbero dovuti mandare i soldati, le bombe e i cannoni.
Si mandarono.

Cosa si aspetta a invocare almeno altrettanto rigore sulla testa di chi concepisce, impone e attua una simile guerra senza quartiere nei confronti della popolazione più povera di un paese stremato, che sta pure quello alle porte di casa nostra, solo appena un po' più a sud?

Forse si esita perché il mandante di questa guerra non dichiarata e non coperta dai telegiornali della sera si chiama ancora e sempre Unione europea (Commissione UE, Banca centrale UE, Fondo monetario internazionale)?

4 commenti:

  1. Verrebbe da domandarsi che senso abbia restare "in Europa"... Italexit??
    Nora

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    1. Mia cara restare dove siamo conviene solo a chi vive di rendita. Agli altri no, io sono tra questi ultimi, come la maggior parte dei nostri concittadini, e non ho dubbi su cosa fare.

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  2. Purtroppo le statistiche hanno rilevato che con la crisi economica che ci ha investito in questi anni, molte persone sono state costrette a risparmiare sulle medicine. Cioè rinunciamo a curarci perché non abbiamo i soldi! Ma è questa la civiltà e il progresso?

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    1. No, ma la questione è anche peggio: le politiche economiche che sono state applicate (su ordine UE) hanno peggiorato la crisi venuta dagli USA quindi hanno costretto le persone a non curarsi e le strutture pubbliche a chiudere, ridurre o rincarare le prestazioni.
      Quello che stiamo vivendo NON è naturale: è il risultato di politiche economiche deliberate per ottenere il risultato di smantellare lo stato sociale (e i diritti sanciti dalla Costituzione italiana).

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